Ford, perdita record di 8,2 miliardi nel 2025: il perché della discesa
Ford registra una perdita netta di 8,2 miliardi nel 2025 per oneri legati agli EV, con ricavi record e un piano per tornare a utili tra 2026 e 2029
Il bilancio 2025 di Ford si chiude con numeri che lasciano il segno: la storica casa automobilistica americana si trova ad affrontare la peggiore perdite 2025 dal lontano 2008, nonostante abbia raggiunto ricavi record e mantenga una posizione di primo piano in diversi segmenti di mercato. Con 187,3 miliardi di dollari di fatturato, in crescita dell’1% rispetto all’anno precedente, il gruppo ha però dovuto registrare una perdita netta di 8,2 miliardi di dollari, una cifra che richiama i tempi più bui della crisi finanziaria globale. Un risultato paradossale, figlio di scelte strategiche che si sono rivelate più onerose del previsto, soprattutto sul fronte della transizione elettrica.
Il 2025 si è rivelato un anno spartiacque, segnato da un profondo ripensamento delle strategie dedicate all’elettrificazione. La cancellazione di progetti EV giudicati insostenibili ha comportato oneri straordinari per ristrutturazione, con impatti pesanti anche a livello operativo. In particolare, il quarto trimestre ha rappresentato un vero e proprio punto di crisi, con una voragine di 11,1 miliardi di dollari. Questo risultato è stato amplificato da 20 miliardi di addebiti collegati ai costi di transizione verso la produzione di veicoli elettrici e alla cancellazione di modelli iconici come l’F-150 Lightning.
Il colpo più duro
Il colpo più duro ai conti di Ford è arrivato dalla decisione di abbandonare progetti elettrici ritenuti strategici, tra cui un SUV a tre file e un pickup di nuova generazione, per un totale di 19,5 miliardi di dollari di svalutazioni. A questi si sono aggiunti 2 miliardi di costi imprevisti dovuti all’inasprimento delle tariffe e altri 2 miliardi di danni derivanti dalla perdita produttiva causata da un incendio presso un fornitore di alluminio a New York nell’ottobre 2025. L’incidente ha colpito duramente la produzione della celebre serie F-Series, uno dei pilastri della redditività del gruppo.
Nonostante questo scenario difficile, l’analisi dei singoli comparti aziendali restituisce un quadro meno uniforme e più articolato. A brillare è stata soprattutto Ford Pro, la divisione specializzata in veicoli commerciali e servizi, che ha generato 66 miliardi di dollari di ricavi e un EBIT di 6,8 miliardi. Questa performance conferma la centralità del business legato alle flotte e ai servizi integrati per il mondo del lavoro, che rimane uno dei punti di forza della casa americana.
Anche la divisione Ford Blue, dedicata ai motori a combustione tradizionali, ha continuato a garantire solidità ai conti, con 101 miliardi di ricavi e un EBIT di 3 miliardi. Il segmento si conferma così il cuore pulsante della redditività di Ford, capace di generare valore anche in un contesto di trasformazione profonda del settore automobilistico.
Una nuova strategia
Più complessa la situazione per la divisione Model e, dedicata ai veicoli elettrici. Nonostante un contributo di 6,7 miliardi di ricavi, la business unit ha registrato una perdita operativa di 4,8 miliardi di dollari. Un dato comunque in miglioramento rispetto al 2024, quando il rosso aveva raggiunto i 5,1 miliardi. La riduzione delle perdite testimonia gli sforzi di razionalizzazione e di contenimento dei costi, ma sottolinea anche le difficoltà di competere in un segmento dove la rapidità di sviluppo e l’efficienza industriale sono ormai determinanti.
Jim Farley, amministratore delegato di Ford, ha definito la nuova strategia come una rimodulazione pragmatica, focalizzata sul consolidamento dei punti di forza esistenti e su investimenti mirati per rendere i veicoli elettrici più accessibili. L’azienda punta inoltre a stringere nuove partnership tecnologiche e industriali per ridurre i costi e condividere il rischio, con l’obiettivo di raggiungere un EBIT rettificato compreso tra 8 e 10 miliardi nel 2026 e una marginalità rettificata dell’8% entro il 2029.
Una sfida cruciale
Il mercato appare però diviso. Se da un lato la scelta di tagliare i progetti meno promettenti viene interpretata come segno di rigore finanziario, dall’altro il rallentamento dell’innovazione espone Ford alla concorrenza di player come Tesla e dei costruttori cinesi, sempre più aggressivi e rapidi nello sviluppo di nuovi modelli. Per fornitori e dipendenti si prospettano inevitabili riorganizzazioni produttive, mentre i clienti vedranno ridursi l’offerta di varianti elettriche nei segmenti a maggiore marginalità.
La vera sfida per Ford sarà dunque quella di recuperare la fiducia degli investitori, rilanciando in modo credibile la propria proposta di veicoli elettrici di massa senza compromettere i margini storici. Sarà fondamentale monitorare l’andamento dell’EBIT rettificato, l’efficacia delle strategie di contenimento dei costi, la resilienza della serie F-Series e il progresso delle alleanze tecniche annunciate. Solo così la casa americana potrà trovare il giusto equilibrio tra innovazione, solidità finanziaria e competitività sul mercato globale.