Dieselgate, non è ancora finita: il nuvolone si addensa sull'Europa
Il tribunale penale di Parigi rinvia a giudizio Volkswagen per il Dieselgate. Indagini e processi in più paesi, possibile maxi-processo europeo e richieste risarcitorie fino al 15%. Coinvolti Renault, Stellantis e Fiat Chrysler
Lo scandalo Dieselgate continua a scuotere le fondamenta dell’industria automobilistica europea, generando un impatto senza precedenti sia dal punto di vista economico che reputazionale. Con oltre 33 miliardi di euro di costi, migliaia di vittime e procedimenti giudiziari attivi in diversi Paesi, la vicenda si conferma come uno dei casi più eclatanti della storia recente del settore automotive. Il recente rinvio a giudizio deciso dal tribunale penale di Parigi nei confronti di Volkswagen riaccende i riflettori su una questione che, a distanza di anni, continua a generare nuove indagini e ad allargare il proprio raggio d’azione, coinvolgendo potenzialmente anche altri grandi costruttori come Renault e Stellantis.
Il procedimento francese nel dettaglio
La magistratura parigina ha individuato prove concrete di frode e di installazione di software illegali destinati a manipolare le emissioni dei veicoli. Sotto la lente degli inquirenti finiscono circa un milione di auto dei marchi Volkswagen, Seat, Audi e Skoda, tutte equipaggiate con i famigerati motori EA189 TDI commercializzati tra il 2009 e il 2016. L’udienza preliminare, fissata per il 18 dicembre, segna solo l’inizio di un iter giudiziario che, data la complessità e la quantità di documenti da analizzare, potrebbe protrarsi fino al 2027. Si tratta di un procedimento destinato a fare scuola e che mette al centro la responsabilità delle case automobilistiche nei confronti dei consumatori e dell’ambiente.
Altre inchieste in corso
Ma la vicenda non si esaurisce con Volkswagen. La procura di Parigi ha già avviato nuove indagini che potrebbero coinvolgere altri giganti del settore. È il caso di Fiat Chrysler, per cui è stato richiesto un processo per truffa aggravata: l’accusa è quella di aver immesso sul mercato, tra il 2014 e il 2017, veicoli dotati di motori Multijet II che sistematicamente superavano i limiti normativi di ossido d’azoto. Nel frattempo, nel Regno Unito prende forma un processo collettivo che vede coinvolti ben 1,6 milioni di automobilisti contro marchi come Mercedes, Ford, Peugeot-Citroën, Renault e Nissan. Un’ondata di cause che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intero comparto automobilistico europeo.
Le sentenze tedesche come precedente
La Germania si è già espressa in maniera decisa sulla questione, con la condanna di quattro dirigenti Volkswagen a pene che vanno da un anno e tre mesi (con sospensione) fino a quattro anni e mezzo di reclusione. Questi verdetti non solo rappresentano un punto di svolta, ma costituiscono anche un precedente giuridico di grande rilievo: per la prima volta viene riconosciuta la responsabilità personale dei manager coinvolti nella gestione dello schema fraudolento.
Cosa prevede la giurisprudenza europea
Un ruolo centrale in questa vicenda è giocato dalla Corte di giustizia UE, che ha stabilito un principio fondamentale: il rilascio di una omologazione CE non esonera i produttori dall’obbligo di rispondere dell’installazione di software illegittimi. In virtù di questa sentenza, i consumatori europei hanno ora il diritto di richiedere risarcimenti che possono arrivare fino al 15% del prezzo di acquisto originale del veicolo. Un’apertura che potrebbe portare a centinaia di migliaia di nuove cause in tutto il continente, consolidando il principio di tutela dei diritti dei cittadini.
Le conseguenze economiche e reputazionali
Sul piano finanziario, gli oneri sostenuti da Volkswagen tra il 2015 e il 2025 sono stimati in circa 33 miliardi di euro. Questa cifra monstre comprende sanzioni amministrative, risarcimenti già erogati e i costi di gestione delle numerose controversie legali. Ma al danno economico si aggiunge un effetto forse ancor più devastante: la perdita di fiducia dei consumatori europei e il grave danno reputazionale subito dal marchio. Il caso Dieselgate ha inoltre causato ritardi significativi negli investimenti per l’elettrificazione, frenando la transizione verso una mobilità più sostenibile.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Nei prossimi mesi, le cause europee procederanno in parallelo, rendendo sempre più necessario un coordinamento tra i diversi sistemi giuridici nazionali. Le prove tecniche relative alla presenza e al funzionamento dei dispositivi illegali saranno determinanti per stabilire l’entità delle responsabilità dei vari costruttori. Le associazioni ambientaliste e i gruppi di consumatori vedono in questi procedimenti un’occasione unica per fissare nuovi standard di accountability, destinati a influenzare in modo duraturo le pratiche industriali future. Il caso Dieselgate si conferma così non solo come uno scandalo, ma come un punto di svolta per l’intero settore automobilistico europeo.