Ferrari Luce, dopo Mazda anche un designer rivendica il diritto sul nome
Ferrari ha scelto "Luce" per la sua prima vettura elettrica, ma il designer Umberto Palermo aveva già presentato la Mole Luce nel 2016. La disputa riguarda diritti sul nome, registrazioni e possibili accordi
Nel mondo dell’automotive, i nomi delle auto sono spesso più di semplici etichette: possono diventare simboli di identità, tradizione e innovazione. È proprio su questo terreno che si è aperto un inedito scenario di conflitto, dove la scelta di un nome si trasforma in un caso che coinvolge grandi marchi e piccoli artigiani. Il caso più recente riguarda la denominazione Luce, scelta dalla storica casa di Maranello per la sua prima vettura elettrica, ma già utilizzata anni prima per un progetto indipendente che porta la firma di Umberto Palermo.
“Non voglio ostacolare Ferrari, purché possa continuare a chiamare il mio progetto Mole Luce.” Con queste parole, il designer torinese Umberto Palermo ha dato voce a una questione che va ben oltre la mera concorrenza commerciale. La sua affermazione mette in luce il valore affettivo e simbolico che può racchiudere una denominazione, specialmente quando essa si lega a storie personali e scelte di vita. Per Palermo, infatti, Luce non è solo il nome di una concept car, ma anche quello della figlia nata proprio nell’anno della presentazione del prototipo, il 2016. Un intreccio di emozioni e passioni che aggiunge profondità a una disputa che, altrimenti, sarebbe rimasta confinata tra le righe della normativa sulla proprietà intellettuale.
Un modello pionieristico
Il prototipo sviluppato da Umberto Palermo sotto il marchio Mole Costruzione Artigianale rappresentava un esempio pionieristico di vettura elettrica sportiva. Basata su un telaio Tesla Roadster, la Mole Luce era equipaggiata con due motori elettrici che garantivano la trazione integrale, una potenza di 288 cavalli e una coppia di 370 Nm. Il peso complessivo di circa 1.200 kg, ottenuto grazie a una carrozzeria in PVC espanso montata su monoscocca in alluminio, assicurava prestazioni di rilievo per l’epoca. L’autonomia teorica dichiarata era di 340 chilometri, collocando la vettura in una nicchia interessante del segmento delle sportive elettriche e confermando la visione innovativa del designer torinese.
La decisione di Ferrari di adottare il nome Luce per la sua prima vettura elettrica ha inevitabilmente acceso i riflettori su una dinamica già nota nel settore: la competizione per denominazioni evocative e distintive, capaci di imprimersi nella memoria collettiva e di essere protette legalmente. Non è la prima volta che la casa di Maranello si trova a dover valutare la disponibilità di un nome: basti pensare al precedente con Mazda, che in Giappone aveva già registrato una denominazione identica. In quel caso, dopo attente verifiche, Ferrari aveva stabilito che non sussistevano diritti di terzi tali da impedirne l’utilizzo.
Una fase di incertezza
Gli esperti di proprietà intellettuale sottolineano che la risoluzione di controversie come questa dipende da molteplici fattori: dalla registrazione formale del marchio nelle diverse giurisdizioni, alla categoria merceologica interessata, dalla continuità d’uso pubblico fino alla durata temporale e all’estensione territoriale della registrazione stessa. Un marchio registrato e utilizzato costantemente gode di una protezione decisamente superiore rispetto a una semplice denominazione non registrata o utilizzata solo a livello locale.
Ad oggi, non risulta pubblica una registrazione ufficiale del marchio Mole Luce da parte di Umberto Palermo, così come non sono noti i dettagli delle verifiche preliminari effettuate da Ferrari. Questo lascia la questione in una fase di incertezza, con la possibilità di soluzioni collaborative all’orizzonte: accordi di licenza, coesistenza pacifica in mercati diversi o specifiche clausole contrattuali che consentano a entrambe le parti di operare senza ostacolarsi a vicenda.
Questa vicenda riflette una realtà più ampia e attuale: la corsa all’elettrificazione nel settore automotive ha generato una crescente competizione per nomi che siano al tempo stesso evocativi, memorabili e facilmente registrabili. In questo contesto, la coesistenza tra i diritti dei grandi marchi storici e quelli dei progetti artigianali indipendenti diventa una sfida che la normativa sulla proprietà intellettuale è chiamata a gestire con equilibrio e lungimiranza. Il caso Luce dimostra come, dietro ogni nome, si nascondano storie, passioni e visioni che meritano attenzione e rispetto, anche quando si scontrano con le logiche di mercato e le strategie dei colossi dell’automotive.