L'industria automobilistica europea rifiuta l'auto condivisa: perché

Alain Visser avverte che la resistenza verso l'elettrico è legata alla paura della mobilità condivisa. Occorre ripensare prodotti, software e modelli di business per competere con i produttori cinesi

L'industria automobilistica europea rifiuta l'auto condivisa: perché
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Giorgio Colari
Pubblicato il 2 gen 2026

La vera minaccia che incombe sull’industria automobilistica non è rappresentata dall’avanzata dei veicoli elettrici, ma da una rivoluzione ancora più profonda: la fine del possesso individuale dell’auto. A sostenerlo con forza è Alain Visser, ex amministratore delegato europeo di Lynk Co, che con una visione lucida smaschera le reali paure delle case automobilistiche tradizionali. Secondo Visser, la sfida non risiede nella sola elettromobilità, ma nell’irresistibile ascesa di un nuovo modello di consumo, quello della mobilità condivisa, destinato a sconvolgere le regole del mercato e a mettere in discussione il tradizionale business basato sulla vendita di veicoli privati.

Evidenze concrete

Visser porta a supporto della sua tesi una serie di evidenze concrete. Le grandi case storiche, come Mercedes e BMW, hanno acquisito servizi di car sharing per poi ridimensionarli o addirittura abbandonarli: una scelta che non è frutto di insuccessi tecnologici, ma di una strategia consapevole. Ogni veicolo destinato alla mobilità condivisa equivale, infatti, a una mancata vendita di un’auto privata, minando alla base il modello di business su cui si è retto il settore per decenni.

Ma la portata della trasformazione va ben oltre. L’industria automobilistica occidentale si trova oggi al centro di una vera e propria “tempesta perfetta”, alimentata da quattro forze dirompenti: la crescente affermazione della elettromobilità, l’avanzata rapida e determinata dei produttori cinesi, il ruolo centrale assunto dal software come nuovo terreno di competizione e, soprattutto, il cambiamento nei comportamenti dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni collettive e on-demand.

Uno scenario da costruire

Questa convergenza di fattori non prelude necessariamente a uno scenario apocalittico. Al contrario, Visser invita a una reinvenzione radicale del settore. Le aziende che non sapranno evolvere rischiano di trasformarsi in semplici fornitori di carrozzerie per piattaforme di mobilità gestite da altri. In questo nuovo ecosistema, il vero valore sarà generato dal controllo della customer experience digitale e dalla capacità di offrire servizi innovativi, aggiornamenti software OTA e piattaforme digitali integrate, piuttosto che dalla mera produzione di veicoli.

I segnali di questa trasformazione sono già evidenti. L’urbanizzazione galoppante — si stima che entro il 2050 l’80% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane — sta modificando in modo irreversibile il rapporto tra cittadini e automobile privata. La crescente scarsità di parcheggi, la congestione delle città e i costi di proprietà spingono verso soluzioni di mobilità flessibili, integrate con app intelligenti e reti di ricarica diffuse. In questo contesto, chi saprà offrire servizi digitali all’avanguardia conquisterà un vantaggio competitivo decisivo.

Un panorama articolato

Il panorama resta tuttavia articolato e ricco di sfumature. Molti costruttori europei stanno investendo con decisione nella elettromobilità, nello sviluppo di software e nell’ampliamento dell’offerta di servizi, mentre il modello tradizionale dell’auto come bene personale continua a esercitare un fascino particolare, simbolo di libertà e status. Le politiche pubbliche, gli incentivi, le reti di ricarica e le regolamentazioni sulla mobilità urbana giocheranno un ruolo cruciale nell’accelerare o rallentare questa transizione.

Sul fronte della concorrenza globale, la sfida lanciata dai produttori cinesi è ormai evidente: in pochi anni hanno saputo dimostrare una capacità di innovazione rapidissima, economie di scala imbattibili e una visione integrata che combina hardware, software e servizi connessi. Per Visser, la risposta occidentale non può limitarsi a rincorrere la tecnologia: è necessario sviluppare piattaforme distintive e ripensare radicalmente i modelli di ricavo, andando oltre la semplice vendita di automobili.

Grande trasformazione culturale

Questa evoluzione richiede una trasformazione culturale profonda: occorre integrare verticalmente software e componenti fisiche, stringere alleanze con fornitori di servizi urbani, esplorare nuove formule di commercializzazione come abbonamenti e flotte per operatori, e puntare su soluzioni multimodali integrate. Se queste dinamiche si consolideranno, il settore automobilistico nei prossimi decenni potrebbe essere completamente ridisegnato: chi controllerà la relazione diretta con l’utente finale deterrà il maggior valore generato.

Il messaggio di Alain Visser è inequivocabile: non basta adattarsi tecnicamente alla elettromobilità. Occorre ridefinire il ruolo stesso dell’impresa nell’ecosistema della mobilità contemporanea. Le decisioni prese oggi plasmeranno il posizionamento competitivo di domani, e il tempo per scegliere la strada giusta si fa sempre più breve.

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