L'Italia torna a riflettere sulle targhe alterne come negli anni '70

Petrolio in rialzo e carburanti in calo: Italia valuta misure d’emergenza come targhe alterne. Scenario instabile

L'Italia torna a riflettere sulle targhe alterne come negli anni '70
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Renato Terlisi
Pubblicato il 14 apr 2026

Il mercato dei carburanti vive una fase contraddittoria: da un lato i prezzi alla pompa risultano in calo, dall’altro lo scenario internazionale torna a farsi estremamente instabile. La combinazione tra riduzioni locali e tensioni globali rende il quadro del 2026 tutt’altro che prevedibile per automobilisti e imprese.

Negli ultimi giorni, infatti, si registrano nuovi ribassi per benzina e diesel, mentre le quotazioni dei prodotti raffinati seguono lo stesso andamento. Tuttavia, sullo sfondo, il prezzo del petrolio torna a salire con decisione, riportando il barile oltre la soglia dei 100 dollari.

Una dinamica che, come spesso accade, rischia di ribaltarsi rapidamente anche sulle pompe di carburante italiane.

Prezzi in calo, ma scenario instabile

In Italia i dati più recenti indicano una lieve discesa dei prezzi medi. La benzina self service si attesta a circa 1,783 euro/litro, mentre il diesel scende a circa 2,160 euro/litro. Piccoli aggiustamenti che arrivano dopo settimane di oscillazioni contenute.

Anche i listini dei principali marchi mostrano movimenti al ribasso, segnale di una fase di mercato più favorevole sul breve periodo. Tuttavia, questa tendenza è fragile e fortemente legata all’andamento del greggio sui mercati internazionali.

Il punto critico è proprio questo: la riduzione dei prezzi alla pompa non riflette una stabilità strutturale, ma una fase temporanea di assestamento.

Petrolio oltre 100 dollari e crisi geopolitica

A determinare la nuova tensione è il ritorno sopra quota 100 dollari al barile per Brent e WTI. Il rialzo è legato al deterioramento del quadro geopolitico, in particolare dopo l’esito negativo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran.

Il rischio principale riguarda la possibile instabilità nel Golfo Persico, area strategica per il trasporto globale del petrolio. In particolare, una eventuale chiusura o riduzione dei flussi nello Stretto di Hormuz avrebbe conseguenze immediate sull’intero sistema energetico mondiale.

In uno scenario simile, i mercati energetici diventano estremamente sensibili anche a piccoli segnali diplomatici, con effetti rapidi sui prezzi.

Italia tra stoccaggi e ipotesi emergenza

Sul fronte nazionale, la situazione appare per ora sotto controllo, ma non priva di criticità. Il livello degli stoccaggi di gas si attesta intorno al 44%, superiore alla media europea, ma non sufficiente a garantire totale sicurezza in caso di crisi prolungata.

Il governo monitora costantemente l’evoluzione della situazione, valutando anche le indicazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, che suggerisce possibili misure di contenimento dei consumi.

Tra le ipotesi allo studio, anche se non operative, figurano:

  • maggiore ricorso allo smart working
  • possibili forme di razionamento dei carburanti
  • introduzione delle targhe alterne
  • riduzione dei limiti di velocità in autostrada

Si tratta, al momento, di scenari teorici legati a un eventuale peggioramento della crisi energetica.

Il nodo dell’equilibrio tra domanda e offerta

Un altro elemento critico riguarda la struttura stessa del mercato. L’Europa, e in parte anche l’Italia, dipendono fortemente dalle importazioni e dalla capacità di raffinazione.

Eventuali interruzioni nelle forniture o difficoltà logistiche potrebbero generare squilibri rapidi, con effetti immediati sui prezzi e sulla disponibilità dei carburanti.

Non a caso, il settore mostra già segnali di tensione, come evidenziato da episodi recenti di carenza temporanea di gasolio in alcune stazioni di servizio.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il quadro generale resta quindi incerto. Da una parte i consumatori vedono un alleggerimento dei prezzi alla pompa, dall’altra cresce il rischio di nuovi rialzi legati alla geopolitica.

Il vero fattore chiave sarà l’evoluzione della crisi internazionale e la stabilità dei flussi energetici globali. In uno scenario di questo tipo, anche piccoli cambiamenti diplomatici possono avere effetti immediati sui prezzi dei carburanti.

Per gli automobilisti italiani, la situazione resta chiara solo su un punto: il costo di benzina e diesel continuerà a oscillare, seguendo da vicino un equilibrio globale sempre più fragile.

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