Tutor 3.0 in autostrada, 15 miti da sfatare su multe e controlli
Tutor 3.0 in autostrada: come funziona davvero, dalla velocità media alle targhe estere. Ecco 15 falsi miti e le regole da conoscere
Il Tutor autostradale ha ormai più di vent’anni, ma continua a essere accompagnato da trucchi, leggende e convinzioni difficili da eliminare. Frenare prima del portale, cambiare corsia, viaggiare di notte o passare sulla corsia di emergenza: sono solo alcuni dei sistemi che, secondo le credenze più diffuse, permetterebbero di evitare una multa.
La realtà è molto diversa. Gli attuali Tutor 3.0 sono decisamente più evoluti rispetto ai primi dispositivi entrati in funzione nel dicembre 2005. Sulla rete di Autostrade per l’Italia risultano installati 183 sistemi, con una presenza particolarmente importante sulla A1, dove sono 60, e sulla A14, dove se ne contano 44. Vediamo quindi quali sono i principali miti e cosa succede realmente quando attraversiamo una tratta controllata.
Frenare o cambiare corsia inganna il Tutor? No
La leggenda probabilmente più famosa sostiene che sia sufficiente frenare prima del secondo portale. È falso perché il Tutor non considera semplicemente la velocità con cui l’auto passa sotto la telecamera: calcola il tempo impiegato per percorrere la distanza tra ingresso e uscita e ricava così la velocità media. Una frenata all’ultimo momento, quindi, non cancella quanto avvenuto nei chilometri precedenti.
Non funziona nemmeno cambiare corsia tra un portale e l’altro. Le unità di rilevamento acquisiscono i veicoli che attraversano la sezione controllata e non richiedono che l’automobilista rimanga sulla stessa corsia. Inutile anche procedere a cavallo delle strisce. Lo stesso vale per la corsia di emergenza: anch’essa viene controllata dai sistemi attuali. Oltre a non servire per evitare il Tutor, percorrerla senza motivo costituisce una violazione particolarmente grave.
C’è poi il mito dei 230 km/h. Il fatto che nei documenti di approvazione venga indicata la capacità di riconoscere targhe a quella velocità non significa che oltre tale soglia il sistema smetta di funzionare. Nel materiale fornito viene riportato persino il caso di una vettura rilevata a oltre 295 km/h.
Tutor di notte, con pioggia e targhe straniere: cosa succede
Un’altra convinzione molto diffusa riguarda gli orari. Il Tutor può funzionare anche di notte e, salvo guasti o manutenzione, può rimanere operativo per periodi prolungati. L’attivazione viene decisa dalla Polizia Stradale.
La scarsa illuminazione non rappresenta un problema. I Tutor 3.0 utilizzano infatti illuminazione a infrarossi e sistemi di riconoscimento ottico dei caratteri per acquisire le targhe. Di conseguenza, spegnere le luci della targa non permette di rendere invisibile il veicolo. Il sistema può essere utilizzato anche con pioggia, neve o nebbia. Esiste però una particolarità importante: quando il limite ordinario di 130 km/h scende a 110 km/h in caso di pioggia, il Tutor non può automaticamente applicare questo limite temporaneo perché non può stabilire se stia piovendo lungo l’intera tratta monitorata.
Non è vero nemmeno che le auto con targa straniera siano automaticamente al riparo dalle multe. Per i veicoli immatricolati nell’Unione Europea esistono sistemi di scambio dei dati che consentono di risalire al proprietario. Per quelli extra UE la procedura può essere più complessa, ma questo non significa che l’infrazione venga semplicemente cancellata.
Quanto si può superare il limite prima della multa
Attenzione anche alla famosa convinzione dei “10 km/h di margine”. Non esiste una franchigia generalizzata di questo tipo. Nel calcolo viene applicata la tolleranza prevista dalla legge del 5%, con un minimo di 5 km/h. Su una tratta con limite di 130 km/h, secondo il documento fornito, vengono esclusi dalla procedura sanzionatoria i veicoli con una velocità media pari o inferiore a 136 km/h.
Un’altra caratteristica poco conosciuta riguarda la struttura delle tratte. Un portale può essere utilizzato come ingresso oppure come uscita del segmento controllato, ma non può svolgere contemporaneamente entrambe le funzioni. Per questo motivo non possono esserci due tratte Tutor direttamente consecutive.
Infine, i dispositivi possono tecnicamente interrogare gli archivi e verificare informazioni relative ad assicurazione RC Auto e revisione, ma non sono approvati per sanzionare automaticamente queste irregolarità in maniera autonoma. La loro funzione principale resta il controllo della velocità.
Dopo vent’anni, quindi, il principio alla base del Tutor rimane semplice: non interessa tanto il singolo picco di velocità quanto la media mantenuta lungo un’intera tratta. Ed è proprio questo che rende inutili quasi tutti i presunti trucchi tramandati tra automobilisti.