Cuba, il rifornimento si fa con un'app e ci vogliono dei mesi

La crisi del carburante a Cuba, aggravata dalle sanzioni USA, ha paralizzato trasporti e aeroporti. Prenotazioni via app Ticket, mercato nero a 6$/l e aiuti messicani cercano di tamponare l'emergenza

Cuba, il rifornimento si fa con un'app e ci vogliono dei mesi
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Giorgio Colari
Pubblicato il 18 feb 2026

La situazione sull’isola di Cuba è ormai al limite della paralisi, travolta da una delle peggiori emergenze energetiche della sua storia recente. Tra razionamenti digitali, prezzi alle stelle nel mercato nero del combustibile e servizi pubblici al collasso, la popolazione affronta quotidianamente ostacoli sempre più insormontabili. Le cause? Un mix esplosivo di sanzioni USA, blocco delle forniture dai principali partner petroliferi e una fragilità strutturale che emerge con forza in ogni settore, dai trasporti agli ospedali, dal turismo all’igiene urbana.

Razionamento digitale: l’era dell’app Ticket

Per far fronte alla drammatica crisi carburante, le autorità cubane hanno digitalizzato la distribuzione di benzina, imponendo un sistema di prenotazione tramite app Ticket. Ma la soluzione si è trasformata in un incubo organizzativo: le liste d’attesa si allungano per settimane, a volte mesi, mentre ogni automobilista può ricevere al massimo 20 litri di carburante a turno. L’offerta ridotta ha alimentato la nascita di un’economia parallela dove il prezzo della benzina raggiunge picchi di 6 dollari al litro, cifra proibitiva per chi sopravvive con uno stipendio medio statale di meno di 20 dollari mensili. Così, il mercato nero del combustibile diventa spesso l’unica via di salvezza, nonostante i rischi legali e le tensioni sociali che ne derivano.

Emergenza negli aeroporti e turismo in crisi

La crisi energetica non risparmia nessun settore strategico, a partire dall’aviazione civile. Dal 10 febbraio all’11 marzo, ben nove aeroporti cubani, incluso l’importante hub internazionale José Martí dell’Avana, resteranno senza carburante per i jet. Le conseguenze sono immediate: compagnie aeree straniere, soprattutto canadesi e russe, hanno già cancellato numerosi voli, non potendo più contare su rifornimenti affidabili. Il turismo, pilastro dell’economia nazionale, subisce un duro colpo con la chiusura temporanea di hotel, la sospensione di eventi di rilievo come la fiera annuale del sigaro e la perdita di migliaia di visitatori.

Servizi pubblici e blackout energetico: la città al collasso

Il peso della crisi carburante si abbatte anche sui servizi pubblici. Nella capitale, solo 44 dei 106 camion per la raccolta dei rifiuti sono operativi: l’immondizia si accumula per le strade, aumentando i rischi sanitari e l’esasperazione dei cittadini. I blackout energetico sono diventati una costante, con interruzioni di corrente diffuse che colpiscono famiglie, ospedali e piccole attività commerciali. Anche il trasporto pubblico è in forte riduzione, mentre il governo è stato costretto a ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni per limitare i consumi energetici, generando un effetto domino su catene di approvvigionamento e piccole imprese.

Il nodo delle sanzioni USA e la diplomazia del carburante

Al centro del dibattito politico c’è la contrapposizione tra L’Avana e Washington. Le autorità cubane attribuiscono la responsabilità della crisi alle sanzioni USA e al blocco imposto sui paesi fornitori, in particolare il Venezuela, definendo la situazione un vero e proprio “blocco energetico”. Dall’altra parte, il governo americano replica accusando Cuba di cattiva gestione interna e di incapacità nel diversificare le fonti di approvvigionamento sui mercati internazionali. La divergenza di vedute si traduce in una crescente tensione diplomatica, mentre la popolazione resta ostaggio di una crisi senza precedenti.

Speranze flebili e aiuti parziali

Nel tentativo di arginare la crisi, il Messico ha inviato oltre 800 tonnellate di aiuti umanitari e promesso ulteriore sostegno, cercando anche di mediare per il ripristino dei flussi petroliferi verso Cuba. Tuttavia, queste misure si rivelano ancora insufficienti rispetto all’entità del problema. Le famiglie cubane, così come le aziende locali, si arrangiano con soluzioni di fortuna, tra lunghissime attese per carburante, cibo e medicine, blackout continui e servizi pubblici ridotti al minimo. Il paese è impegnato in negoziati internazionali nella speranza di trovare nuove fonti di approvvigionamento, ma la strada verso la normalità appare lunga e incerta.

La crisi carburante di Cuba è il riflesso di una fragilità strutturale aggravata da pressioni esterne e da una gestione interna sempre più contestata. In un contesto di crescente malcontento sociale, il futuro dell’isola resta appeso a un difficile equilibrio tra diplomazia, riforme e resilienza della popolazione.

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