Dazi USA sulla Groenlandia, rischio per l'export auto europeo

L'imposizione di dazi Usa per la Groenlandia minaccia l'export auto europeo. VDA chiede contromisure, mentre l'UE prepara risposte e il Mercosur apre nuove opportunità

Dazi USA sulla Groenlandia, rischio per l'export auto europeo
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 gen 2026

La tensione internazionale nel settore automobilistico raggiunge livelli mai visti, con una guerra commerciale da 93 miliardi di euro che minaccia di riscrivere le regole del mercato globale. L’annuncio della Casa Bianca di introdurre dazi USA al 10% dal febbraio 2026, destinati a salire al 25% già da giugno, scuote le fondamenta dell’industria europea. Nel mirino degli Stati Uniti finiscono otto Paesi chiave del Vecchio Continente: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La motivazione ufficiale? Il timore che queste nazioni possano ostacolare le ambizioni strategiche americane sulla Groenlandia, isola che torna improvvisamente al centro della geopolitica mondiale dopo decenni di relativa quiete.

Partita su più fronti

Il nuovo scontro commerciale si gioca dunque su più fronti: sicurezza nazionale, tecnologia, materie prime e, soprattutto, export auto. Le grandi case automobilistiche tedesche, come BMW, Mercedes e Volkswagen, sono tra le più esposte. Per questi colossi, il mercato statunitense rappresenta un pilastro imprescindibile in termini di volumi e margini. L’introduzione di tariffe punitive così elevate rischia di tradursi in un inevitabile aumento dei prezzi per il consumatore finale, compressione dei margini operativi e perdita di competitività a favore di costruttori extraeuropei, pronti a colmare il vuoto lasciato dai player storici.

La reazione europea non si è fatta attendere. Bruxelles sta approntando un pacchetto di misure di ritorsione senza precedenti, con un impatto stimato di circa 93 miliardi di euro. Un segnale forte che sottolinea la determinazione dell’Unione a difendere i propri interessi strategici. In prima linea, la VDA – l’associazione dell’industria automobilistica tedesca – che ha bollato la decisione statunitense come “inaccettabile”, chiedendo una risposta rapida e coordinata da parte delle istituzioni europee.

Un’opportunità sotto certi aspetti

Ma la crisi, come spesso accade, diventa anche un’opportunità per ripensare strategie e mercati di sbocco. L’Unione Europea, mentre prosegue i negoziati con Washington, ha appena firmato un accordo di libero scambio con il blocco sudamericano, aprendo così la strada a una nuova fase di collaborazione con il UE Mercosur. L’intesa prevede l’eliminazione di oltre il 90% dei dazi doganali, spalancando le porte a nuove opportunità per l’export auto verso l’America Latina, un mercato in crescita e sempre più interessato a tecnologie innovative e veicoli sostenibili.

In parallelo, il panorama globale dell’automotive è attraversato da altri movimenti strategici. Il Canada, ad esempio, si mostra sempre più aperto all’importazione di veicoli elettrici di produzione cinese, intensificando la competizione nel segmento delle auto a zero emissioni. Questa dinamica rischia di accentuare ulteriormente la pressione sui costruttori europei, chiamati a rivedere le proprie politiche di investimento e a puntare su una maggiore diversificazione dei mercati di sbocco.

Decisioni rapide

Di fronte a questa tempesta perfetta, i grandi gruppi europei sono costretti a prendere decisioni rapide e incisive. Tra le opzioni sul tavolo figurano la diversificazione dei partner commerciali, la rilocalizzazione di parte della produzione in aree meno esposte alle tensioni tariffarie, l’accelerazione della transizione verso l’elettrico e il rafforzamento della reputazione di qualità, per contrastare la crescente competitività asiatica sul fronte dei prezzi.

Il futuro dell’industria automobilistica continentale dipenderà dalla capacità di adattarsi rapidamente a un ordine geopolitico in continua evoluzione. In questo scenario, la guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa rischia di lasciare segni profondi, ma potrebbe anche rappresentare il punto di partenza per una ridefinizione delle strategie industriali e commerciali del settore. La partita si giocherà sulla flessibilità delle aziende, sulla forza delle istituzioni europee e sulla capacità di innovare per mantenere la leadership in un mercato globale sempre più complesso e competitivo.

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