Ferrari Dino 246 GT e la promessa di non vendere mai quest'auto

La Dino 246 GT telaio 05286 di Charles Trevelyan è conservata originale in Azzurro Blue con 17000 miglia e motore mai ricostruito, simbolo di passione familiare

Ferrari Dino 246 GT e la promessa di non vendere mai quest'auto
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Giorgio Colari
Pubblicato il 5 gen 2026

C’è un’auto che sfugge alle regole del mercato, una Ferrari che non conosce il concetto di quotazione o di passaggio di proprietà. È la storia di una Dino 246 GT unica, un esemplare che, a distanza di oltre cinquant’anni, resta saldamente nelle mani della famiglia Trevelyan, testimone di un legame che va ben oltre la semplice passione per le quattro ruote. Non si tratta solo di un capolavoro d’ingegneria, ma di una vera e propria eredità, custodita gelosamente come un tesoro di famiglia.

Una promessa solenne

Charles Trevelyan è il protagonista di questa vicenda che inizia con una promessa chiara: “Non sarà mai venduta”. Un’affermazione che trasforma immediatamente questa vettura in qualcosa di inestimabile, dove il valore affettivo supera qualsiasi cifra possa essere proposta da collezionisti o appassionati. La Dino fu acquistata nel novembre del 1972 presso la Maranello Concessionaires di Londra per 4.435 sterline, e da allora ha percorso appena 17000 miglia, ovvero circa 27.000 chilometri. Un chilometraggio sorprendentemente basso, considerando il mezzo secolo trascorso, che testimonia l’attenzione e la cura con cui è stata mantenuta.

La fascinazione di Charles per la Dino 246 GT nasce nel 1968, durante la celebre 24 Ore di Le Mans. Rimasto colpito dalle linee sinuose e dall’eleganza della carrozzeria, Trevelyan decise che un giorno quella vettura sarebbe stata sua. Ma il sogno richiese sacrifici: tre anni di risparmi e la vendita di una Alfa Romeo 1750 GTV, per poter finalmente effettuare l’ordine tanto desiderato. Non tutto però fu semplice: un aumento di prezzo rischiava di far saltare la consegna, ma l’intervento decisivo del colonnello Ronnie Hoare, figura di spicco nel mondo Ferrari, permise di superare le difficoltà burocratiche e di garantire l’arrivo della vettura, anche se Charles era in servizio militare in Germania.

Un approccio maniacale

Ciò che rende davvero straordinaria questa Dino 246 GT non è solo il suo stato di conservazione, ma l’approccio quasi maniacale della famiglia Trevelyan alla sua tutela. La vettura, in una splendida livrea Azzurro Blue, è stata custodita per decenni in un ex hangar militare, coperta con un paracadute per proteggerla dagli agenti atmosferici. Pioggia, neve, umidità: nulla ha potuto scalfire la perfezione di questa Ferrari, che ancora oggi sfoggia dettagli originali come appena uscita dalla fabbrica di Maranello. Il manuale di uso e manutenzione riposa ancora nella sua confezione di fabbrica, intatto e mai aperto.

Il cuore pulsante della vettura, il leggendario V6 2 4 litri, non ha mai subito ricostruzioni o interventi invasivi. I suoi 195 cavalli continuano a regalare emozioni autentiche, con uno scatto da 0 a 100 km/h in circa 7 secondi. L’unica modifica, concessa e realizzata da Charles stesso, riguarda la radio: adattata per registrare il suono dei cambi di marcia, testimonianza di un’attenzione quasi filologica alla memoria e alla storia dell’auto.

Il passaggio di mano

Oggi, il compito di custodire questa icona passa nelle mani di Piers, figlio di Charles e profondo conoscitore del mondo delle auto storiche. Piers ha raccolto il testimone, continuando una tradizione familiare in cui la conservazione e l’autenticità vengono prima di ogni tentazione di restauro totale. La Dino 246 GT non è mai stata un investimento speculativo, ma un frammento di vita, una memoria su quattro ruote che accompagna la famiglia Trevelyan da generazioni.

Persino nelle occasioni pubbliche, come la partecipazione alla Prescott Speed Hill Climb, la vettura non passa inosservata. È celebrata e riconosciuta per ciò che rappresenta: un esempio raro di coerenza e passione, in un mondo in cui il collezionismo automobilistico spesso si divide tra restauri integrali e la ricerca della patina originale. La famiglia Trevelyan ha fatto la sua scelta: questa Ferrari non è destinata al mercato, ma alla storia. E, in fondo, è proprio questo che la rende davvero unica.

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