Il futuro dell'autoradio a bordo è a rischio: le ragioni dell'allarme

La campagna RadioInAuto e le autorità italiane si scontrano con Bruxelles sul ruolo dell'autoradio e l'obbligo del DAB nelle nuove auto: impatti su sicurezza e servizio pubblico

Il futuro dell'autoradio a bordo è a rischio: le ragioni dell'allarme
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Giorgio Colari
Pubblicato il 16 feb 2026

Il futuro dell’autoradio nelle automobili italiane è al centro di un acceso dibattito che coinvolge istituzioni europee, industria automobilistica e operatori dell’informazione. Mentre oltre 35 milioni di italiani ascoltano la radio ogni giorno – e ben 26 milioni lo fanno mentre sono al volante – cresce il rischio che questo strumento universale venga progressivamente escluso dai veicoli di nuova generazione. Una tendenza che apre interrogativi cruciali sulla sicurezza, sull’accessibilità all’informazione e sulla stessa natura del servizio pubblico.

La radio: un presidio di informazione in pericolo

La radio rappresenta da sempre una garanzia di comunicazione accessibile, gratuita e indipendente dalle reti dati, qualità fondamentali soprattutto in situazioni di emergenza. Tuttavia, la trasformazione tecnologica dell’industria automobilistica sta portando alcuni costruttori a eliminare il ricevitore radio tradizionale dai nuovi modelli, sostituendolo con avanzati sistemi di infotainment basati esclusivamente su internet e smartphone. Questo cambiamento non è passato inosservato: per tutelare il diritto all’informazione libera e universale, RadioInAuto – la campagna promossa da Confindustria Radio Televisioni – ha rilanciato la richiesta di rendere obbligatoria la presenza di sintonizzatori sia analogici (FM/AM) che digitali (DAB) su tutte le vetture.

Il freno della normativa europea

Nel tentativo di garantire la diffusione della radio digitale, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva elaborato una normativa che avrebbe reso obbligatorio il ricevitore DAB su tutti i sistemi di connessione internet delle auto nuove. Tuttavia, l’iniziativa si è scontrata con la richiesta di chiarimenti da parte della Commissione Europea, che ha sospeso l’entrata in vigore della misura in attesa di maggiori dettagli sulla sua necessità e proporzionalità rispetto alle regole del mercato unico. Questo stop ha lasciato in sospeso il destino della radio a bordo, aprendo un nuovo capitolo di confronto tra Bruxelles e il settore automotive italiano.

Un parco auto poco digitale

L’attuale situazione italiana evidenzia un ritardo significativo: solo il 35% delle auto circolanti è dotato di ricevitore DAB. La causa principale è una lacuna normativa sottolineata dall’Agcom nell’aprile 2025: il Codice delle comunicazioni elettroniche prevede l’obbligo di integrare il sintonizzatore digitale solo nei veicoli che dispongono già di un’autoradio tradizionale. Chi invece commercializza auto prive di autoradio – spesso sostituita da piattaforme digitali e connesse – non è tenuto a installare alcun ricevitore DAB. Il risultato è una crescente fascia di automobilisti esclusa dall’accesso diretto alla radio broadcast, con possibili ripercussioni sulla fruizione delle informazioni essenziali.

Due prospettive opposte

Da una parte, gli editori radiofonici e le associazioni di settore sottolineano come la radio integrata rappresenti una soluzione semplice, equa e affidabile, particolarmente per chi non può contare su una connessione dati stabile o continua. In caso di crisi o emergenze, la radio rimane spesso l’unico canale di comunicazione accessibile a tutti. Dall’altra, i produttori di sistemi di infotainment e alcune case automobilistiche promuovono la transizione verso piattaforme connesse, ritenendo che queste offrano un’esperienza utente più ricca, personalizzata e in linea con l’evoluzione digitale dell’automobile.

Implicazioni per chi acquista un’auto

Alla luce di questa incertezza normativa, chi si appresta ad acquistare una vettura nuova dovrebbe verificare con attenzione la presenza effettiva di un sintonizzatore DAB, soprattutto se considera importante l’accesso autonomo alla radio senza dipendere dalla copertura della rete mobile. Per ora, la questione resta aperta: la Commissione Europea attende dall’Italia documentazione aggiuntiva prima di autorizzare qualsiasi obbligo normativo. Il confronto tra costruttori, istituzioni e broadcaster sarà determinante per stabilire se milioni di italiani potranno continuare a contare sulla radio come fonte di informazione durante i loro spostamenti.

Il dibattito sul destino dell’autoradio nelle auto italiane si inserisce in un contesto più ampio di evoluzione tecnologica e ridefinizione dei diritti dei consumatori. Tra le esigenze di servizio pubblico e le strategie commerciali dell’industria, la posta in gioco è l’accesso equo e universale all’informazione: una sfida che riguarda tutti, automobilisti e non.

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