Disattivazione cilindri, quanto fa risparmiare e quali problemi può dare
La disattivazione dei cilindri permette al motore di lavorare temporaneamente con meno cilindri per ridurre consumi ed emissioni: ecco come funziona e quali problemi vengono segnalati
Un’auto con quattro, sei o otto cilindri non deve necessariamente utilizzarli tutti in ogni momento. Alcuni motori possono infatti disattivare temporaneamente parte dei cilindri quando non è richiesta tutta la potenza disponibile, con l’obiettivo di consumare meno carburante e ridurre le emissioni.
La tecnologia può assumere nomi differenti a seconda del costruttore e del sistema utilizzato. Tra le denominazioni troviamo Cylinder on Demand (CoD), Active Cylinder Technology (ACT) e Active Fuel Management (AFM). Il principio di base, però, rimane simile: quando le condizioni lo permettono, il motore lavora temporaneamente utilizzando un numero inferiore di cilindri.
Il conducente non deve premere pulsanti né selezionare una particolare modalità di guida. È la centralina a decidere quando attivare e disattivare il sistema, analizzando continuamente le condizioni di funzionamento. Ma quanto carburante permette realmente di risparmiare? E soprattutto, questa maggiore complessità può creare problemi con il passare dei chilometri?
Come funziona la disattivazione dei cilindri
Il sistema entra in funzione quando il motore non deve esprimere tutta la propria potenza. La centralina elettronica controlla parametri come velocità, regime di rotazione e coppia richiesta e stabilisce autonomamente quando è possibile ridurre il numero di cilindri attivi.
Una situazione tipica può essere quella di un lungo viaggio in autostrada. Se l’automobile procede per molti chilometri a velocità costante, con una richiesta di potenza relativamente contenuta, utilizzare tutti i cilindri può non essere necessario. Il sistema può quindi disattivarne temporaneamente alcuni e riattivarli quando il conducente torna a chiedere maggiore potenza.
Un’accelerazione, un sorpasso o un aumento del carico possono quindi riportare rapidamente il motore al funzionamento completo. Il passaggio è gestito automaticamente e, in condizioni normali, dovrebbe risultare difficilmente percepibile dal conducente. Alcune automobili mostrano sul quadro strumenti una segnalazione che indica il funzionamento con un numero ridotto di cilindri, mentre su altre non è presente alcuna indicazione evidente.
La vera difficoltà tecnica consiste proprio nel rendere la transizione il più fluida possibile. Passare da tutti i cilindri attivi a un numero inferiore modifica infatti le caratteristiche di funzionamento del motore, compresi rumore e vibrazioni. Per questo i costruttori devono adottare specifiche soluzioni per limitare gli effetti percepiti nell’abitacolo.
Quanto si risparmia con la disattivazione dei cilindri
Il motivo per cui esiste questa tecnologia è semplice: ridurre i consumi quando non serve tutta la potenza del motore. Secondo le indicazioni riportate, il vantaggio può attestarsi indicativamente tra il 5 e il 10%, variando anche in funzione dello stile e delle condizioni di guida. Al minor consumo di carburante si accompagna una riduzione delle emissioni.
Non bisogna però aspettarsi lo stesso risultato in qualsiasi situazione. La tecnologia trova le condizioni più favorevoli quando l’auto mantiene un’andatura regolare per un periodo sufficientemente lungo. In città, invece, accelerazioni, rallentamenti, semafori e continue variazioni della velocità possono ridurre sensibilmente il tempo durante il quale il motore riesce a mantenere alcuni cilindri disattivati.
Per questo il vantaggio della disattivazione dei cilindri nella guida urbana può essere molto più limitato rispetto a quello ottenibile in condizioni di marcia costante. In sostanza, non si tratta di un sistema capace di tagliare automaticamente i consumi del 10% in qualsiasi viaggio. Il beneficio dipende da quanto spesso l’elettronica riesce effettivamente a sfruttare la modalità con un numero ridotto di cilindri.
Disattivazione cilindri, quali problemi vengono segnalati
Al vantaggio sui consumi si contrappone un elemento inevitabile: la maggiore complessità meccanica ed elettronica necessaria per permettere al motore di cambiare configurazione durante la marcia.
Tra i problemi segnalati vengono citate le punterie idrauliche, che possono bloccarsi o danneggiarsi. Vengono inoltre indicati la possibile usura dell’albero a camme, problemi alle molle delle valvole, un incremento del consumo di olio e guasti agli attuatori elettrici.
Questo non significa, naturalmente, che un motore dotato di CoD, ACT o AFM sia destinato a sviluppare questi problemi. Sono possibili criticità da considerare, non una conseguenza automatica della tecnologia. Un altro aspetto riguarda le vibrazioni.
Quando cambia il numero di cilindri che partecipano attivamente al funzionamento del motore, cambiano inevitabilmente anche le sue caratteristiche vibrazionali. I costruttori devono quindi lavorare per rendere la transizione poco evidente a chi si trova a bordo.
Sulle vetture con cambio automatico, eventuali vibrazioni possono inoltre diventare più percepibili in presenza di usura di altri componenti della trasmissione, come il convertitore.
Conviene davvero avere un motore con Cylinder on Demand?
La disattivazione dei cilindri nasce da un compromesso piuttosto chiaro: introdurre una tecnologia più complessa per ridurre consumi ed emissioni nelle condizioni in cui il motore non deve lavorare a pieno carico.
Il vantaggio può essere concreto soprattutto per chi percorre frequentemente strade extraurbane e autostrade mantenendo velocità relativamente costanti. Chi utilizza l’auto quasi esclusivamente nel traffico cittadino potrebbe invece sfruttare meno frequentemente la funzione.
Dal posto di guida, comunque, non bisogna fare praticamente nulla. Non esistono procedure particolari da seguire: la centralina attiva e disattiva automaticamente i cilindri in funzione delle condizioni di marcia.
Il risparmio indicato, fino al 5-10% nelle condizioni favorevoli, spiega perché diversi costruttori abbiano adottato nel tempo sistemi di questo tipo. La maggiore complessità richiede però attenzione alla manutenzione, soprattutto con l’aumentare dei chilometri.
La disattivazione dei cilindri non è quindi un trucco che trasforma improvvisamente un motore potente in un’utilitaria, ma un sistema che cerca di evitare di utilizzare tutta la meccanica disponibile quando semplicemente non serve tutta la potenza. Ed è proprio nei lunghi tratti percorsi a velocità costante che questa tecnologia può mostrare meglio i propri vantaggi.