Gli italiani chiedono tra 65 e 85 mila euro per rinunciare alla patente

AutoScout24 rileva che gli italiani chiedono 65-85 mila euro per rinunciare alla patente cinque anni. Il confronto con Malta evidenzia limiti strutturali e la necessità di investire nel trasporto pubblico

Gli italiani chiedono tra 65 e 85 mila euro per rinunciare alla patente
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Renato Terlisi
Pubblicato il 30 mar 2026

Quanto costa davvero rinunciare alla patente in Italia? La risposta sorprende: tra i 65.000 e gli 85.000 euro. È questa la cifra che gli italiani richiederebbero per accettare di non utilizzare la patente di guida per cinque anni, secondo un recente studio condotto da AutoScout24. Un valore che si discosta nettamente dai 25.000 euro proposti a Malta ai giovani under 30 che decidono di intraprendere lo stesso percorso. Addirittura, un terzo degli intervistati italiani non prenderebbe in considerazione offerte inferiori ai 100.000 euro.

La proposta lanciata da Malta ha riacceso il dibattito su quanto sia possibile esportare iniziative simili in Paesi con caratteristiche geografiche e infrastrutturali differenti. Tuttavia, le cifre emerse dalla ricerca italiana mostrano come, nel nostro Paese, il costo-opportunità di una simile scelta sia tutt’altro che trascurabile. In effetti, quasi il 90% degli intervistati non si mostra contrario in modo assoluto: la maggior parte degli italiani, piuttosto che un rifiuto netto, preferisce valutare una trattativa, anche se al ribasso. Solo il 12% dichiara un diniego categorico, motivato da esigenze legate alla libertà personale, a responsabilità familiari o a carenze nei collegamenti locali.

Le abitudini degli italiani sono radicate

Le motivazioni alla base di questa resistenza sono radicate nelle abitudini quotidiane. Il 58% degli italiani considera l’auto un mezzo indispensabile per spostarsi, mentre il 49% sottolinea la scarsa efficienza o la totale insufficienza del trasporto pubblico nella propria zona di residenza. Questi dati mettono in luce come la dipendenza dall’auto sia fortemente legata non solo a una questione di comodità, ma anche a un’effettiva mancanza di alternative praticabili.

Quando si parla di applicabilità di un incentivo economico per convincere le persone a rinunciare alla patente, emerge un dato significativo: un terzo degli intervistati ritiene che tale misura potrebbe funzionare esclusivamente nelle grandi città ben servite dai mezzi pubblici, mentre risulterebbe inattuabile nelle aree periferiche e interne, dove la mobilità è spesso un vero e proprio ostacolo quotidiano.

Le differenze con l’Italia

Il confronto con la realtà maltese è emblematico. Malta conta circa 550.000 abitanti e 457.000 veicoli distribuiti su poco più di 300 km². Qui, le distanze sono ridotte e la struttura urbana consente una vita relativamente agevole anche senza automobile. L’Italia, invece, si estende per oltre 1.300 km, comprende vaste aree poco infrastrutturate e presenta un sistema di mobilità estremamente eterogeneo. Queste differenze spiegano perché le richieste economiche degli italiani siano così elevate rispetto all’offerta maltese.

Sul fronte ambientale, le associazioni ecologiste vedono con favore la possibilità di ridurre il numero di veicoli circolanti, con benefici evidenti sulla qualità dell’aria e sulla vivibilità urbana. Tuttavia, esperti di trasporti e rappresentanti dei pendolari mettono in guardia: senza investimenti paralleli sulle reti ferroviarie, sui servizi di prossimità e sull’integrazione tariffaria, il risultato rischierebbe di essere limitato e socialmente iniquo, penalizzando soprattutto chi vive lontano dai grandi centri.

Difficile dire di no

Un altro aspetto rilevante riguarda la dimensione psicologica: per molti, la rinuncia alla patente rappresenta una significativa perdita di autonomia e versatilità, difficilmente quantificabile in termini puramente economici. Da qui nasce la disponibilità a discutere, ma anche l’impossibilità di accettare compensi irrisori.

Chiunque voglia replicare il modello maltese in Italia si troverebbe davanti a due ostacoli principali: la varietà territoriale dei bisogni di mobilità e l’elevato costo di una compensazione adeguata alle aspettative degli italiani. Ogni progetto di questo tipo dovrebbe prevedere un’analisi dettagliata delle specificità locali, valutazioni economiche puntuali e investimenti infrastrutturali in grado di offrire valide alternative all’auto privata.

Lo studio di AutoScout24 dimostra che il tema della riduzione del parco auto non può essere affrontato solo con incentivi monetari: servono interventi sulle infrastrutture, una pianificazione strategica e sistemi di incentivazione flessibili, adattati alle diverse tipologie di utenti e ai contesti territoriali. Il dibattito resta aperto e il caso di Malta fornisce spunti interessanti, ma difficilmente applicabili in modo automatico alla realtà italiana.

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