Pidcock sorprende al Nürburgring con la sua Porsche: anche i piloti esperti restano stupiti

Tom Pidcock porta la sua Porsche 911 GT3 RS Manthey al Nürburgring e impressiona Jörg Bergmeister. Il campione di ciclismo è velocissimo anche al volante

Pidcock sorprende al Nürburgring con la sua Porsche: anche i piloti esperti restano stupiti
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Giorgio Colari
Pubblicato il 5 nov 2026

Dalle discese affrontate a velocità impressionanti sulle due ruote alle curve più impegnative del Nürburgring, il talento di Tom Pidcock sembra non conoscere confini. Il ciclista britannico, due volte campione olimpico nella mountain bike cross-country, ha approfittato delle vacanze per dedicarsi a un’altra grande passione: le automobili sportive.

Al volante della sua Porsche 911 GT3 RS, il ventisettenne ha condiviso una giornata sul leggendario circuito tedesco con Jörg Bergmeister, ex pilota professionista e collaudatore Porsche. Il risultato ha sorpreso persino chi conosce ogni metro della Nordschleife, confermando che sensibilità, precisione e coraggio possono trovare applicazione anche in discipline apparentemente lontane.

Una Porsche 911 GT3 RS speciale per sfidare il Nürburgring

La protagonista dell’esperienza è una Porsche 911 GT3 RS della generazione 992.1, equipaggiata con il Manthey Kit, un pacchetto sviluppato per migliorare ulteriormente le prestazioni in pista. Gli interventi interessano aerodinamica, sospensioni e impianto frenante, rendendo la sportiva tedesca ancora più efficace nella guida al limite. Una configurazione particolarmente adatta a un tracciato impegnativo come quello del Nürburgring.

Pidcock non era comunque alla sua prima esperienza sul circuito. In precedenza aveva completato i circa 19,1 chilometri del percorso cronometrato con il sistema bridge-to-gantry in 6 minuti e 52,37 secondi. Un riferimento notevole per un automobilista non professionista, anche se non direttamente confrontabile con i tempi ufficiali ottenuti sull’intero tracciato della Nordschleife.

La giornata organizzata da Porsche è iniziata sotto una pioggia intensa. Prima di entrare in pista, il britannico ha visitato le strutture Manthey, riconoscendo diverse somiglianze con l’organizzazione delle squadre ciclistiche professionistiche. Dalla gestione dei ricambi alla preparazione del materiale tecnico, l’approccio metodico gli è apparso sorprendentemente familiare.

Jörg Bergmeister impressionato dalla velocità del campione

Quando le condizioni meteorologiche sono migliorate, Pidcock e Bergmeister hanno iniziato a girare utilizzando pneumatici Michelin Pilot Sport S 5, adatti alla guida sul bagnato. Fin dai primi passaggi, l’ex pilota tedesco ha notato la naturalezza con cui il ciclista riusciva a interpretare le traiettorie, mantenendo una guida fluida e precisa nonostante la complessità del circuito.

Bergmeister ha sottolineato come alcuni ciclisti professionisti possiedano una particolare predisposizione alla guida sportiva. Nel caso di Pidcock, però, a impressionarlo sono state soprattutto la sensibilità nei confronti della vettura e la capacità di affrontare le curve senza esitazioni. Qualità che il britannico ha probabilmente affinato durante anni di competizioni sulle discese più tecniche.

Con l’asfalto progressivamente asciutto, i due hanno montato pneumatici specifici per il secco e modificato alcune regolazioni delle sospensioni. A quel punto è arrivato il giudizio più significativo di Bergmeister: «Ci sono persone che vengono ogni giorno al Nürburgring e girano più lentamente di lui». Un riconoscimento importante per chi, normalmente, gareggia utilizzando soltanto la forza delle proprie gambe.

Dal ciclismo alle quattro ruote, il segreto è nella sensibilità

L’incontro ha permesso a Pidcock di approfondire anche il lavoro di sviluppo delle automobili da competizione. Un aspetto lo ha colpito particolarmente: l’importanza delle sensazioni del pilota accanto ai dati raccolti dagli strumenti. Un principio che il britannico considera fondamentale anche nella messa a punto delle biciclette utilizzate nelle competizioni.

Per il campione olimpico, infatti, i numeri non raccontano tutto. Le informazioni tecniche devono essere interpretate attraverso il comportamento del mezzo e le percezioni di chi lo conduce. Una convinzione condivisa dagli specialisti Manthey, abituati a perfezionare ogni componente attraverso lunghe sessioni di prova sulla Nordschleife.

L’esperienza non rappresenta un debutto agonistico nell’automobilismo né anticipa necessariamente un cambio di carriera. Mostra però quanto le competenze maturate nel ciclismo possano trasferirsi alla guida di una sportiva ad alte prestazioni. E per Pidcock, già abituato a cercare il limite nelle discese, il Nürburgring sembra essere diventato un altro terreno sul quale mettere alla prova il proprio talento.

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