Il ponte fra Cina e Corea del Nord torna in auge: costa 350 milioni di dollari

Il ponte New Yalu River, finanziato dalla Cina, mostra segni di attività nel 2025. Se completate le infrastrutture doganali, potrebbe entrare in funzione entro il 2026 e rilanciare il traffico commerciale e logistico tra Cina e Corea del Nord, alleggerendo il carico sul ponte storico

Il ponte fra Cina e Corea del Nord torna in auge: costa 350 milioni di dollari
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Giorgio Colari
Pubblicato il 18 feb 2026

Dopo undici anni di attesa e innumerevoli false partenze, il New Yalu River torna finalmente al centro della scena internazionale, mostrando segnali concreti di avanzamento. Questo ponte, costruito con un investimento di ben 350 milioni di dollari tra il 2011 e il 2014, era stato pensato per rivoluzionare i collegamenti tra la Cina e la Corea del Nord, ma fino a oggi era rimasto una cattedrale nel deserto: completato nella sua struttura portante, ma privo di quelle opere accessorie fondamentali che ne avrebbero permesso l’utilizzo effettivo. Le ultime immagini satellitari, datate 2025, raccontano però una storia diversa, fatta di progressi tangibili e nuove prospettive di sviluppo per l’intera regione.

Il ritorno all’opera

Dall’inizio di marzo, infatti, sono apparse nel territorio nordcoreano alcune nuove costruzioni: piccoli edifici, perfettamente compatibili con le caratteristiche delle infrastrutture doganali, stanno prendendo forma proprio in prossimità della rampa di accesso al ponte. Un segnale inequivocabile che qualcosa si sta finalmente muovendo. Non si tratta più di semplici promesse o annunci: i lavori stanno proseguendo, e si intravedono configurazioni più complesse, che potrebbero preludere alla realizzazione di uffici di controllo, punti di ispezione e altre strutture essenziali per il transito commerciale.

Il New Yalu River era nato con l’obiettivo di alleggerire la pressione sul più anziano Sino Korean Friendship Bridge, l’unico collegamento stabile e funzionante tra Dandong e Sinuiju, che da decenni sostiene quasi la totalità dei flussi commerciali tra i due Paesi. Nonostante la sua importanza strategica, però, il nuovo ponte è rimasto a lungo inutilizzato a causa delle gravi carenze infrastrutturali sul lato nordcoreano. Le ragioni di questi ritardi sono molteplici: dalla cronica mancanza di fondi e materiali, aggravata dalle restrizioni internazionali, fino all’impatto devastante della pandemia di COVID-19, che ha bloccato ogni iniziativa transfrontaliera per oltre tre anni.

Cosa comporterebbe

Ma cosa cambierebbe se, finalmente, il New Yalu River diventasse operativo? Per il settore dei trasporti e della logistica automobilistica, le ricadute sarebbero immediate e significative. Una seconda arteria commerciale permetterebbe di ridistribuire i flussi di camion pesanti e convogli, riducendo drasticamente i tempi di attesa ai confini e snellendo le rotte tra la Cina e la Corea del Nord e la capitale Pyongyang. Non si tratta solo di un beneficio per il traffico merci: l’apertura del ponte rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione per le catene di approvvigionamento e la mobilità nell’intera regione nordorientale.

Gli esperti del Center for Strategic and International Studies, tuttavia, invitano alla cautela. La strada verso la piena operatività del New Yalu River è ancora costellata di ostacoli: oltre alla costruzione fisica delle infrastrutture doganali, sarà fondamentale implementare procedure di controllo moderne, adottare tecnologie avanzate per la sicurezza dei confini e, soprattutto, raggiungere accordi amministrativi bilaterali solidi tra Pechino e Pyongyang. Senza una cornice regolatoria chiara e condivisa, il ponte rischia di restare un’opera incompiuta, incapace di esprimere tutto il suo potenziale.

Implicazioni geopolitiche

Sul piano geopolitico, le implicazioni sono altrettanto rilevanti. Per la Cina, la piena funzionalità del New Yalu River significherebbe consolidare l’interdipendenza economica con un alleato strategico, oltre a risolvere uno dei principali colli di bottiglia logistici dell’area. Per la Corea del Nord, invece, il ponte potrebbe rappresentare una preziosa valvola di sfogo per un’economia da anni sotto pressione, offrendo nuove opportunità di scambio e approvvigionamento. Restano però le preoccupazioni della comunità internazionale: la natura effettiva delle merci che transiteranno sul ponte, la possibilità di aggirare il regime sanzionatorio vigente e il rischio che il nuovo collegamento venga utilizzato per traffici non autorizzati sono tutti temi che dovranno essere affrontati con la massima attenzione.

I prossimi mesi saranno decisivi per il destino del New Yalu River. Le immagini satellitari hanno già dimostrato che, dopo anni di immobilismo, qualcosa si sta finalmente muovendo sul terreno. Ma la storia di questo ponte insegna che l’ottimismo va sempre bilanciato dalla prudenza: solo quando le infrastrutture doganali saranno completate, le strade di accesso rese pienamente operative e gli accordi amministrativi sottoscritti, l’ex simbolo dell’incompiutezza potrà trasformarsi in una vera infrastruttura, capace di cambiare il volto dei rapporti tra Cina e la Corea del Nord e di proiettare la regione verso una nuova era di sviluppo e cooperazione.

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