Non solo gli autovelox, anche i tutor rischiano l'oscuramento
Il decreto del MIT per l'omologazione degli autovelox potrebbe portare allo spegnimento di migliaia di dispositivi, incluso il Tutor, con impatti su sicurezza stradale e contenziosi amministrativi
Una vera e propria rivoluzione si profila all’orizzonte per il sistema di controllo della velocità sulle strade italiane: una nuova stretta normativa rischia di mandare in pensione migliaia di autovelox attualmente in funzione. Secondo i dati ufficiali, sono circa 11.000 gli strumenti presenti sul territorio, ma solo 3.800 risultano effettivamente registrati, e appena un migliaio di questi rispetta i nuovi criteri imposti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’entrata in vigore di un decreto dedicato all’omologazione degli apparecchi, notificato alla Commissione Europea tramite la procedura TRIS, potrebbe cambiare radicalmente il volto della sicurezza stradale nazionale, con ripercussioni su prevenzione, legalità e bilanci pubblici.
Una situazione allarmante
Il censimento nazionale degli strumenti di rilevamento ha fatto emergere una situazione allarmante: il divario tra il numero di dispositivi effettivamente installati e quelli regolarmente registrati è impressionante. Questo scenario ha immediatamente acceso i riflettori delle associazioni dei consumatori, tra cui spicca il Codacons, e delle amministrazioni locali. Entrambi temono che lo spegnimento massivo dei sistemi possa avere un impatto negativo sia sulla prevenzione degli incidenti che sulle entrate derivanti dalle sanzioni amministrative.
A rischiare di più sono i sistemi più noti e diffusi, come i dispositivi tutor per il controllo della velocità media e il progetto Vergilius. Il nuovo decreto di omologazione prevede l’esclusione automatica di tutti gli strumenti approvati tra il 2004 e il maggio 2017, mettendo così fuori uso la maggior parte dei telelaser attualmente in servizio. L’effetto domino potrebbe colpire arterie fondamentali come l’A1 Milano–Roma–Napoli, l’A4 Torino–Trieste, l’A13 Bologna–Padova, l’A14 Adriatica e l’A16 Napoli–Canosa, dove almeno 83 tratti autostradali rischiano di perdere questi strumenti di controllo.
Le conseguenze amministrative
Non meno gravi sono le possibili conseguenze amministrative e legali. I Comuni che dovessero continuare a utilizzare dispositivi non conformi alle nuove norme si esporrebbero a una valanga di ricorsi e cause civili, senza contare il rischio di procedimenti davanti alla Corte dei Conti per possibili danni erariali. Parallelamente, la rimozione degli apparecchi potrebbe indebolire il potere deterrente nei confronti degli automobilisti, favorendo potenzialmente un aumento degli incidenti sulle strade.
A supporto dell’importanza dei controlli, i dati storici parlano chiaro: dal 2002 al 2024 gli incidenti autostradali sono diminuiti del 42,3%, passando da 16.359 a 9.443 casi. I decessi sono crollati del 68%, da 801 a 256, e i feriti sono scesi del 44,3%, da 27.827 a 15.479. Molti esperti attribuiscono questi risultati proprio all’introduzione dei sistemi di rilevamento della velocità, come il tutor, e alle politiche di controllo sempre più stringenti.
La necessità di aggiornare la normative
Il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) difende la necessità di aggiornare la normativa, sottolineando l’importanza di adeguarsi agli standard europei per garantire affidabilità e precisione nei rilevamenti. La procedura TRIS prevede una fase di stand still di 90 giorni, durante la quale non potranno essere adottate nuove disposizioni, lasciando così un margine di tempo per il confronto e la ricerca di soluzioni condivise.
Nonostante ciò, le richieste di deroghe e tempistiche più flessibili da parte di enti locali, forze dell’ordine e associazioni di categoria si fanno sempre più pressanti. Il timore di una pioggia di contenziosi giudiziari è concreto e potrebbe bloccare ulteriormente il funzionamento delle amministrazioni e congestionare i tribunali.
Il futuro dei controlli di velocità in Italia si giocherà dunque nei prossimi mesi, in un delicato equilibrio tra l’esigenza di conformarsi alle direttive europee e la volontà di mantenere elevati gli standard di sicurezza stradale. Il dialogo tra il MIT, gli enti territoriali e tutti i soggetti coinvolti sarà fondamentale per trovare una soluzione che non sacrifichi né la legalità né la protezione degli utenti della strada.