Targhe storiche per veicoli d’epoca: svolta per il patrimonio motoristico italiano

La nuova normativa consente ai veicoli d’epoca, anche pre-1952, di ottenere targhe storiche fedeli all’originale, tutelando il patrimonio motoristico

Targhe storiche per veicoli d’epoca: svolta per il patrimonio motoristico italiano
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Giorgio Colari
Pubblicato il 11 feb 2026

Una svolta epocale sta attraversando il mondo del patrimonio motoristico italiano. Il 10 febbraio 2026 segna una data fondamentale per tutti gli appassionati e i collezionisti di veicoli d’epoca: il Ministro Matteo Salvini, con orgoglio e soddisfazione, ha annunciato la semplificazione delle procedure per l’assegnazione delle targhe storiche ai mezzi costruiti prima del 1952. Un passo che, oltre a rispondere a una richiesta sentita da anni, promette di trasformare in modo profondo e duraturo il panorama dell’automobilismo storico nazionale.

Il provvedimento

La portata di questo provvedimento va ben oltre la semplice burocrazia. Il nuovo iter, formalizzato attraverso la circolare n. 33941 del 20 novembre 2025, nasce da una collaborazione senza precedenti tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Direzione Generale per la Motorizzazione, l’Automobile Club d’Italia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il coinvolgimento diretto di enti certificatori di spicco come ASI, FMI e i registri storici delle principali case automobilistiche italiane ha garantito una visione condivisa e una soluzione concreta alle criticità del passato.

La vera rivoluzione risiede nella possibilità, ora garantita, di mantenere in circolazione i veicoli d’epoca durante tutto il percorso amministrativo. Prima di questa innovazione, infatti, i proprietari erano costretti a lunghe attese e a periodi di fermo obbligato dei propri mezzi, spesso a scapito della loro partecipazione a eventi, raduni o semplici uscite su strada. Oggi, invece, le richieste di immatricolazione potranno essere presentate anche dopo la realizzazione della targa, evitando inutili interruzioni e semplificando notevolmente la vita di migliaia di appassionati.

Svolta per le storiche

Un altro aspetto di grande rilievo riguarda la fedeltà storica delle nuove targhe storiche: per la prima volta, sarà possibile ottenere targhe che riproducono con precisione il design e i materiali originali, offrendo così una continuità estetica e filologica ai restauri più accurati. L’Italia si posiziona così tra i pochissimi Paesi al mondo in grado di offrire una simile opportunità, confermando la propria eccellenza nel settore e la sensibilità verso la tutela dell’identità storica dei mezzi restaurati.

Il valore di questa misura è stato sottolineato da Paolo Perrone, Presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che ha definito il provvedimento come “un’opportunità inedita” per salvaguardare l’“incredibile patrimonio motoristico italiano”. Un patrimonio che non si limita ai soli aspetti tecnici o collezionistici, ma che abbraccia l’intera storia sociale e culturale del nostro Paese. Le targhe storiche diventano così simbolo di un riconoscimento istituzionale e culturale del ruolo centrale che le vetture iconiche di Fiat, Lancia e Alfa Romeo hanno avuto nella costruzione del mito del made in Italy a livello mondiale.

L’impatto della normative

L’impatto di questa normativa è destinato a riverberarsi ben oltre i confini degli appassionati: si tratta di un impulso concreto anche per il vivace settore del restauro e del collezionismo, comparti che coinvolgono ogni anno migliaia di professionisti e hobbisti sia in Italia che all’estero. Il nuovo quadro normativo rende più semplice e trasparente la valorizzazione dei veicoli d’epoca, facilitando la circolazione e la partecipazione a manifestazioni di rilievo internazionale.

L’automobilismo storico italiano, grazie a questo intervento, guadagna una posizione di assoluto rilievo nel panorama europeo e mondiale. La scelta di garantire targhe storiche fedeli all’originale non solo rafforza l’autenticità dei mezzi restaurati, ma rappresenta anche un segnale di attenzione verso il rispetto delle radici e delle tradizioni che hanno reso grande l’industria automobilistica italiana.

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