Il meccanico non ha dubbi: «Le auto che si rompono meno in officina sono asiatiche»

Il meccanico spagnolo Kike Ferrer indica le auto giapponesi e coreane tra quelle che richiedono meno riparazioni. Più prudente il giudizio sulle cinesi e sulle elettriche

Il meccanico non ha dubbi: «Le auto che si rompono meno in officina sono asiatiche»
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Giorgio Colari
Pubblicato il 21 set 2026

Quali sono le auto che danno meno lavoro ai meccanici? Per Kike Ferrer, professionista spagnolo specializzato nel modello delle officine “low cost”, la risposta è piuttosto netta: oggi sceglierebbe soprattutto vetture asiatiche, con una preferenza particolare per quelle provenienti da Giappone e Corea del Sud.

Ferrer ha espresso il proprio giudizio durante un’intervista con lo youtuber Adrián G. Martín, che ha visitato la sua attività per raccontare il funzionamento e le difficoltà di un’officina moderna. Si tratta naturalmente dell’esperienza personale di un professionista, e non di una statistica sull’affidabilità, ma la sua osservazione nasce dalle automobili che quotidianamente arrivano per essere riparate.

«Quelle asiatiche si riparano meno»

Secondo Ferrer, negli ultimi anni sarebbe cambiato profondamente il rapporto tra industria europea e asiatica. Il meccanico sostiene che, considerando la qualità dei componenti, i costruttori asiatici abbiano ormai raggiunto una posizione particolarmente favorevole.

La sua osservazione più interessante riguarda proprio ciò che vede in officina: le automobili asiatiche sarebbero quelle che richiedono meno interventi di riparazione. Una definizione che necessita però di una precisazione. Ferrer fa riferimento soprattutto alle Case giapponesi e coreane e non estende automaticamente il giudizio positivo a tutti i produttori del continente.

Sulle auto cinesi il problema sono i ricambi

Il discorso cambia infatti quando vengono affrontate le nuove marche cinesi. Il meccanico non concentra le proprie perplessità necessariamente sulla qualità delle vetture, quanto sulla disponibilità dei componenti necessari per effettuare una riparazione.

Molti marchi cinesi stanno entrando soltanto adesso con maggiore forza sui mercati europei e, secondo Ferrer, la rete dei ricambi non avrebbe ancora raggiunto la maturità dei produttori presenti da decenni. Per un’officina questo aspetto è fondamentale: anche un guasto relativamente semplice può diventare complicato da gestire se il componente necessario non è immediatamente reperibile.

Il suo modello di officina punta sulla specializzazione

Ferrer applica una filosofia particolare anche alla propria attività. Il suo obiettivo è mantenere prezzi contenuti attraverso la specializzazione del personale: ogni meccanico si concentra su determinate lavorazioni, velocizzando gli interventi che esegue più frequentemente.

Come esempio cita la sostituzione della distribuzione, proposta a 325 euro indipendentemente dall’auto. Il prezzo, spiega, è possibile proprio perché chi esegue quel lavoro ha acquisito un’elevata esperienza e può completarne diversi nella stessa giornata.

Alla base del rapporto con il cliente, però, Ferrer mette soprattutto la trasparenza. Riparare un’automobile, sostiene, può essere relativamente semplice; più difficile è spiegare chiaramente quale sia il problema e perché una determinata riparazione abbia un certo costo.

Sulle elettriche il giudizio è molto più critico

Il meccanico si mostra decisamente meno convinto quando parla di auto elettriche, arrivando a definirle provocatoriamente un “inganno”. La sua critica, però, riguarda principalmente l’attuale infrastruttura di ricarica.

Secondo Ferrer, le elettriche potrebbero diventare immediatamente competitive se ricaricare fosse semplice e rapido quanto fare rifornimento a un’auto tradizionale. La sua è una posizione personale e l’esempio di una ricarica completa in un minuto appartiene a uno scenario ipotetico, non alle possibilità delle infrastrutture attuali.

Come cambierà il mestiere del meccanico

Ferrer immagina comunque che l’elettrificazione sia destinata a modificare profondamente le officine. La sua previsione è suggestiva: tra vent’anni i meccanici potrebbero lavorare con il camice bianco, in ambienti più simili a laboratori tecnologici che alle officine tradizionali.

La progressiva scomparsa di molti componenti del motore termico ridurrà infatti alcuni interventi meccanici, mentre aumenteranno quelli legati a elettronica, diagnostica e componentistica elettrica. Nel frattempo Ferrer continua a giudicare le automobili attraverso ciò che vede entrare nella propria officina. E da questa particolare prospettiva, il suo consiglio attuale rimane chiaro: se l’obiettivo è ridurre la probabilità di tornare dal meccanico, Giappone e Corea sono i mercati che gli ispirano maggiore fiducia.

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