Di chi è la responsabilità con auto a guida autonoma: chi paga
La guida autonoma ridefinisce l'assicurazione: responsabilità condivisa, coperture per malfunzionamenti software e rischio informatico spingono verso polizze ibride
Quando si parla di guida autonoma, la domanda cruciale che si impone è: chi paga quando l’algoritmo commette un errore? L’avvento dei veicoli senza conducente umano non è solo una rivoluzione tecnologica, ma un terremoto per il settore delle assicurazioni. I modelli di copertura tradizionali, basati sulla responsabilità del conducente, si trovano ora a fare i conti con una realtà in cui la decisione non è più esclusivamente umana. Ma allora, chi risponde in caso di incidente? Il software, il produttore, il gestore della flotta o chi fornisce la piattaforma digitale?
Cortocircuito nella catena
La transizione dalla guida manuale ai sistemi automatizzati ha innescato un vero e proprio cortocircuito nella catena della responsabilità. Le prove condotte in paesi come Regno Unito e Stati Uniti evidenziano come il problema sia profondamente legale oltre che tecnico: in contesti urbani complessi, con traffico intenso, pedoni e ciclisti, identificare il soggetto responsabile di un sinistro diventa un rompicapo, soprattutto quando il ruolo del conducente umano si riduce a quello di semplice passeggero.
Esemplare, in questo senso, è il caso Waymo: dietro ogni corsa apparentemente automatica, esistono operatori remoti pronti a intervenire in caso di necessità. Questo modello ibrido, in cui uomo e macchina convivono, mette in discussione l’efficacia delle polizze RCA classiche e obbliga le compagnie assicurative a ripensare da zero la struttura delle coperture offerte.
Le soluzioni in fase di sperimentazione
Le soluzioni attualmente in fase di sperimentazione prevedono una combinazione di elementi finora separati: coperture contro malfunzionamenti software, garanzie per bug e aggiornamenti difettosi, tutele specifiche sulla responsabilità dei fornitori tecnologici. Negli Stati Uniti, le polizze errors & omissions stanno già coprendo i comportamenti imprevedibili degli algoritmi, mentre le classiche assicurazioni contro danni a terzi, furto e incendio rimangono ancorate al valore materiale del veicolo.
Ma c’è un ulteriore aspetto da considerare: il valore crescente dei componenti high-tech. Sensori di ultima generazione, lidar, telecamere e potenti unità di calcolo aumentano esponenzialmente l’esposizione patrimoniale di ogni veicolo autonomo. Di conseguenza, emergono polizze ad hoc pensate per proteggere asset tecnologici di grande valore, rispondendo a nuove esigenze di tutela.
Rischio informatico
Il rischio informatico, poi, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Un veicolo connesso è vulnerabile a cyber attacchi, furti di dati o manipolazioni del software: chi è tenuto a rispondere in questi casi? Il produttore, il provider cloud, l’operatore della flotta o il semplice utente finale? La risposta non è affatto scontata e apre un nuovo fronte di confronto tra tutte le parti coinvolte.
Dal punto di vista normativo, il panorama resta estremamente frammentato. Se il Regno Unito sta sperimentando regolamenti ad hoc, la maggior parte degli altri Paesi procede ancora in modo incerto. Le assicurazioni chiedono chiarezza legislativa per poter standardizzare le coperture e proporzionare i premi ai reali profili di rischio.
Intorno a questo scenario si muovono attori con interessi spesso divergenti: i produttori tech spingono per una responsabilità condivisa e standard di sicurezza rigorosi; le compagnie assicurative pretendono dati operativi per modellare il rischio; i legislatori tentano di bilanciare innovazione e tutela dei cittadini. Nel frattempo, i consumatori rimangono il vero termometro della fiducia nel sistema: una fiducia che dipende dalla trasparenza su chi paga e sulla reale efficacia delle protezioni offerte.
Soluzioni modulari
Guardando al futuro, il settore si muove verso soluzioni modulari: una base di responsabilità stradale integrata da coperture per il software, la cybersecurity e la responsabilità tecnologica. In particolare, l’avvento dei robotaxi comporterà la necessità di contratti dedicati, capaci di valutare simultaneamente sia il rischio operativo che quello tecnologico.
L’industria sta già rispondendo con nuove alleanze: insurtech, case automobilistiche e fornitori IT collaborano per sviluppare pacchetti assicurativi innovativi e piattaforme di data sharing che monitorano in tempo reale il comportamento dei sistemi autonomi. Tuttavia, l’adattamento sarà un processo graduale, scandito da evoluzioni tecnologiche, sentenze giudiziarie di rilievo e, finalmente, da interventi normativi chiari e condivisi a livello globale.