Il caso del piccolo paese che in 17 giorni ha incassato 218.644 euro di multe
Caselle Torinese registra 218.644€ di multe tra il 24 gennaio e il 9 febbraio 2026. Autovelox 81.767€. Dibattito su sicurezza, trasparenza e uso dei proventi
Il caso di Caselle Torinese torna a far discutere, sollevando una questione sempre più attuale nelle città italiane: l’equilibrio tra reale sicurezza stradale e necessità di alimentare il bilancio comunale attraverso le multe. Gli ultimi dati ufficiali, pubblicati dal rendiconto del Comune piemontese, mostrano una cifra sorprendente: in appena diciassette giorni, tra gennaio e febbraio 2026, sono stati elevati verbali per un totale di 218.644 euro. Un dato che, tradotto, significa oltre 536 euro ogni ora. Un flusso economico imponente, che riporta sotto i riflettori la questione della trasparenza nei controlli e del peso delle sanzioni stradali nei conti degli enti locali.
Non è l’unico caso nazionale
Non si tratta di un episodio isolato. Già durante il periodo natalizio precedente, il Comune aveva registrato introiti da record: oltre 650 mila euro in quaranta giorni, confermando un trend che sembra ormai consolidato non solo a Caselle Torinese, ma in molti centri urbani italiani. Il fenomeno, d’altronde, è tutt’altro che circoscritto. A Torino, per esempio, le corsie preferenziali monitorate da telecamere hanno prodotto più di centomila verbali in un solo anno, segno di come la tecnologia stia diventando sempre più centrale nella gestione del traffico e nell’attività sanzionatoria.
Entrando nel dettaglio dei numeri, si scopre che la parte più consistente degli incassi – 136.877 euro – deriva da sanzioni stradali tradizionali e dalle relative procedure amministrative. Ma è il contributo degli autovelox a far discutere maggiormente: ben 81.767 euro, che equivalgono a circa 4.810 euro ogni giorno. La media oraria supera così i 536 euro, confermando l’efficacia – e la produttività – di questi strumenti nel generare entrate per le casse comunali.
L’amministrazione locale alza gli scudi
Di fronte a queste cifre, l’amministrazione locale si difende, sostenendo che i proventi delle multe vengono reinvestiti in servizi fondamentali come la manutenzione delle strade, l’illuminazione pubblica e la sicurezza urbana. Una posizione ufficiale che, tuttavia, non basta a placare le perplessità di cittadini e associazioni dei consumatori. Questi ultimi chiedono maggiore chiarezza sui criteri di posizionamento degli autovelox, sulla segnaletica preventiva e sulle modalità di ricorso contro le sanzioni. La questione centrale resta quella della corretta calibrazione e manutenzione degli strumenti di rilevazione: aspetti cruciali per evitare errori e possibili contenziosi legali.
Non mancano le proposte per migliorare la situazione. Alcuni suggeriscono l’introduzione di audit periodici sulle apparecchiature e campagne informative rivolte agli automobilisti, con l’obiettivo di garantire trasparenza e legittimità alle azioni del Comune. Altri esperti spingono invece per una revisione delle politiche di gestione del traffico, puntando su interventi strutturali come la moderazione della velocità, la creazione di nuove piste ciclabili e una maggiore attenzione alla prevenzione, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sull’aspetto repressivo delle sanzioni stradali.
Dibattito aperto
Il dibattito, dunque, resta più che mai aperto. Da una parte c’è la necessità di assicurare la sicurezza stradale e ridurre il numero di incidenti, dall’altra la crescente dipendenza del bilancio comunale dalle entrate generate dalle multe. Un equilibrio delicato, che impone scelte ponderate e trasparenti da parte delle amministrazioni locali. La vera sfida sarà quella di riconquistare la fiducia dei cittadini, facendo percepire le misure adottate non come una mera fonte di introito, ma come strumenti efficaci e proporzionati per il bene collettivo.
Le prossime decisioni delle amministrazioni locali saranno determinanti: occorrerà capire se si continuerà sulla strada della massimizzazione delle entrate o se si sceglierà una gestione più equilibrata, capace di coniugare tutela della collettività e rispetto dei diritti degli automobilisti. In ogni caso, il caso di Caselle Torinese rappresenta oggi uno dei simboli più evidenti di un fenomeno che interessa l’intero Paese, chiamando tutti – cittadini, amministratori e legislatori – a un confronto aperto e costruttivo sul futuro della mobilità urbana e della gestione delle risorse pubbliche.