Stellantis, dal 2027 ritornano tutti in ufficio: addio smartworking
Stellantis elimina progressivamente lo smart working in Italia: dal 2026 max due giorni da remoto, rientro totale in ufficio entro il 2027. Sindacati preoccupati su conciliazione e attrattività
Il settore automotive italiano si prepara a una svolta significativa: Stellantis ha annunciato ufficialmente la fine dello smart working per circa 10.000 dipendenti in Italia, tracciando una netta inversione rispetto alle politiche adottate durante la pandemia. La decisione, comunicata dall’amministratore delegato Antonio Filosa, segna l’inizio di una transizione che porterà, entro il 2027, al rientro in ufficio a tempo pieno. Una scelta che avrà impatti profondi non solo sull’organizzazione interna, ma anche sulla vita quotidiana dei lavoratori e sul mercato del lavoro nazionale.
Una strategia che punta sull’innovazione condivisa
Alla base di questa scelta c’è la convinzione, sempre più diffusa ai vertici di Stellantis, che la presenza fisica favorisca l’innovazione e la trasmissione efficace del know-how. Secondo Filosa, la vicinanza tra colleghi in ufficio rappresenta un acceleratore di creatività e collaborazione informale, elementi chiave per restare competitivi in un settore ad alta intensità tecnologica come quello automobilistico. Questa linea si inserisce in una strategia globale, già applicata negli Stati Uniti dove il rientro in ufficio cinque giorni su sette è previsto a partire da marzo 2026.
Un percorso graduale verso la presenza totale
Il passaggio non sarà immediato: per tutto il 2026, i dipendenti potranno ancora usufruire di due giorni di lavoro da remoto a settimana, prima di dire addio definitivamente alla flessibilità nel corso del 2027. Il piano di transizione, illustrato da Antonio Filosa e sostenuto anche dal presidente John Elkann, mira a evitare bruschi strappi e a favorire un adattamento progressivo, pur mantenendo fermo l’obiettivo finale del ritorno totale in sede.
Il confronto con i sindacati: tra preoccupazioni e richieste
Non sono mancate le reazioni dal fronte sindacale. La Fiom Cgil ha espresso forti critiche, sottolineando come molti lavoratori abbiano ormai costruito la propria vita intorno alla flessibilità garantita dallo smart working. Il timore è che questa scelta possa rendere Stellantis meno attrattiva per le nuove generazioni, sempre più attente all’equilibrio tra vita privata e professionale. D’altra parte, la Fim Cisl si mostra più dialogante, chiedendo però all’azienda di valutare attentamente le situazioni personali, come problemi di salute o responsabilità familiari, e di ampliare il tavolo delle trattative coinvolgendo i rappresentanti aziendali.
Implicazioni concrete per lavoratori e azienda
Il ritorno massiccio negli uffici avrà effetti tangibili: si prevede un aumento del traffico pendolare, la necessità di rivedere i servizi di welfare aziendale e le dotazioni di parcheggio, oltre a possibili costi aggiuntivi per i dipendenti. Sul fronte aziendale, Stellantis punta a raccogliere i benefici di una maggiore velocità decisionale, soprattutto nei comparti di progettazione e sviluppo prodotto, dove la collaborazione in presenza viene considerata strategica.
Un dibattito ancora aperto sul futuro del lavoro
La questione resta al centro del dibattito anche a livello internazionale. Se alcune grandi aziende, sia tecnologiche che industriali, stanno tornando a privilegiare la presenza fisica per stimolare l’innovazione, altre continuano a difendere il lavoro da remoto come leva fondamentale per attrarre e trattenere talenti. In Italia, il tema è ancora oggetto di confronto anche dal punto di vista giuridico e contrattuale, con i sindacati che chiedono regole chiare e criteri oggettivi per eventuali eccezioni.
La sfida che attende Stellantis nei prossimi mesi sarà quella di implementare questa transizione senza minare la coesione interna e mantenendo alta la competitività nella selezione delle migliori risorse umane del settore automotive. Il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità di bilanciare le esigenze produttive con le aspettative di una forza lavoro sempre più sensibile alla qualità della vita e all’innovazione organizzativa.