Renault Wind: la nostra prova su strada

Renault Wind: foto dalla prova su strada

Renault ha presentato alla stampa internazionale la nuova Wind, piccola roadster con il tetto rigido che abbiamo provato nei giorni scorsi in Costa Azzurra.

La scoperta francese, estremamente compatta e davvero originale nella sua concezione di carrozzeria targa con tetto ribaltabile, ripropone una soluzione già sperimentata negli anni scorsi dalla nobile Ferrari 575 Superamerica. Ecco nel dettaglio le nostre impressioni sulla nuova sportivetta della Losanga.

Renault Wind: foto dalla prova su strada

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DENTRO LA WIND: SPAZIOSA, MA POCO RIFINITA

Prendiamo le chiavi della Wind, apriamo lo sportello ed entriamo nell'abitacolo. La prima impressione, purtroppo, non è delle migliori, anche se andando avanti scopriremo tante doti di questa micro-targa: la qualità dei materiali impiegati negli interni è tutt'altro che impressionante.

Il primo avvertimento viene dalla maniglia di apertura della porta, affogata in un incavo della carrozzeria come sulla Twingo da cui deriva: si tratta di una semplice levetta piuttosto grezza e poco piacevole al tatto. Le cose, purtroppo, non migliorano dentro: i pannelli portiera, l'intero cruscotto e la plancia (con elementi dall'aspetto dimesso come il poco leggibile display in alto, i comandi del clima e la radio) non sono affatto esaltanti.

Renault Wind: foto dalla prova su strada
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Troppo in comune con la Twingo, in sostanza. Passi il contenimento dei costi, ma è un vero peccato che questo modello non sia stato caratterizzato in maniera più netta rispetto alla economica citycar di casa. Anche perché gli spunti piacevoli non mancano.

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Belli da vedere e da toccare i sedili (misto pelle-tessuto di serie, interamente in pelle a richiesta), che peraltro contengono bene il busto in curva grazie alla profilatura sportiva, apprezzabili gli inserti in pelle con cuciture a contrasto, riuscito il quadro strumenti a tre indicatori circolari racchiusi da una palpebra, originali le maniglie sportive (optional), un vero e proprio vezzo di ispirazione agonistica. Ma resta l'amaro in bocca per certe cadute di stile.

La Wind, essendo stata progettata per due soli occupanti, è in grado di offrire grandi spazi, soprattutto in lunghezza. L'unico limite è costituito dalla distanza tra parabrezza e roll-bar, un po' risicata: occhio alla testa quando si esce dall'auto. Azzeccata poi la posizione di guida, particolarmente studiata per evitare l'effetto-Twingo.

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Il piano di seduta è a soli 51 cm di altezza dalla strada (la Twingo RS, per capirci è a quota 55), il volante è ben più verticale rispetto all'utilitaria da cui deriva e la particolare linea di cintura ascendente contribuisce all'impressione di essere a bordo di una sportivetta stuzzicante. Peccato per il volante non regolabile in profondità.

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I comandi principali dell'auto sono tutti a portata di mano, ma qualche precisazione va fatta anche sotto questo punto di vista: il regolatore dei retrovisori esterni è nascostissimo in basso a sinistra del piantone e l'attivatore del cruise control (come da tradizione Renault) è appena davanti al cambio. Non il massimo, insomma. E anche le bocchette centrali della ventilazione restano un mistero: non abbiamo ancora capito perché non le abbiano dotate di una banalissima levetta per direzionare il flusso d'aria...

CAPOTE RIUSCITA, BAGAGLIAIO DA RECORD

Pure il comando della capote poteva essere studiato meglio: la copertura, a sblocco manuale, deve essere aperta tenendo costantemente il dito sul comando elettrico fino al completamento dell'intera operazione. Operazione che -va detto- del resto è particolarmente rapida: in 12", il tetto, davvero silenziosissimo nel suo azionamento che avviene senza il minimo ronzio, scompare all'interno del cofano.

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A questo punto va fatta una precisazione: la copertura, una volta ripiegata, viene custodita da un apposito vano al di sopra del bagagliaio, dal quale è separato tramite una paratia in lamiera. Idea intelligente per numerosi aspetti.

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In primo luogo il tetto una volta ripiegato non ruba spazio al vano bagagli (un vero pozzo per la categoria: 270 litri, roba da Clio, più che abbondante per due persone in vacanza), in secondo, appena rimosso viene protetto da sporcizia e agenti atmosferici, per ritrovarlo perfetto una volta lo si richiude (sulla Superamerica il tetto ripiegato rimaneva invece scoperto). Per contro, il cofano, proprio a causa della sua complessa articolazione interna, risulta piuttosto pesante da aprire. Ancora, nemmeno il vano bagagli, come l'abitacolo, eccelle per finitura.

DOTAZIONI DI SERIE E OPTIONAL

La Renault Wind, che sarà in vendita nel nostro paese solo a partire da settembre con due motorizzazioni, 1.2 TCe 100 CV e 1.6 133 CV, verrà offerta in un solo allestimento, chiamato Blizzard. L'unica eccezione a questa offerta sarà costituita dalla Collection, allestimento "più che full" con tanto di targhetta numerata riservato alle prime 50 immatricolate in Italia con motore 1.2.

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La spiderina d'Oltralpe sarà offerta con cinque tinte carrozzeria, una sola delle quali in tonalità pastello. Dentro, si troveranno di serie sedili con rivestimento misto pelle-tessuto, mentre come optional verrà offerta la possibilità di ordinarli interamente in pelle, scegliendo tra due diversi colori.

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La Wind offre inoltre come standard cerchi in lega da 16" (ma vale la pena di prendere i 17", davvero belli da vedere), clima manuale, computer di bordo, radio CD MP3, cruise control, retrovisori elettrici, ABS con EBA ed EBD, quattro airbag, ESP con ASR e fendinebbia. Ben più ricca la serie limitata Collection, anche se all'equipaggiamento della Blizzard si possono aggiungere un bel po' di sfizi, compresi due pacchetti, il Pack Techno (250 euro) ed il Pack Look (500 euro).

Nonostante il massiccio roll-bar e lo striminzito lunottino che è stato ricavato al suo interno, non ci sono sembrati strettamente necessari i sensori di parcheggio posteriori (optional): la Wind è lunga solo 383 cm e si fa manovra senza problemi eccessivi nella valutazione delle distanze. Poi vabbè, se si è pigri, ma proprio pigri, è un altro discorso...

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SU STRADA: 1.2 TURBO O 1.6 ASPIRATO?

E veniamo alla parte più gustosa del resoconto, la sgambata sui tornantini nell'incantevole entroterra di Cannes: non vedevamo l'ora di tirare un po' il collo a questo giocattolo, e nonostante i peccatucci di cui vi abbiamo detto sinora, l'attesa è stata ripagata. Non del tutto, come vi spiegheremo, ma la macchina, su strada, c'è.

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Complessivamente, la Renault Wind può contare su un bel telaio, una buona tenuta di strada e una giusta messa a punto. Per dirla in due parole, sulla scocca ci hanno messo le mani quelli di Dieppe, dove ha sede Renault Sport. Precisazione: la Losanga deve aver imposto al suo reparto sportivo di non calcare troppo la mano con una caratterizzazione eccessivamente "cattiva" dell'auto.

La Wind è bellina da guidare, ma non ha dimenticato il comfort e l'intuitività di guida: il modello strizza l'occhio anche a un pubblico femminile e a clienti che di un retrotreno capace di reagire in rilascio, di aiutare l'inserimento, di stimolare chi è al volante, se ne fregano. "Non fate una Twingo RS senza tetto che vi tagliamo le mani!", sembra sia stato il diktat della casa, a giudicare dall'indole della Wind.

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E ci sta, come impostazione: chi vuole andare a girare a Varano, Magione o Franciacorta si prenda la berlina (magari RS Cup...), chi desidera un telaio meno "specialistico" e un assorbimento delle sospensioni accettabile, qui li può trovare, senza dover per questo fare i conti con un assetto cedevole né con mollezze da cabrio, visti il roll-bar e gli altri rinforzi strutturali. L'aspetto che ci è sembrato discutibile in termini di guida è un altro.

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La Wind viene offerta con due alternative di motorizzazione, come dicevamo sopra: 1.2 TCe, un moderno turbino da 100 CV, o 1.6 aspirato da 133 CV. Sarà che ce lo aspettavamo diverso -in meglio-, ma il piccolo sovralimentato non ha brillato per le sue prestazioni.

Al di là dell'aspetto superficiale, vacuo, ozioso e demodé quanto volete del sound, che sulla 1.2 è un banale ronzio da utilitaria con poche pretese ludiche, il piccolo turbo non ha mostrato una decisiva superiorità in termini di elasticità sul fratellone aspirato. Anzi.

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L'intervento del compressore è risultato molto dolce e graduale, e per avere un po' di brio "vero", bisogna giocare ben sopra i 3000, per non dire proprio dalle parti dei 4000. E la spinta della coppia, per quanto anni luce avanti rispetto a un aspirato di pari cubatura, non è da riferimento.

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La forza di quest'unità va cercata altrove: il 1.2 è omologato Euro 5, al contrario del 1.6 (Euro 4), e -giustamente, visti i suoi impieghi originari su Twingo, Clio e Modus- è nato con il preciso obiettivo di consumare poco ed emettere poca CO2. Ci riesce alla grande, è un motore che nell'uso quotidiano basta e avanza, ma, in definitiva, è sufficiente per la Wind quando viene voglia di mangiarsi due curvette fatte bene con l'aria che spazzola i capelli?

Dopo aver fatto pochi chilometri con il 1.6: no. Chi non avesse mai provato un motore sviluppato da Renault Sport, si tolga lo sfizio. Magari proprio con questo piccoletto, nato per la Twingo RS e confermatosi un propulsore divertente, divertentissimo. Lunga, corposa e regolare l'erogazione che arriva ai 7000, piacevole il modo in cui risponde subito al gas, coinvolgente la voce (lunga vita alle spider!!!), cattivo il carattere agli alti.

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Certo, è un piccolo aspirato, non gli si può chiedere il tiro del dieselone. Ma il bello, in fondo sta anche lì, nel tenerlo su, nell'usare il manuale cinque marce nel misto e nel dargli gran gas, perché è questo che chiede. E poi, nel suo piccolo, il suo dovere ai bassi e ai medi, lo fa. Nessuna figura da spolmonato: 160 Nm di coppia a 4400 giri contro i 152 a 3500 del turbo sono un bel risultato.

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Per il resto, di fronte a un cambio tutto sommato buono anche nell'uso più impegnato, e a uno sterzo a servoassistenza elettrica senza infamia e senza lode, hanno spiccato i freni, che nemmeno dopo una bella serie di pestate hanno alzato bandiera bianca. Bella forza: con l'impianto della Mégane sotto (dischi da 280 davanti e da 240 dietro), e una massa da 1100 kg e spicci, hai voglia a pedate...

CONSUMI, PREZZI E CONSIDERAZIONI FINALI

Come accennato in precedenza, Renault dichiara valori di consumi ed emissioni nettamente a favore del 1.2 TCe rispetto al 1.6 aspirato. Il primo, in particolare, richiede sul ciclo combinato 6,3 l/100 km di benzina, ed emette 145 g/km di CO2, laddove il secondo non fa meglio di 7,0 l/100 km e 165 g/km di CO2. Senza poi contare che il 1.6 ti chiama a un uso più disinvolto del gas...

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In ogni caso, fatti salvi i punti di forza del 1.2, la nostra preferenza va senza esitazione al 1.6, che garantisce un piacere di guida sconosciuto al motore più piccolo. In fin dei conti, i 1000 euro di differenza tra i due non sono poi molti. Tanto più che tra 18.000 e 19.000 euro, cifre di tutto rispetto per una piccola come la Wind, cambia proprio poco...

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