La rarissima Porsche che i collezionisti rincorrono da decenni
Approfondimento sulla Porsche 911 Carrera RS 2.7 del 1973: specifiche tecniche, varianti M472 M471 M491, risultati in gara e l'influenza sul mercato collezionistico moderno
Nel panorama delle auto sportive, poche vetture possono vantare l’aura leggendaria e l’impatto rivoluzionario della Porsche degli anni Settanta. Nel 1973, infatti, vedeva la luce un’auto destinata a cambiare per sempre il concetto stesso di sportività su strada: la Carrera RS 2.7. Non era solo una macchina da corsa adattata all’uso quotidiano, ma il risultato concreto di una filosofia progettuale che avrebbe guidato la casa di Stoccarda per decenni: alleggerimento, aerodinamica intelligente e piacere di guida senza compromessi. Il suo iconico Ducktail, il motore boxer da 2,7 litri e un peso piuma di soli 960 kg rappresentavano la sintesi perfetta tra esperienza racing e fruibilità per i clienti privati. Non sorprende che il suo valore, da 100.000 dollari nel 2004, abbia superato il mezzo milione nei decenni successivi, consacrandola tra le più ambite auto da collezione.
Una filosofia senza compromessi: la leggerezza come dogma
La nascita della Carrera RS 2.7 fu una risposta diretta ai severi requisiti di omologazione imposti dalla FIA per la partecipazione al Gruppo 4. La Porsche, però, seppe trasformare questa sfida in un’opportunità di innovazione. Il motore flat-six, capace di erogare 210 CV a 6.300 giri, consentiva accelerazioni brucianti da 0 a 100 km/h in circa 5,3 secondi e una velocità massima vicina ai 245 km/h – numeri straordinari per l’epoca. L’approccio tecnico privilegiava l’efficienza e il contenimento del peso rispetto alla semplice ricerca di cilindrata e potenza, un tratto distintivo che avrebbe definito il DNA della casa tedesca.
Varianti per ogni passione: dalla strada alla pista
La strategia produttiva della Porsche si articolava su più versioni, pensate per soddisfare diverse esigenze e desideri degli appassionati:
- M472 Touring (1.308 esemplari): la declinazione più “civile”, caratterizzata da interni completi, sedili posteriori e paraurti in acciaio. Una soluzione ideale per chi desiderava una sportiva iconica, ma adatta anche all’uso quotidiano.
- M471 Lightweight (200 unità): qui l’essenzialità era la parola d’ordine. Eliminazione di ogni accessorio superfluo, per offrire un’esperienza di guida pura e senza filtri, dedicata ai veri puristi dell’automobilismo.
- M491 RSR 2.8 (55 vetture): la versione pensata per le competizioni, con cilindrata aumentata a 2,8 litri. Protagonista assoluta in pista, vanta risultati storici come le vittorie nelle 24 Ore di Daytona e nelle 12 Ore di Sebring del 1973.
- RSH (17 esemplari): una configurazione estremamente spartana, prodotta tra i primi 500 modelli necessari all’omologazione FIA, con l’obiettivo di rispettare i rigorosi requisiti tecnici richiesti.
Dalla pista al mito: il valore che cresce nel tempo
Le versioni più estreme della Carrera RS 2.7 conquistarono rapidamente le piste di tutto il mondo, costruendo una reputazione agonistica che sarebbe diventata la base del suo fascino per i collezionisti. Nel tempo, il mercato delle auto storiche ha visto una crescita vertiginosa delle quotazioni: se nel 2004 la valutazione media era di circa 100.000 dollari, già nel 2015 le cifre raggiungevano i 500.000 dollari, con esemplari rari e preparati che hanno sfondato il milione nelle aste internazionali. Autenticità, rarità e condizioni di conservazione sono oggi i criteri fondamentali che guidano investitori e appassionati nella scelta di un modello.
Un’eredità tecnica che plasma il futuro
I restauratori sottolineano la difficoltà di mantenere intatti elementi originali come il celebre Ducktail o i dettagli specifici degli interni delle versioni M472 Touring e M471 Lightweight. Dal punto di vista ingegneristico, la Porsche Carrera RS 2.7 è unanimemente riconosciuta come antesignana di concetti che oggi sono alla base delle sportive di alto livello: alleggerimento strutturale consapevole, priorità al comportamento dinamico piuttosto che ai meri dati di potenza, e una raffinata integrazione dell’aerodinamica funzionale.
Questa eredità è evidente nelle moderne GT3 RS e in tutte le successive generazioni della casa di Stoccarda, che continuano a incarnare la stessa filosofia costruttiva nata cinquant’anni fa. Per storici, collezionisti e semplici appassionati, la Carrera RS 2.7 resta una pietra miliare nella definizione dell’identità sportiva Porsche, simbolo di una passione e di una visione tecnica che ancora oggi guidano lo sviluppo delle auto più desiderate al mondo.