La Corea del Nord ha il tasso di proprietà di automobili più basso al mondo
Scarsissima motorizzazione in Corea del Nord: la vicenda dei Volvo 144, repliche locali come Sungri 58 e Kaengsaeng e le nuove regole 2024-25 sulla proprietà privata
Nel cuore dell’Asia, la Corea del Nord si muove con estrema cautela verso una timida apertura alla motorizzazione privata, un cambiamento che segna una frattura nella sua lunga storia di isolamento. In un paese dove, fino a poco tempo fa, possedere un’automobile era prerogativa di pochissimi e dove si conta appena un veicolo ogni 800 abitanti, qualcosa sembra finalmente cambiare. Il 2024 e il 2025 rappresentano anni di svolta, seppur ancora all’interno di una cornice di controlli e restrizioni rigidissime. La motorizzazione privata, infatti, resta un privilegio riservato a una piccola élite, mentre il resto della popolazione continua a considerare l’auto come un sogno lontano.
Isolamento, copie e debiti storici: la parabola automobilistica nordcoreana
Il cammino verso la motorizzazione della Corea del Nord è stato segnato da decenni di chiusura e autarchia. Il principio del Juche, ovvero l’autosufficienza ideologica ed economica, ha portato il regime a bloccare quasi completamente le importazioni cinesi e di altri paesi, spingendo la nazione a sviluppare una produzione locale spesso basata sulla replica di modelli stranieri. Emblematico è il caso del camion Sungri 58, realizzato copiando fedelmente i progetti sovietici, e della berlina Kaengsaeng, che ricalca le linee della Mercedes-Benz 190E, pur senza raggiungere la qualità dell’originale.
Ma il capitolo più curioso e controverso riguarda senza dubbio la vicenda dei mille Volvo 144 ordinati dalla Svezia negli anni Settanta. La Corea del Nord ricevette regolarmente i veicoli, ma non pagò mai il conto da 73 milioni di dollari. Con il passare degli anni e l’accumulo degli interessi, il debito ha superato i 330 milioni di dollari, diventando un nodo irrisolto nei rapporti tra Stoccolma e Pyongyang e riaffiorando periodicamente nelle trattative diplomatiche.
La nuova legge e le prime aperture: un cambiamento sotto stretta sorveglianza
Il vero punto di svolta arriva con la promulgazione della legge sull’auto privata, che segna una svolta storica nella politica nordcoreana. Per la prima volta, la normativa riconosce la possibilità per i cittadini di possedere un’auto e di trasmetterla agli eredi. Tuttavia, la libertà resta fortemente limitata: la compravendita tra privati è ancora vietata, ogni famiglia può avere solo un veicolo, l’utilizzo commerciale è proibito e i prezzi sono stabiliti dallo Stato. Queste regole stringenti riflettono la volontà del regime di mantenere un controllo totale su ogni aspetto della vita economica e sociale.
Nonostante i limiti, le nuove disposizioni hanno favorito l’arrivo di automobili attraverso import cinese, spesso ribattezzate con marchi nordcoreani prima della registrazione ufficiale. Il fenomeno è particolarmente visibile nella capitale Pyongyang, dove negli ultimi mesi si è assistito a un lento ma costante aumento del numero di vetture private. Tuttavia, la possibilità di acquistare un’auto rimane circoscritta a funzionari di alto livello, imprenditori selezionati e cittadini con disponibilità economiche superiori alla media.
Domande aperte e sfide future per la mobilità nordcoreana
Nonostante queste timide aperture, restano numerosi interrogativi sul futuro della motorizzazione in Corea del Nord. La questione della manutenzione e della reperibilità dei ricambi è ancora tutta da risolvere: riuscirà il paese a creare una vera filiera distributiva in grado di supportare la crescita, seppur limitata, del parco auto? E quali saranno le conseguenze ambientali di un incremento, anche marginale, della circolazione nelle aree urbane più sviluppate?
Gli osservatori internazionali interpretano questa evoluzione come un tentativo del regime di Pyongyang di modernizzare il paese senza perdere il controllo politico sull’economia. Il governo, dal canto suo, giustifica le nuove norme come strumenti di ordine pubblico e di gestione razionale delle risorse. Ma per la stragrande maggioranza dei nordcoreani, l’auto privata rimane un bene inaccessibile, complice il costo elevato e le restrizioni amministrative che ne limitano fortemente la diffusione.
La strada verso una reale motorizzazione di massa appare ancora lunga e tortuosa. La Corea del Nord resta uno degli ultimi baluardi di un mondo dove l’automobile non è un diritto acquisito, ma un privilegio per pochi. Tuttavia, anche piccoli cambiamenti come quelli in atto oggi potrebbero segnare l’inizio di una lenta, ma forse inarrestabile, trasformazione sociale ed economica.