Tesla Cybetruck, una delusione: dopo due anni lo rivende (esasperato) a Tesla

Quando l'acciaio inossidabile non basta: David Nguyen racconta i guasti, i glitch e il "divorzio" dalla sua Cybertruck dopo 31.000 km di pura avventura

Tesla Cybetruck, una delusione: dopo due anni lo rivende (esasperato) a Tesla
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 mag 2026

Prendete un uomo con la passione per le auto veloci, aggiungeteci un pick-up che sembra uscito da un film di fantascienza e mescolate il tutto con un pizzico di follia tecnologica. Questa è la storia di David Nguyen e della sua Tesla Cybertruck VIN 29, una versione Cyberbeast da 845 CV che ha trasformato due anni e mezzo della sua vita in un’epopea tra il comico e il tragico. David era uno dei primi al mondo a guidare quella che definisce una “supercar a forma di camion”, capace di bruciare lo 0-100 km/h in 2,6 secondi, ma oggi ha deciso che ne ha avuto abbastanza.

L’ebbrezza del carro armato (e qualche “crac”)

All’inizio era tutto rose e fiori: David amava la tecnologia steer-by-wire, le sospensioni pneumatiche e l’incredibile visibilità offerta dall’enorme parabrezza. Si godeva persino l’attenzione costante, ignorando l’odio dei detrattori di Elon Musk. Tuttavia, la fiducia nell’esoscheletro indistruttibile lo ha portato a compiere un gesto non proprio brillantissimo: ha deciso di camminare sul parabrezza. Risultato? Un fragoroso “crac” e un vetro crepato, a dimostrazione che anche l’acciaio e il vetro di Tesla hanno i loro limiti di fronte alla gravità e a un’idea bizzarra.

I problemi, però, non erano solo frutto di esperimenti casalinghi. David ha iniziato a vedere pezzi di rivestimento che cadevano letteralmente a pezzi, con i tecnici Tesla incapaci di fissarli definitivamente. Poi c’è stato il mistero del telo copri-cassone: ufficialmente progettato per reggere 136 kg, si è rivelato tutt’altro che impermeabile, lasciando attrezzi e bagagli regolarmente a mollo. E non provate a portarla all’autolavaggio: l’acqua è riuscita a infiltrarsi nei comandi del telo, mandandoli in tilt e confermando che certi rumors sulla delicatezza della Cybertruck sotto l’acqua non sono del tutto infondati.

Il momento “horror”: chiusi dentro a 120 km/h

Se i pezzi che cadono fanno sorridere, quello che è successo in autostrada è da brividi. A causa di un guasto al sistema di conversione dell’energia (PCS2), la Cybertruck di David ha iniziato a inviare messaggi di allarme mentre viaggiava a 121 km/h, limitando la velocità fino a spegnersi completamente.

In un attimo, il “Cyberbeast” è diventato un fermacarte d’acciaio da tre tonnellate: niente luci di emergenza (David ha dovuto usare la torcia del cellulare per segnalare la sua presenza agli altri automobilisti) e, soprattutto, niente portiere. Con l’energia a zero, David è rimasto chiuso dentro la sua stessa auto, costretto a cercare freneticamente lo sblocco meccanico d’emergenza per riuscire a uscire.

Il divorzio (con lieto fine economico)

Dopo richiami per pedali dell’acceleratore che si staccano e motori dei tergicristalli che si bruciano, David ha detto basta. Tesla, in un raro gesto di magnanimità (o forse per evitare rogne legali legate alla “Lemon Law”), ha accettato di riacquistare l’auto offrendo un rimborso completo.

Nonostante i 31.000 chilometri percorsi e le innumerevoli visite in officina, David torna a casa con il portafoglio pieno e un garage che ospita ancora una Model Y, una Honda S2000 e una Acura NSX. Dice che un giorno, forse, comprerà una versione aggiornata della Cybertruck, ma per ora preferisce guardare il futuro… preferibilmente senza restare chiuso dentro. È stata, come dice lui, “una delle esperienze di proprietà più folli di sempre”.

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