Stellantis, perdita 2025 di 22,3 miliardi ma c'è un piano di rilancio

Stellantis registra una perdita netta di €22,3 miliardi nel 2025, annuncia un reset strategico e punta a recuperare redditività nel 2026 con Jeep, Dodge e Ram

Stellantis, perdita 2025 di 22,3 miliardi ma c'è un piano di rilancio
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Fabrizio Caratani
Pubblicato il 26 feb 2026

Il 2025 si preannuncia come un anno nero per Stellantis, con una perdita 2025 netta di ben 22,3 miliardi di euro, un dato che scuote l’intero settore automobilistico internazionale. Nonostante il difficile contesto, il gruppo non si arrende e annuncia già un piano di rilancio per il 2026, puntando su una strategia di reset che mette in discussione la corsa sfrenata verso l’elettrificazione e rivaluta la libertà tecnologica come chiave per il futuro.

Cosa ha pesato maggiormente

A pesare sui conti sono stati soprattutto gli oneri straordinari, che hanno raggiunto i 25,4 miliardi di euro, e una serie di fattori esterni, tra cui tassi di cambio sfavorevoli e una marcata compressione dei margini nella prima metà dell’anno. I ricavi del gruppo sono scesi del 2%, attestandosi a 153,5 miliardi di euro, mentre il flusso di cassa libero industriale (IFCF) ha registrato un valore negativo di 4,5 miliardi di euro. L’Adjusted Operating Income (AOI) si è fermato a -0,5%, con una perdita operativa rettificata di 842 milioni di euro, confermando le difficoltà operative che il gruppo ha dovuto affrontare.

L’andamento negativo si è manifestato in modo particolare nel mercato europeo, dove Europa ha visto un calo delle consegne del 3% e una riduzione dei ricavi a 57,7 miliardi di euro. Questo ha trasformato un utile operativo di 2,42 miliardi nel 2024 in una perdita di 651 milioni nel 2025. La situazione non è stata più rosea in Nord America, dove, nonostante un rimbalzo dei volumi nella seconda metà dell’anno, i ricavi sono diminuiti del 4% a 60,96 miliardi di euro, con una perdita operativa di 1,89 miliardi di euro. Questi dati mettono in luce come la crisi abbia colpito trasversalmente i principali mercati di riferimento per il gruppo.

Un quadro critico

Il quadro critico è stato affrontato senza giri di parole dall’amministratore delegato Antonio Filosa, che ha riconosciuto come il gruppo abbia sottovalutato la persistenza della domanda per i motori tradizionali e sopravvalutato la rapidità della transizione energetica verso l’elettrico. Da qui nasce la nuova strategia, che abbandona l’approccio ideologico precedente e punta sulla coesistenza di tecnologie: elettriche, ibride e a combustione interna. Una svolta che potrebbe rivelarsi decisiva per il recupero di competitività in un mercato in continua evoluzione.

Tra i marchi più colpiti dalla crisi emerge Maserati, che ha visto le proprie consegne crollare da 11.300 a 7.900 unità e i ricavi scendere da 1,04 miliardi a 726 milioni di euro. Il brand del Tridente ha sofferto in particolare per il calo dei prezzi in Nord America, i dazi doganali e l’indebolimento della domanda di lusso in Cina. In controtendenza, invece, il Sud America, che ha registrato una crescita volumetrica del 10%, mentre l’area Cina-India-Asia Pacifico è tornata in utile, segno che la diversificazione geografica resta una leva importante per la stabilità del gruppo.

Sguardo al futuro

Guardando al futuro, il piano di rilancio di Stellantis per il 2026 punta su una serie di nuovi lanci strategici, soprattutto per il mercato nordamericano. Tra questi spiccano il nuovo Jeep Cherokee, il ritorno del Dodge Charger SixPack e il rilancio del Ram 1500 HEMI V-8, modelli iconici che potrebbero intercettare la domanda ancora forte per i motori termici negli Stati Uniti. In Europa, invece, il focus sarà su nuove versioni ibride ed elettriche di Citroën, Jeep e Fiat, con l’obiettivo di recuperare competitività anche nel Vecchio Continente.

L’obiettivo dichiarato dal management è tornare a flussi di cassa positivi e avviare una progressiva ripresa della redditività, anche grazie a una maggiore flessibilità tecnologica e a una gestione più attenta delle preferenze dei consumatori. Tuttavia, gli analisti mettono in guardia sui rischi legati a questa inversione di rotta: la riapertura ai motori termici potrebbe consentire di riconquistare quote di mercato dove la domanda è ancora forte, ma comporta inevitabilmente rischi reputazionali e normativi, in un contesto di normative ambientali sempre più stringenti.

Il 2026 si preannuncia quindi come un anno cruciale per misurare l’efficacia di questo “reset” strategico. Il settore automotive resta infatti attraversato da forti incertezze macro-economiche e da una volatilità delle preferenze dei consumatori che impone alle case automobilistiche di essere più agili che mai. Stellantis, con il suo nuovo piano, si prepara a giocare la partita più importante della sua storia recente, cercando di trasformare una crisi senza precedenti in un’opportunità di rilancio e di innovazione.

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