Euro 7, una novità che introdurrà regole molto più dure per tutti
Euro 7 impone limiti più severi a emissioni e particelle, introduce OBM e Passaporto Ambientale: tempi, impatti su industria, consumatori e ambiente
Una vera e propria rivoluzione normativa si prepara a investire il settore automobilistico europeo, portando con sé nuove sfide e opportunità per costruttori, consumatori e istituzioni. Il cuore di questa trasformazione è rappresentato dall’introduzione dello standard Euro 7, che promette di ridefinire in modo sostanziale i parametri di omologazione e controllo delle emissioni dei veicoli stradali. A partire da novembre 2026, infatti, i nuovi modelli di auto e furgoni dovranno adeguarsi a limiti decisamente più severi rispetto al passato, segnando una svolta cruciale nella strategia europea per la tutela ambientale e la salute pubblica.
Un calo del 15% dei valori di riferimento
Tra i dati più significativi spicca la riduzione CO2 prevista: un calo del 15% rispetto agli attuali valori di riferimento, accompagnato da una diminuzione del 35% degli NOx (ossidi di azoto) per auto e veicoli commerciali leggeri, e addirittura del 56% per i camion. Questi numeri, destinati a incidere profondamente sulle politiche di progettazione e produzione, si affiancano a un’attenzione inedita verso le fonti di inquinamento non convenzionali. Per la prima volta, infatti, la normativa europea estende il proprio raggio d’azione alle particelle da usura generate dai freni e dagli pneumatici, introducendo limiti specifici anche per le emissioni di ammoniaca provenienti dai catalizzatori.
Il nuovo impianto regolatorio non si limita a fissare valori di soglia più stringenti, ma innalza sensibilmente i requisiti di durabilità veicoli. I mezzi dovranno garantire il mantenimento delle proprie prestazioni ambientali per almeno 10 anni o 200.000 chilometri, raddoppiando di fatto gli standard attuali. Questa scelta punta a garantire che i benefici ambientali non si esauriscano nei primi anni di vita del veicolo, ma si estendano lungo tutto il ciclo di utilizzo, assicurando una maggiore efficacia delle politiche di riduzione delle emissioni.
Percorso di implementazione rapido
Il percorso di implementazione sarà rapido e scandito da tappe precise. A novembre 2026 entreranno in vigore le nuove regole per auto e veicoli commerciali di nuova omologazione, seguite dall’estensione a tutte le immatricolazioni nel novembre 2027 e, infine, dall’applicazione ai mezzi pesanti nel 2028. Questo calendario serrato impone all’industria automobilistica una corsa contro il tempo: sarà necessario investire massicciamente in sensori avanzati, componenti innovativi e nella riprogettazione delle unità motrici per rispettare i nuovi standard.
Uno degli elementi più innovativi della normativa è l’introduzione dei sistemi OBM (On-Board Monitoring), che garantiranno un monitoraggio continuo e in tempo reale delle emissioni effettive dei veicoli durante l’utilizzo su strada. Questi dispositivi, destinati a rivoluzionare il concetto di controllo ambientale, offriranno ai consumatori una trasparenza senza precedenti sulle reali prestazioni dei propri mezzi. In parallelo, il Passaporto Ambientale diventerà un documento fondamentale, fornendo informazioni dettagliate sui consumi, sulle emissioni e sulle performance delle batterie nei veicoli ibridi ed elettrici. Questi strumenti non solo accresceranno la consapevolezza degli utenti, ma potranno anche influenzare le scelte di acquisto e il valore residuo dei veicoli nel tempo.
Sistemi di monitoraggio
Tuttavia, l’adozione diffusa di sistemi di monitoraggio e certificazione solleva anche interrogativi di rilievo. Da un lato, i produttori temono che i costi legati all’adeguamento tecnologico possano tradursi in un aumento dei prezzi finali, penalizzando i consumatori e mettendo sotto pressione la competitività delle aziende europee. Dall’altro, cresce il dibattito sulla privacy e sulla gestione dei dati raccolti dai sistemi OBM, un tema che richiederà soluzioni chiare e condivise per garantire la tutela dei diritti individuali.
Sul fronte sociale, la riforma incontra il favore di ambientalisti e organizzazioni non governative, che vedono nello standard Euro 7 un passo decisivo per migliorare la qualità dell’aria e ridurre i rischi per la salute pubblica. Il settore industriale, invece, chiede misure compensative e un dialogo costruttivo con le istituzioni per attenuare gli impatti sulla filiera produttiva e sui consumatori finali. La sfida, in definitiva, sarà quella di trovare un equilibrio tra l’ambizione ambientale, la sostenibilità economica e la salvaguardia della competitività europea in un mercato globale sempre più orientato all’innovazione e alla responsabilità ambientale.