I più incredibili motori diesel mai prodotti prima del Dieselgate
Un viaggio tra i motori diesel di maggior potenza europei: Audi Q7 V12 TDI, Volkswagen V10 TDI, BMW M550d e altri esempi dell'era pre-dieselgate
Per anni, le automobili europee hanno visto il trionfo di una tecnologia che sembrava destinata a segnare un’epoca: quella dei motori diesel ad alte prestazioni. Eppure, un singolo evento ha cambiato per sempre la percezione pubblica e il destino di questi propulsori, cancellando dalla memoria collettiva una stagione di record, innovazione e primati ingegneristici. Oggi, a distanza di tempo, vale la pena ripercorrere la storia di questi motori, riscoprendo ciò che li ha resi unici e riflettendo su come il settore automobilistico sia stato costretto a una svolta epocale.
Motori monumentali
Impossibile non citare la regina delle prestazioni a gasolio: l’Audi Q7 V12 TDI. Questo SUV monumentale, con i suoi 500 cavalli e una coppia impressionante di 1.000 Nm, rappresentava il vertice della tecnologia diesel. Era il simbolo di un’epoca in cui i costruttori tedeschi, e non solo, gareggiavano per spingere sempre più in alto l’asticella delle performance, sfidando apertamente i motori a benzina anche nelle categorie più esclusive.
Non era da meno la BMW M550d, capace di sprigionare 400 cavalli da un sei cilindri tri-turbo, o la sorella sportiva dell’Audi, la SQ7 4.0 V8, con 435 cavalli e prestazioni da vera sportiva. In questo panorama di eccellenza tecnica, il Volkswagen V10 TDI montato sul Touareg, con il suo 5,0 litri, veniva celebrato come “il motore del secolo”: una sintesi perfetta di potenza, affidabilità e tecnologia avanzata, in grado di garantire accelerazioni fulminee e consumi contenuti per la categoria.
Una scelta razionale e di stile
All’epoca, il diesel non era soltanto una scelta razionale per chi percorreva molti chilometri: era una dichiarazione di stile, una dimostrazione di come la ricerca su turbocompressori, gestione elettronica e resistenza dei materiali potesse trasformare un propulsore destinato all’efficienza in un cuore pulsante di emozioni. I V8 e i V12 di quei tempi dichiaravano consumi nell’ordine dei 9 litri/100 km, mentre i più “modesti” V6 e quattro cilindri riuscivano a combinare prestazioni e risparmio in modo inedito, diventando il punto di riferimento per berline di lusso e grandi SUV.
Tutto questo, però, è stato spazzato via da un evento che ha segnato una frattura irreversibile: il dieselgate. Con lo scoppio dello scandalo, la reputazione dei motori diesel è crollata. Le normative sulle emissioni si sono fatte più stringenti, la sensibilità ambientale è cresciuta a dismisura e i costruttori hanno dovuto rivedere in fretta le proprie strategie, puntando su elettrico e ibrido. Così, i propulsori che avevano fatto la storia sono stati relegati a un passato glorioso ma controverso, spesso dimenticato anche dagli stessi appassionati.
Il dibattito, oggi, è più acceso che mai. Da una parte, regolatori e associazioni ambientaliste spingono per una rapida transizione verso motorizzazioni a zero emissioni, considerandolo un passaggio obbligato per tutelare la salute pubblica e il pianeta. Dall’altra, una parte di utenti – soprattutto professionisti e chi percorre elevate distanze ogni anno – continua a riconoscere al diesel vantaggi economici e pratici che difficilmente possono essere eguagliati dalle alternative attuali. Non è un caso che nel mercato dell’usato modelli come la Range Rover L405 mantengano ancora una solida domanda, mentre chi ha avuto la fortuna di guidare queste vetture rimpiange la coppia poderosa e la fluidità meccanica che solo certi motori diesel sapevano offrire.