Colonnine elettriche nei distributori, il Governo propone incentivi fino a 60.000 euro
Il Governo punta a incentivare la transizione delle stazioni di servizio con contributi fino a 60.000 euro per installare colonnine elettriche e altri vettori energetici alternativi
Il Governo accelera sulla transizione energetica della rete italiana dei distributori di carburante. Nella bozza del nuovo DDL Concorrenza, attualmente in fase di definizione, è previsto un pacchetto di incentivi destinato ai gestori delle stazioni di servizio che decideranno di investire in infrastrutture per i carburanti alternativi, con contributi che potranno arrivare fino a 60.000 euro per impianto.
La misura si inserisce nel percorso di adeguamento alle normative europee e punta a favorire una rete di rifornimento sempre più orientata verso la mobilità a basse emissioni. Il testo, però, è ancora una bozza e potrebbe subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.
Dal 2028 nuove regole per le stazioni di servizio
Secondo quanto previsto dalla proposta, dal 1° gennaio 2028 non potranno essere autorizzati nuovi impianti di distribuzione che non prevedano almeno un vettore energetico alternativo ai tradizionali carburanti fossili.
L’obiettivo è ampliare la disponibilità di soluzioni di rifornimento per i veicoli di nuova generazione e accompagnare la progressiva evoluzione del mercato automobilistico.
Tra le alimentazioni considerate rientrano:
- energia elettrica;
- idrogeno;
- ammoniaca;
- biocarburanti avanzati;
- biogas;
- combustibili sintetici rinnovabili (e-fuels);
- gas naturale compresso (GNC) e liquefatto (GNL);
- biometano liquefatto;
- GPL.
La proposta richiama il quadro normativo definito dal Regolamento UE 2023/1804, che disciplina lo sviluppo delle infrastrutture dedicate ai combustibili alternativi.
Incentivi fino a 60.000 euro per installare colonnine
Per sostenere economicamente la trasformazione della rete distributiva, il Governo prevede uno stanziamento complessivo di 112 milioni di euro tra il 2028 e il 2030.
La misura più consistente riguarda gli impianti situati nei centri abitati che sceglieranno una conversione completa. In questo caso il distributore dovrà eliminare le tradizionali pompe dedicate ai carburanti fossili e installare infrastrutture dedicate alla ricarica elettrica rapida, con una potenza minima di 90 kW, oppure impianti destinati ai biocarburanti.
Il contributo pubblico potrà coprire fino al 50% delle spese sostenute, con un limite massimo di 60.000 euro per ciascun impianto. Nel calcolo rientreranno sia i costi per la dismissione delle vecchie infrastrutture sia quelli necessari per realizzare i nuovi punti di rifornimento.
Contributi ridotti nelle aree interne
Il provvedimento dedica un capitolo specifico anche alle cosiddette aree interne, dove la presenza di distributori è generalmente più limitata. In queste zone sarà possibile ottenere un incentivo anche senza eliminare completamente i carburanti tradizionali. Sarà sufficiente aggiungere una colonnina di ricarica elettrica oppure un impianto dedicato ai biocarburanti.
In questo caso il contributo massimo previsto scenderà a 30.000 euro. La bozza introduce inoltre nuovi obblighi informativi per i gestori, che dovranno segnalare in modo chiaro e facilmente visibile la disponibilità dei carburanti alternativi e degli eventuali e-fuels, così da agevolare gli automobilisti nella scelta del punto di rifornimento.
Le risorse arriveranno dalle quote di CO₂
Il piano sarà finanziato attraverso i proventi delle aste relative alle quote di emissione di anidride carbonica previste dal sistema europeo EU ETS. Questo meccanismo consente agli Stati membri di destinare parte delle risorse ottenute dalla vendita dei permessi di emissione a interventi per la decarbonizzazione e la transizione energetica.
Se il testo verrà confermato, il nuovo DDL rappresenterà uno dei principali interventi dedicati alla modernizzazione della rete italiana dei distributori, con l’obiettivo di preparare le stazioni di servizio alle esigenze della mobilità dei prossimi anni. Resta comunque da ricordare che il provvedimento non è ancora definitivo: l’approvazione e il contenuto finale della norma potrebbero cambiare nel corso dell’iter parlamentare.