Giovane meccanica restaura la sua Ferrari Testarossa: missione epica

La giovane meccanica Victoria Bruno ha restaurato una Ferrari Testarossa 1987, preferendo l'iniezione meccanica Bosch e pianificando 100000 miles di utilizzo

Giovane meccanica restaura la sua Ferrari Testarossa: missione epica
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Giorgio Colari
Pubblicato il 18 feb 2026

C’è chi vede nelle auto d’epoca un bene da custodire gelosamente, e chi invece sceglie di restituire loro la voce, portandole di nuovo sulla strada. È il caso di Victoria Bruno, giovane meccanica con una passione che va ben oltre la semplice manutenzione. Il suo percorso parte dal McPherson College, tempio del restauro automobilistico, e la conduce davanti a una sfida che pochi avrebbero il coraggio di affrontare: riportare in vita una Ferrari Testarossa del 1987, rimasta inattiva per oltre vent’anni e con appena 12.000 miglia originali sul contachilometri. Un’impresa che si trasforma in un manifesto generazionale e riaccende il dibattito eterno tra chi predilige la conservazione e chi invece crede che il vero valore di un’auto storica sia il suo utilizzo.

Il restauro meccanico come missione

Il lavoro svolto da Victoria non si limita a una semplice riverniciatura o a un intervento estetico. Al contrario, ogni componente è stato analizzato, smontato e rigenerato con cura quasi maniacale. Dal subframe alle cinghie di distribuzione, dai paraoli degli alberi a camme fino al circuito dei tubi, passando per la pompa dell’acqua e l’alternatore: ogni elemento è stato sottoposto a un processo di restauro meccanico totale. La scelta di Victoria è chiara: restituire alla Ferrari Testarossa la piena funzionalità stradale, rifiutando l’idea di un’auto relegata a sterile oggetto da esposizione.

Cuore piatto e tecnologia analogica

Sotto il cofano di questa icona pulsa un 12 cilindri da 4,9 litri, capace di sprigionare 400 cavalli e 360 lb-ft di coppia. Un motore che, nella sua architettura, rappresenta una delle massime espressioni dell’ingegneria Ferrari degli anni ’80. Victoria ha scelto di mantenere intatto il sistema di alimentazione originale, affidandosi alla robustezza della Bosch mechanical injection: una soluzione che, evitando la complessità elettronica, garantisce affidabilità e autenticità. Le ruote Monodado e la verniciatura nera integrale contribuiscono a conservare l’identità storica della vettura, restituendole il fascino delle origini.

Conservare o usare? Il dilemma culturale

Il mondo dei collezionisti di auto storiche si divide tra due filosofie inconciliabili. Da una parte, i puristi della conservazione, convinti che ogni chilometro percorso tolga valore commerciale e comprometta l’integrità originale della vettura. Dall’altra, gli attivisti dell’uso, tra cui si schiera con decisione Victoria, che vedono nella manutenzione attiva e nella guida su strada la vera essenza di un’auto d’epoca. Solo così, sostengono, si mantiene vivo lo spirito autentico per cui la Ferrari Testarossa è stata costruita.

Le sfide del fai-da-te

Affrontare il restauro di una vettura di questa complessità senza affidarsi a specialisti significa scontrarsi con ostacoli molto concreti: la difficoltà nel reperire componenti ormai rarissimi, la necessità di diagnosticare impianti obsoleti e la gestione di costi spesso imprevedibili. Tuttavia, il vantaggio è inestimabile: la conoscenza approfondita e diretta della propria auto, un fattore cruciale per garantirne l’affidabilità e la longevità, ben oltre il traguardo delle 100.000 miglia.

Il riconoscimento di Jay Leno

Il percorso di Victoria ha attirato l’attenzione anche di Jay Leno, che le ha dedicato un episodio della celebre serie “Jay Leno’s Garage”. Leno ha sottolineato come il vero lusso non risieda tanto nell’acquisto di una Ferrari, quanto nella capacità di mantenerla e guidarla con consapevolezza e rispetto. Il video completo, disponibile su YouTube, offre uno sguardo privilegiato sulle fasi del restauro e sulla passione che anima Victoria.

Un nuovo modo di vivere l’auto storica

La storia di Victoria Bruno è il simbolo di una generazione che non si accontenta di collezionare passivamente. Al contrario, la nuova filosofia è fatta di intervento diretto, di studio, di cura personale e di utilizzo consapevole. Non più auto destinate alla polvere dei musei, ma veicoli riportati alla loro funzione originaria: quella di emozionare su strada. Una sfida alla logica della mera conservazione, che afferma con forza che la vera tutela di un’icona come la Ferrari Testarossa passa proprio attraverso il suo utilizzo.

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