Stellantis, la gigafactory a Termoli non si farà: cambio di strategia
ACC cancella i piani per le gigafactory a Termoli e Kaiserslautern. Stellantis annuncia linee e DCT e investimenti Euro 7 per salvaguardare posti di lavoro
La mappa industriale europea dell’automotive subisce un brusco cambiamento: la Automotive Cells Company ha deciso di fermare i progetti delle sue gigafactory a Termoli e Kaiserslautern. Questa decisione segna una svolta importante per il settore delle batterie destinate ai veicoli elettrici, rivelando le profonde incertezze che attraversano il mercato europeo e lasciando aperti molti interrogativi sul futuro produttivo di alcune aree strategiche del continente.
I fattori che hanno portato a questa decisione
Tre sono i fattori che hanno portato a questa svolta: la crisi di mercato, una domanda di veicoli elettrici meno robusta del previsto e la crescente overcapacity nella produzione continentale. Questi elementi hanno costretto ACC – la joint venture nata dalla collaborazione tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies – a rivedere radicalmente le proprie strategie. Una decisione che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata impensabile, ma che oggi si impone come inevitabile di fronte ai nuovi scenari del settore.
La realtà dei fatti è che lo stabilimento di Termoli, fermo già dal maggio 2024, e quello di Kaiserslautern in Germania, non vedranno mai la luce. L’azienda ha motivato la cancellazione dei progetti citando esplicitamente il rapido mutamento delle condizioni di mercato e l’impossibilità di rispettare i tempi previsti per la ripartenza. Si apre ora una fase di confronto con le rappresentanze sindacali, chiamate a valutare la possibilità di sospensioni definitive delle attività e a gestire le ricadute occupazionali sul territorio.
Tornano in auge i motori termici
Di fronte a questo scenario, Stellantis non resta a guardare e propone un piano di riconversione industriale per lo stabilimento molisano. L’idea è quella di avviare, entro la fine del 2026, nuove linee produttive dedicate al cambio elettrificato e DCT, affiancate dall’integrazione di motori GSE conformi alla normativa Euro 7. Un piano che punta a garantire la continuità occupazionale e a preservare il ruolo della componentistica italiana nella filiera globale dell’automotive, anche oltre il 2030.
Tuttavia, la situazione viene giudicata critica dai sindacati, che chiedono interventi urgenti da parte del governo. La filiera dell’auto italiana, già messa a dura prova da anni di incertezza, si trova ora davanti a una nuova sfida. La realizzazione di una gigafactory avrebbe rappresentato un’opportunità concreta di rilancio per il territorio del Molise, mentre oggi la preoccupazione è tutta rivolta alla ricerca di alternative valide e al sostegno della transizione industriale.
Non è più un passaggio fondamentale
Lo scenario europeo mette in luce come il passaggio all’elettrico non sia più una semplice corsa lineare. La domanda di veicoli elettrici mostra forti oscillazioni a livello regionale, mentre la sovrapproduzione di batterie e i costi elevati di costruzione delle nuove fabbriche impongono una selezione più attenta dei siti industriali da sviluppare. La scelta di ACC si inserisce in una strategia più ampia che vede Stellantis mantenere salde le proprie competenze anche sulle tecnologie ibride e termiche, per rispondere alle normative ambientali sempre più stringenti e per affrontare una transizione che si preannuncia lunga e complessa.
Nei prossimi giorni, le trattative tra industria e sindacati saranno il vero banco di prova per il futuro occupazionale e produttivo di Termoli. L’intervento pubblico, invocato a gran voce dalle parti sociali, potrebbe rivelarsi fondamentale per attenuare l’impatto economico di questa decisione e per evitare la dispersione delle competenze tecniche sviluppate negli anni in questo territorio. La sfida ora è trovare soluzioni rapide e concrete per garantire una nuova prospettiva di crescita al comparto auto italiano e per non disperdere il patrimonio industriale e professionale accumulato.