Prezzo dei carburanti, Italia più cara della media UE

Analisi dettagliata dei prezzi carburanti in Italia a gennaio 2026: confronto con UE ed Eurozona, impatto della componente fiscale e scenari per consumatori e imprese

Prezzo dei carburanti, Italia più cara della media UE
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Giorgio Colari
Pubblicato il 16 feb 2026

Fare il pieno alla propria auto in Italia, all’inizio del 2026, significa confrontarsi con prezzi carburanti che continuano a pesare in modo significativo sulle tasche degli automobilisti. Alla pompa, la benzina si attesta a 1,627 euro al litro, mentre il diesel raggiunge 1,660 euro/litro. Questi valori, rilevati dai dati della Commissione Europea, mettono in luce un elemento che incide profondamente sul costo finale: la componente fiscale. Quasi il 60% del prezzo pagato dagli italiani è infatti costituito da tasse, con una pressione che arriva a 0,966 euro/litro sulla benzina e 0,904 euro/litro sul diesel.

Il carico fiscale pesa

Questo livello di tassazione colloca l’Italia tra i Paesi con il carico fiscale più elevato sull’automobilista, superiore alla media europea, ma ancora inferiore rispetto ai Paesi Bassi, dove il prezzo della benzina sfiora i 2,017 euro/litro. Nel confronto continentale, emergono forti disparità: la media dell’Unione Europea si ferma a 1,605 euro/litro per la benzina e 1,553 per il diesel, mentre nell’Eurozona i valori salgono rispettivamente a 1,656 e 1,578 euro/litro. Nonostante ciò, l’Italia rimane più competitiva rispetto a partner come Germania e Francia, dove i prezzi superano i 1,700 euro/litro per la benzina.

La mappa dei prezzi all’interno dell’Unione Europea racconta una storia fatta di scelte politiche e fiscali differenti. In Bulgaria, ad esempio, i carburanti sono i meno costosi d’Europa: la benzina si paga 1,214 euro/litro e il diesel 1,237 euro/litro, grazie a una componente fiscale inferiore a 0,50 euro/litro. All’opposto, nei Paesi Bassi, le tasse sulla benzina superano abbondantemente 1 euro/litro. Germania, Francia, Polonia e Romania si collocano su valori intermedi, influenzati da politiche fiscali, costi logistici e una crescente attenzione verso le energie alternative.

Il peso delle tasse

Per le famiglie italiane, il peso delle tasse sui prezzi carburanti resta un tema cruciale, soprattutto in fasi di rialzo dei prezzi internazionali del petrolio. Quasi un euro di imposte per ogni litro di benzina rappresenta una pressione notevole sui bilanci domestici. Secondo gli esperti, parte di questa imposizione ha lo scopo di favorire la transizione verso veicoli meno inquinanti e più efficienti, ma il costo sociale rimane elevato e spesso oggetto di acceso dibattito.

Nel panorama italiano, le posizioni sul tema sono fortemente polarizzate. Le associazioni dei consumatori invocano interventi come sgravi fiscali temporanei nei momenti di aumento delle materie prime, per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie. Dall’altra parte, il governo difende la struttura attuale, sottolineando che la componente fiscale sui carburanti finanzia servizi pubblici e iniziative ambientali, contribuendo al bilancio dello Stato e alle politiche di sostenibilità.

Il ruolo dei distributori

Non meno importante è il ruolo dei distributori e delle raffinerie, che evidenziano come il prezzo finale sia determinato anche dai margini di lavorazione e dai costi logistici, oltre che dalla pressione fiscale. Il risultato è un sistema complesso, in cui ogni voce contribuisce a definire quanto si paga alla pompa.

La questione assume una rilevanza strategica anche per il settore dei trasporti e della logistica. Il diesel rimane il carburante principale per il trasporto merci su gomma, e ogni incremento dei prezzi si riflette inevitabilmente su tutta la filiera, con ripercussioni sui prezzi al consumo dei beni di prima necessità. Il comparto chiede incentivi per la modernizzazione della flotta e per favorire l’adozione di veicoli elettrici e carburanti alternativi, al fine di ridurre l’impatto ambientale e contenere i costi operativi.

Tra le soluzioni discusse, spiccano proposte di riduzione selettiva delle accise per alleggerire il peso sui consumatori senza intaccare eccessivamente il gettito fiscale. Parallelamente, si punta su strategie di lungo periodo che prevedono investimenti in infrastrutture per la mobilità elettrica e per combustibili a basso impatto ambientale. Nel frattempo, chi si trova a fare il pieno in Italia è chiamato a monitorare con attenzione i prezzi carburanti locali e a valutare, quando possibile, alternative di mobilità più sostenibili e convenienti.

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