Trump cancella gli standard EPA sulle emissioni
Il 12 febbraio 2026 l'amministrazione Trump ha cancellato l'Endangerment Finding, eliminando gli standard EPA del 2012. Reazioni politiche, impatto su industria, clima e confronto con le norme europee Euro 7 e ADAS. Battaglie legali e conseguenze per consumatori e mercato auto
Una svolta storica scuote il panorama normativo dell’automotive negli Stati Uniti: l’amministrazione Trump ha deciso di abrogare il celebre Endangerment Finding del 2009, un provvedimento che per anni ha riconosciuto le emissioni di gas serra dei veicoli a motore come una minaccia concreta per la salute pubblica. La notizia, annunciata il 12 febbraio 2026, segna una profonda inversione di rotta rispetto alle politiche ambientali degli ultimi decenni e promette di generare onde d’urto su più fronti: industria automobilistica, consumatori, salute e lotta al cambiamento climatico.
Tre direttrici
L’amministrazione ha motivato la sua scelta su tre direttrici principali. In primo luogo, una contestazione aperta delle politiche ambientali precedenti, considerate dannose per il comparto nazionale. In secondo luogo, una lettura più restrittiva dei poteri della EPA (Environmental Protection Agency) nell’attuazione del Clean Air Act, la storica legge federale che disciplina la qualità dell’aria. Infine, la convinzione che la riduzione delle sole emissioni statunitensi possa avere un impatto marginale sul clima globale entro la fine del secolo.
Nel documento ufficiale si sostiene che le normative varate dal 2012 avrebbero appesantito i bilanci dei consumatori e indebolito la competitività delle case automobilistiche americane, oltre a essere state imposte dalla EPA senza un adeguato fondamento giuridico, almeno secondo l’attuale interpretazione dell’esecutivo. Questo cambio di rotta non ha tardato a suscitare reazioni forti.
La condanna degli ambientalisti
La comunità scientifica e le organizzazioni ambientaliste hanno immediatamente condannato la decisione, definendola un passo indietro rispetto a decenni di ricerca e a una giurisprudenza federale ormai consolidata. La ricercatrice Gretchen Goldman ha stimato che la nuova politica potrebbe comportare oltre 7 miliardi di tonnellate aggiuntive di emissioni nei prossimi decenni. Secondo Georges C. Benjamin, si tratterebbe di un ritorno indietro di cinquant’anni nella tutela della salute pubblica. Non a caso, i gruppi ambientalisti hanno già avviato una serie di ricorsi legali per contestare la validità dell’interpretazione normativa della EPA.
Anche nel settore industriale le opinioni sono contrastanti. Alcune associazioni di categoria esultano per il sollievo regolatorio, ma aziende come Tesla hanno espresso profonda preoccupazione: il Endangerment Finding aveva infatti garantito un quadro normativo stabile, incentivando investimenti in veicoli efficienti e tecnologie elettriche. La sua abolizione, secondo Tesla, rischia di restringere le scelte dei consumatori e di vanificare i progressi economici e ambientali raggiunti finora.
Il confronto con l’Europa
Il confronto con l’Europa non potrebbe essere più netto. L’Unione Europea, infatti, sta intensificando il proprio impianto normativo: lo standard Euro 7, in arrivo a novembre 2026, imporrà limiti ancora più stringenti sulle emissioni e controlli anche sul particolato generato da freni e pneumatici. Dal gennaio 2026, inoltre, i veicoli commerciali dovranno essere equipaggiati con sistemi ADAS avanzati, mentre a luglio scatterà l’obbligo di dispositivi anti-distrazione per il conducente.
Questa divergenza di approccio – deregolamentazione negli Stati Uniti e rafforzamento delle regole in Europa – sta creando un vero e proprio divario normativo in grado di influenzare le strategie industriali, le catene di fornitura e l’intero mercato automobilistico globale. I costruttori europei e asiatici, alle prese con norme più severe, potrebbero accelerare gli investimenti in tecnologie sostenibili e sicurezza stradale, mentre i produttori focalizzati sul mercato americano godranno di costi di conformità inferiori, almeno nel breve periodo.
La battaglia legale
Sul fronte legale, gli analisti prevedono una lunga battaglia nei tribunali per stabilire se la EPA avesse davvero l’autorità, in base al Clean Air Act, di classificare le emissioni veicolari come una minaccia e quindi regolarle. Le decisioni giudiziarie potrebbero ripristinare, modificare o cancellare definitivamente le basi normative degli standard attuali.
Per i cittadini, l’effetto più immediato sarà probabilmente un rallentamento nella diffusione di tecnologie pulite e la scomparsa di dispositivi come lo Start&Stop, che avevano contribuito a ridurre i consumi. Sul piano ambientale, gli esperti lanciano un monito: lo smantellamento di normative consolidate mette a rischio gli obiettivi climatici di lungo termine, proprio mentre l’Europa si muove verso regole sempre più rigorose per contenere sia le emissioni sia i rischi legati alla sicurezza stradale.