Volkswagen deve tagliare ancora: Porsche SE chiede decisioni rapide

Volkswagen accelera sulla ristrutturazione: Porsche SE chiede tagli più rapidi, mentre il gruppo valuta capacità produttiva, gamma e occupazione in Germania

Volkswagen deve tagliare ancora: Porsche SE chiede decisioni rapide
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Renato Terlisi
Pubblicato il 11 ago 2026

Per Volkswagen la cura potrebbe essere ancora più pesante del previsto. Il gruppo automobilistico tedesco sta già lavorando a un vasto piano di riduzione dei costi, ma gli interventi programmati potrebbero non essere sufficienti. E ora aumenta anche la pressione di Porsche Automobil Holding SE, principale azionista del costruttore, che chiede decisioni rapide su costi e capacità produttiva.

Sul tavolo ci sono numeri importanti: 50.000 posti di lavoro in meno in Germania entro il 2030, una gamma di modelli destinata a ridursi sensibilmente e ulteriori interventi sulla capacità produttiva. Il CEO Oliver Blume ha inoltre indicato di non poter garantire il futuro di quattro stabilimenti tedeschi.

Il problema, secondo quanto indicato dal management, è soprattutto di competitività. Volkswagen avrebbe uno svantaggio di costo del 20% rispetto ai concorrenti nelle attività legate ad amministrazione, infrastrutture e altre funzioni di supporto. Colmare completamente quel divario avrebbe conseguenze ancora più profonde sull’organizzazione del gruppo.

Volkswagen deve tagliare i costi, Porsche SE aumenta la pressione

A rendere ancora più evidente la delicatezza della situazione sono i conti di Porsche SE, holding che possiede oltre il 53% delle azioni ordinarie di Volkswagen. Nel primo semestre sono state registrate svalutazioni per 3 miliardi di euro relative alla partecipazione in Volkswagen, alle quali si aggiungono altri 200 milioni sulla partecipazione diretta in Porsche AG.

Il risultato è una perdita netta semestrale di 2,22 miliardi di euro, contro un utile di 338 milioni registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Da qui la richiesta di accelerare. Porsche SE vuole che i propri principali investimenti adottino interventi più incisivi per aumentare redditività, efficienza nell’impiego del capitale e competitività. Dopo gli interventi concordati in Porsche AG, l’attenzione si sposta quindi su Volkswagen.

Il presidente del consiglio di amministrazione di Porsche SE, Hans Dieter Pötsch, ha definito quello attuale un “bivio storico” per il Gruppo Volkswagen, sottolineando che rinviare le decisioni rischierebbe di rendere ancora più gravi i problemi. Il messaggio è piuttosto chiaro: la priorità deve essere riportare i costi su livelli competitivi e intervenire sulla capacità produttiva in eccesso.

50.000 posti in meno, ma potrebbero non bastare

Volkswagen non parte da zero. Il gruppo ha già lavorato a un ampio programma di contenimento dei costi per il 2025 e il 2026, con l’obiettivo di eliminare 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030 e ottenere risparmi per diversi miliardi di euro ogni anno.

Il problema è che, secondo i vertici, quanto pianificato potrebbe non bastare. Volkswagen ha recentemente rivisto al ribasso anche le previsioni di vendita per il 2026 e deve fare i conti con condizioni di mercato diventate più difficili.

A preoccupare è soprattutto il divario strutturale con i concorrenti. Blume ha quantificato in circa il 20% lo svantaggio di costo nelle funzioni amministrative, nelle infrastrutture e nelle attività a supporto del business principale. Secondo il ragionamento indicato dal CEO, eliminare teoricamente questo gap potrebbe equivalere a una riduzione della forza lavoro di ulteriori 50.000 posti.

Non si tratta, però, di un nuovo piano già deliberato per altri 50.000 licenziamenti. Il numero serve a rappresentare la dimensione dello svantaggio di costo e delle possibili conseguenze di un suo completo azzeramento. La distinzione è importante, soprattutto in una fase nella quale le trattative con i rappresentanti dei lavoratori devono ancora entrare nel vivo.

Volkswagen potrebbe dimezzare la gamma e tagliare la produzione

Il personale è soltanto una parte della ristrutturazione. Il gruppo punta anche a ridurre la propria gamma di modelli di quasi la metà e a diminuire ulteriormente la capacità produttiva. L’obiettivo è adattare la struttura industriale a volumi e condizioni di mercato differenti rispetto al passato.

Ed è proprio sul futuro degli stabilimenti che lo scontro rischia di diventare particolarmente duro. Blume ha indicato di non poter garantire il futuro di quattro fabbriche in Germania. Se le misure più drastiche prospettate dovessero concretizzarsi, per il marchio Volkswagen lo storico stabilimento di Wolfsburg potrebbe rimanere l’unico sito tedesco dedicato all’assemblaggio.

Uno scenario che incontra una forte opposizione. I rappresentanti dei lavoratori e i sindacati hanno già organizzato proteste contro possibili chiusure e riduzioni dell’occupazione, promettendo battaglia sui piani di ristrutturazione. A rendere la partita ancora più complessa c’è il particolare sistema di governance di Volkswagen. Il consiglio di fabbrica e i Länder possono infatti far valere i propri diritti di cogestione, mentre lo Stato della Bassa Sassonia ha un ruolo particolarmente importante all’interno dell’assetto del gruppo.

Alla fine di giugno Blume aveva già incontrato l’opposizione dei rappresentanti dei lavoratori e della Bassa Sassonia nel consiglio di sorveglianza.

La partita decisiva si gioca nei prossimi mesi

La difficoltà di Volkswagen, quindi, non consiste soltanto nell’individuare dove risparmiare. Il vero ostacolo è trasformare il piano industriale in decisioni concrete, trovando un equilibrio con lavoratori e istituzioni.

Nelle prossime settimane sono previsti incontri tra i dirigenti del gruppo, i dipendenti e i rappresentanti sindacali per discutere della situazione. Blume punta a raggiungere un consenso entro la fine dell’anno. Porsche SE, però, non sembra intenzionata ad accettare tempi troppo lunghi. La holding ritiene necessario ridurre la capacità produttiva in eccesso, abbassare significativamente i costi e rendere più rapide le capacità decisionali e operative del gruppo.

Il rischio indicato è quello di vedere Volkswagen perdere terreno in modo permanente rispetto ai concorrenti internazionali. Per gli automobilisti le conseguenze non saranno necessariamente immediate, ma una ristrutturazione di questa portata potrebbe cambiare profondamente Volkswagen negli anni a venire. Una gamma molto più piccola significa meno modelli e una maggiore concentrazione sugli investimenti considerati strategici.

Per i lavoratori tedeschi, invece, la questione è già molto più concreta. Tra 50.000 posti destinati a essere eliminati entro il 2030, fabbriche dal futuro incerto e nuovi risparmi ancora da individuare, la partita sulla nuova Volkswagen è appena entrata nella sua fase più delicata.

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