Donna di 80 anni dona al costruttore la sua Mazda RX-7 immacolata
Mazda ha riacquistato e restaurato la storica RX7 di Naoko Nishimoto, mantenendo elementi originali. La vettura è esposta al centro R&D di Yokohama e usata per eventi promozionali
Una storia che va oltre il semplice passaggio di proprietà di un’auto: è il racconto di un legame profondo, di memoria e di passione automobilistica che coinvolge una Mazda iconica, una proprietaria speciale e una comunità di appassionati che si è mobilitata per non lasciare andare un pezzo di storia. Tutto inizia con una scelta difficile: dopo 25 anni trascorsi al volante della sua amata RX-7, Naoko Nishimoto si trova a dover rinunciare alla patente all’età di 80 anni, affrontando la sfida di trovare qualcuno che potesse continuare a prendersi cura di quella vettura come aveva fatto lei.
Non una sportiva qualsiasi
L’auto in questione, una RX7 TYPE RB S acquistata nel 2000, non era una sportiva qualsiasi: era stata scelta da Naoko Nishimoto dopo essersi lasciata ispirare dall’anime Initial D, simbolo di una generazione di appassionati e di una cultura automobilistica giapponese unica. Per un quarto di secolo, la proprietaria di Nagasaki ha curato la vettura con una dedizione esemplare, rispettando scrupolosamente le specifiche originali e sottoponendola a una manutenzione costante, senza mai cedere alla tentazione di modificarne l’essenza sportiva.
Quando la notizia della sua decisione si è diffusa, la risposta della comunità è stata sorprendente: più di 400 appassionati hanno inviato una email, candidandosi per adottare la RX-7 e proseguirne la storia. Ma tra le tante richieste, è emersa una proposta diversa e inattesa. Un ingegnere della Mazda, colpito dalla vicenda, ha suggerito che fosse la stessa casa madre a riacquisire la vettura, riconoscendo in essa non solo un esemplare pregiato, ma un vero e proprio patrimonio culturale e affettivo.
La risposta dell’azienda
La risposta dell’azienda non si è fatta attendere. Con una sensibilità rara, la Mazda ha accolto la proposta e organizzato un passaggio di consegne celebrativo, sottolineando il valore umano e storico della scelta. Il restauro che ne è seguito non aveva l’obiettivo di cancellare i segni del tempo o le tracce della vita di Naoko Nishimoto, ma di riportare la vettura alle condizioni ottimali, lasciando però intatti quegli elementi che raccontavano la sua storia personale. Così, il valore affettivo della macchina è rimasto ben visibile, affiancandosi a quello storico e tecnico.
Oggi, questa RX-7 speciale ha trovato una nuova casa presso il centro di ricerca e sviluppo di Yokohama, dove è diventata parte integrante di un’esposizione permanente. Qui, la vettura non solo viene ammirata dai visitatori e dagli appassionati, ma partecipa anche a eventi promozionali, continuando a ispirare chiunque incontri la sua storia. Il CEO di Mazda, Moro Masahiro, ha espresso pubblicamente la sua gratitudine verso Naoko Nishimoto per aver permesso all’azienda di custodire un pezzo di memoria collettiva, sottolineando quanto sia indissolubile il legame tra proprietari e automobili.
Una riflessione più ampia
Questa vicenda, tuttavia, apre anche una riflessione più ampia sul tema della conservazione delle auto da collezione e sul ruolo che le case automobilistiche dovrebbero assumere nel preservare il proprio patrimonio culturale. La RX-7, celebre per il suo motore rotativo, incarna un’epoca di sportività e innovazione tecnica che va ben oltre le sue specifiche: è un simbolo di identità personale, di passione e di memoria. La stessa Naoko Nishimoto ha descritto la sua auto come una compagna di vita, un’amica fedele che l’ha accompagnata per decenni, trasformando una semplice macchina in custode di ricordi preziosi.
Il modo in cui Mazda ha gestito questa eredità è stato visto come un esempio di equilibrio tra marketing e rispetto della storia: il restauro ha saputo restituire lustro alla vettura senza cancellare le tracce dell’uso umano, offrendo così al pubblico la possibilità di conoscere non solo le linee e le prestazioni della RX-7, ma anche la storia di chi l’ha vissuta. Un insegnamento prezioso su come le aziende automobilistiche possano onorare il passato, valorizzando i propri clienti più fedeli e trasformando ogni auto in un vero e proprio pezzo di memoria condivisa.