Perché la Spagna riesce ad attrarre così tanti costruttori cinesi

La Spagna attrae costruttori automobilistici cinesi con impianti sottoutilizzati, il Piano Auto 2030, vantaggi logistici e gigafactory per batterie con partner come CATL

Perché la Spagna riesce ad attrarre così tanti costruttori cinesi
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Giorgio Colari
Pubblicato il 12 feb 2026

La Spagna si sta affermando come il nuovo epicentro europeo per l’espansione dei colossi automobilistici cinesi, un fenomeno che si traduce in numeri impressionanti e scelte strategiche destinate a cambiare gli equilibri industriali del continente. L’obiettivo? Arrivare a produrre almeno 150.000 veicoli entro il 2029, rilanciare impianti storici, costruire nuove gigafactory dedicate alle batterie e sfruttare una posizione geografica privilegiata per trasformare la penisola iberica in un hub logistico di riferimento verso le Americhe. Aziende come Chery, Geely, Leapmotor e altri player stanno puntando con decisione su questa destinazione, spinti da una combinazione di fattori che difficilmente si ritrova altrove in Europa.

Una strategia ben studiata

Il successo della Spagna nell’attrarre questi investimenti non è casuale, ma il risultato di una strategia industriale meticolosamente studiata. Le case automobilistiche cinesi hanno individuato nel Paese una serie di vantaggi chiave: impianti produttivi moderni già esistenti, un sistema di incentivi pubblici estremamente competitivo garantito dal Piano Auto 2030, costi del lavoro più bassi rispetto all’Europa occidentale e una posizione geografica che consente di guardare sia al Mediterraneo sia, soprattutto, al Nord Africa e all’America Latina.

Un esempio emblematico di questa tendenza è rappresentato dallo stabilimento Almussafes di Ford, situato nei pressi di Valencia. Questo impianto, che negli anni d’oro arrivava a produrre fino a 450.000 veicoli all’anno, oggi opera ben al di sotto delle sue potenzialità, con meno di 100.000 unità. Una situazione che ha attirato l’attenzione di Geely, interessata a riattivare le linee produttive già esistenti invece di affrontare i costi e i tempi di una costruzione ex novo.

Chi ha scelto la terra iberica

Non meno significativa è la recente acquisizione, da parte di Chery, dello storico sito produttivo di Zona Franca Barcellona. In questa sede, la casa cinese ha già assemblato 17.300 vetture nel 2025 grazie a una joint venture con Ebro, dimostrando come la riconversione di impianti esistenti sia una strategia vincente per accelerare la presenza sul mercato europeo.

Oltre alla disponibilità di strutture industriali, il vero asso nella manica per le aziende cinesi è il vantaggio normativo: produrre in territorio UE permette di aggirare i dazi doganali imposti ai veicoli importati direttamente dalla Cina. Questo aspetto ha giocato un ruolo determinante nella decisione di Leapmotor di siglare un accordo con Stellantis per l’utilizzo dello stabilimento di Saragozza, a cui si affianca la realizzazione di una gigafactory per batterie in collaborazione con CATL.

Rassicurazioni per gli investitori

La cornice normativa offerta dal Piano Auto 2030 rappresenta un ulteriore elemento di rassicurazione per gli investitori. Questo piano, infatti, garantisce prevedibilità e una prospettiva industriale di lungo periodo, riducendo i rischi regolatori che spesso frenano l’ingresso di capitali stranieri. Anche i sindacati spagnoli hanno mostrato una certa apertura verso le riconversioni produttive, preferendo la salvaguardia dei posti di lavoro a una rigidità contrattuale che rischierebbe di bloccare gli investimenti.

Dal punto di vista logistico, la Spagna si conferma una piattaforma strategica. Barcellona, ad esempio, si sta trasformando per Chery in una base ideale per raggiungere i mercati di Centro e Sud America, mentre i porti mediterranei facilitano i collegamenti con il Nord Africa. Questa posizione rende il Paese un vero e proprio snodo per la distribuzione internazionale dei veicoli.

Ulteriori vantaggi

Sul fronte economico, la Spagna offre ulteriori vantaggi: i costi energetici sono in calo grazie alla crescita delle fonti rinnovabili, come fotovoltaico ed eolico, mentre la presenza di una filiera locale di fornitori specializzati e stipendi inferiori rispetto ad altri Paesi europei contribuisce a rendere ancora più interessante la scelta di investire nella penisola iberica.

Mentre altri gruppi, come Chanan, stanno valutando le proprie opzioni, colossi come BYD e Great Wall continuano l’esplorazione preliminare del mercato spagnolo. Tuttavia, restano aperte alcune questioni cruciali: la dipendenza tecnologica dalla Cina, la tutela della proprietà intellettuale e il rispetto degli standard ambientali sono temi che le autorità europee osservano con grande attenzione, preoccupate per possibili distorsioni della concorrenza legate a finanziamenti esterni. La Spagna, dal canto suo, si trova a gestire il delicato equilibrio tra attrazione di investimenti e sostenibilità industriale, consapevole che la posta in gioco riguarda il futuro dell’intero settore automobilistico europeo.

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