Verstappen su McLaren avrebbe vinto il titolo due mesi prima di Norris
Lando Norris vince il titolo 2025 per due punti. Alex Palou afferma che Max Verstappen, con la McLaren MCL39, avrebbe chiuso il campionato con settimane di anticipo
La recente conclusione del campionato 2025 di Formula 1 ha lasciato il paddock diviso e animato da un acceso dibattito. Il successo di Lando Norris, che ha conquistato il titolo mondiale con un vantaggio minimo su Max Verstappen, è stato messo in discussione da dichiarazioni pungenti e da una stagione ricca di colpi di scena, dove il valore della macchina e quello del pilota si sono intrecciati in modo complesso. L’affermazione di Alex Palou, pluricampione IndyCar e protagonista di una controversia legale con la McLaren, ha acceso la miccia: “Max con la McLaren? Avrebbe vinto settimane fa, due mesi prima”. Una frase che ha immediatamente polarizzato le opinioni degli addetti ai lavori e degli appassionati, sollevando interrogativi profondi sulla reale portata del trionfo di Norris e sulla supremazia tecnica della McLaren MCL39.
Un’auto dominante
Per tutta la stagione, la monoposto arancione è stata considerata la vettura di riferimento, capace di esprimere un potenziale tecnico superiore rispetto alla concorrenza. Tuttavia, questa presunta superiorità non si è tradotta in un dominio netto, ma piuttosto in una lotta serrata fino all’ultima gara. Il percorso di Lando Norris verso il titolo è stato costellato di ostacoli: il pilota britannico ha dovuto fare i conti con una vettura estremamente esigente, difficile da mettere a punto e sensibile a ogni variazione di assetto. La McLaren MCL39, pur vantando prestazioni velocistiche di primo piano, ha richiesto una capacità di adattamento fuori dal comune, soprattutto nella gestione delle gomme e nella ricerca del bilanciamento ideale su circuiti molto diversi tra loro.
Il team stesso non ha nascosto le difficoltà incontrate nel corso dell’anno. La pressione di dover confermare le aspettative, unite alle complessità tecniche della monoposto, hanno messo a dura prova l’intera squadra. Gli errori commessi da Norris, soprattutto in fasi cruciali del campionato 2025, hanno rischiato di compromettere la rincorsa al titolo, dimostrando quanto sottile sia il confine tra successo e fallimento in Formula 1.
La partita poteva chiudersi prima, con Max
Se il cammino di Norris è stato segnato da alti e bassi, ancora più evidente è stata la crisi di Oscar Piastri, compagno di squadra in McLaren. Dopo la pausa estiva, il giovane australiano ha incontrato enormi difficoltà, in particolare in condizioni di scarso grip. La sua incapacità di adattarsi alle caratteristiche mutevoli della vettura ha portato a risultati deludenti proprio nei momenti chiave della stagione, minando la sua credibilità come potenziale protagonista. Il confronto tra due piloti, chiamati a domare una monoposto dalle potenzialità elevate ma dal carattere complicato, ha contribuito a mantenere il campionato in bilico fino all’ultimo metro.
Le dichiarazioni di Alex Palou aggiungono un ulteriore livello di complessità al racconto della stagione. Il pilota IndyCar, attualmente in causa con la McLaren per una presunta violazione contrattuale legata a una promessa di approdo in Formula 1 mai concretizzata, ha sottolineato come un talento del calibro di Max Verstappen avrebbe potuto chiudere la partita mondiale con largo anticipo, sfruttando appieno il potenziale della McLaren MCL39. Palou, con una punta di autocritica, ammette che la sua limitata esperienza con la monoposto di Woking non gli avrebbe permesso di ottenere risultati paragonabili in tempi brevi, riconoscendo implicitamente la difficoltà di adattamento richiesta da una vettura tanto performante quanto selettiva.
Secondo molti analisti del paddock, la stagione appena conclusa offre spunti di riflessione su tre fronti principali: il peso specifico del pilota nell’estrarre il massimo da una vettura dominante solo sulla carta; la capacità organizzativa del team di trasformare il potenziale tecnico in risultati concreti; l’influenza psicologica esercitata dalle aspettative e dalle pressioni esterne sulla performance individuale. La storia della Formula 1 è ricca di esempi in cui grandi campioni hanno saputo andare oltre i limiti delle proprie monoposto, così come di stagioni in cui il feeling tra pilota e vettura non è mai sbocciato, nonostante le premesse.