Dacia Spring non più ordinabile in Italia: cosa sta succedendo
Dacia rimuove la Spring dal configuratore Italia per riallocare la produzione verso mercati con incentivi. Nuovi modelli elettrici, tra cui uno basato su Renault Twingo, attesi nel 2026
Il mercato automobilistico europeo è in fermento, e la notizia che scuote gli appassionati e gli addetti ai lavori arriva dal segmento delle city car elettriche: Dacia ha deciso di sospendere la vendita della sua piccola elettrica nel nostro Paese, nonostante i numeri parlino di un successo in crescita. Dal 2021 ad oggi, la compatta a zero emissioni ha totalizzato ben 140mila unità vendute in Europa, con una performance nel 2023 che conta 61.803 immatricolazioni e una crescita del 26,4% rispetto all’anno precedente. Eppure, questa brillante ascesa non è bastata a garantire la permanenza della Spring nel configuratore online italiano, segno evidente di quanto le dinamiche di mercato siano influenzate da fattori esterni, in particolare dalle politiche di incentivazione pubblica.
Un paradosso
Il caso della Italia rappresenta un paradosso emblematico per il settore dell’auto elettrica. La city car rumena, infatti, non potrà più essere ordinata sul nostro mercato, rimanendo disponibile solo in pronta consegna nella versione Extreme, proposta a 19.700 euro. La strategia del costruttore si sposta così verso quei Paesi dove gli ecoincentivi rendono ancora sostenibile e appetibile l’acquisto di un’auto elettrica a basso costo. Non è più sufficiente, quindi, registrare ottimi dati di vendita: ciò che realmente conta è la presenza di un sostegno statale che permetta ai produttori di mantenere margini adeguati e competitivi.
La logica industriale adottata da Dacia appare chiara e spietata: perché continuare a investire in un mercato che ha ridotto o eliminato i contributi all’acquisto di veicoli elettrici, quando gli stessi volumi di produzione possono essere destinati a Paesi dove la domanda è sostenuta dal supporto governativo? In questo scenario, la scelta del marchio rumeno si allinea a una tendenza ormai consolidata tra i costruttori, ovvero quella di “seguire il denaro pubblico”, abbandonando di fatto i clienti italiani alla ricerca di una mobilità elettrica più accessibile.
La mobilità economica è una vocazione
Tuttavia, il brand non ha intenzione di rinunciare alla sua vocazione per la mobilità economica. Il futuro si prospetta ricco di novità: nella seconda metà del 2026 è atteso il debutto di una nuova elettrica basata sulla piattaforma della Renault Twingo, una soluzione che promette di mantenere prezzi contenuti e di rivolgersi a un pubblico ampio. Non solo: si sta valutando anche la produzione dell’innovativo Hipster, un quadriciclo urbano compatto da tre metri, che dovrebbe essere proposto intorno ai 15.000 euro. Entrambi i progetti rappresentano i prossimi passi della strategia del marchio per presidiare il segmento delle vetture a basso costo, a patto che i mercati di destinazione offrano condizioni di profittabilità adeguate.
Una fase di transizione
Nel frattempo, per i concessionari italiani si apre una fase di transizione complessa. Restano da gestire gli ultimi stock disponibili, mentre si cerca di offrire soluzioni alternative ai clienti, come finanziamenti agevolati, servizi aggiuntivi o, in ultima analisi, l’orientamento verso il mercato dell’usato. Questa situazione mette in evidenza un aspetto cruciale: l’assenza di incentivi pubblici incide in modo diretto non solo sulla disponibilità dei modelli, ma anche sulle scelte di chi desidera passare all’elettrico senza dover sostenere costi proibitivi.
La vicenda della Dacia Spring in Italia è destinata a far riflettere su quanto sia delicato l’equilibrio tra domanda, offerta e politiche di sostegno all’acquisto. Se da un lato i numeri dimostrano che esiste un pubblico interessato alle city car elettriche a basso prezzo, dall’altro la sostenibilità economica dell’offerta è sempre più legata alle scelte dei governi. In assenza di ecoincentivi, i produttori sono costretti a rivedere le proprie strategie, spostando la produzione e l’offerta dove le condizioni sono più favorevoli. Un monito, questo, che riguarda non solo il presente, ma anche il futuro della mobilità elettrica in Europa e, soprattutto, nel nostro Paese.