Volkswagen, nuovi tagli al lavoro: altri 50.000 posti a rischio entro il 2030

Volkswagen valuta ulteriori tagli al personale fino al 2030. Ecco perché il gruppo parla di altri 50.000 esuberi e quali stabilimenti potrebbero essere coinvolti

Volkswagen, nuovi tagli al lavoro: altri 50.000 posti a rischio entro il 2030
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Giulia Darante
Pubblicato il 14 lug 2026

La ristrutturazione di Volkswagen potrebbe assumere dimensioni ancora più ampie rispetto a quanto ipotizzato finora. Per la prima volta il CEO Oliver Blume ha indicato la possibile portata del piano di riduzione dei costi, spiegando che, senza un intervento strutturale sui costi del lavoro, il gruppo potrebbe arrivare a eliminare circa 50.000 ulteriori posti di lavoro a livello globale.

Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, il numero complessivo degli esuberi arriverebbe a circa 100.000 dipendenti, considerando anche i tagli già previsti nell’ambito della strategia di riorganizzazione.

Volkswagen punta a ridurre i costi

Secondo quanto spiegato da Blume in una comunicazione interna ai dipendenti, il costruttore tedesco continua ad avere costi di struttura sensibilmente superiori rispetto ai principali concorrenti. In particolare, amministrazione, infrastrutture e servizi di supporto peserebbero ancora per circa il 20% in più rispetto ai livelli ritenuti competitivi.

Da questa differenza nasce quella che lo stesso amministratore delegato definisce una “stima teorica”: se non verranno individuate altre soluzioni per ridurre il costo del lavoro, il numero di dipendenti potrebbe diminuire di altre 50.000 unità entro il 2030. Lo stesso Blume ha però precisato che non si tratta ancora di un obiettivo definitivo. Il gruppo sta infatti valutando diverse possibilità per contenere le spese senza dover necessariamente ricorrere a un numero così elevato di esuberi.

Quattro stabilimenti tedeschi restano sotto osservazione

Le dichiarazioni del CEO affrontano anche un altro tema particolarmente delicato: il futuro di alcuni impianti produttivi in Germania. Tra gli stabilimenti citati figurano quelli Volkswagen di Zwickau, Emden e Hannover, oltre all’impianto Audi di Neckarsulm.

Secondo Blume, al momento non è ancora possibile garantire che tutti questi siti produttivi possano mantenere una capacità competitiva nel medio periodo. Si tratta di un passaggio importante perché conferma che il gruppo continua a valutare tutte le opzioni disponibili nell’ambito della propria riorganizzazione industriale.

Per il momento non è stata annunciata alcuna chiusura definitiva, ma la situazione resta oggetto di analisi.

Il confronto con sindacati e consiglio di sorveglianza

Il piano presentato dal management non ha però trovato un consenso immediato. Nei giorni scorsi il consiglio di sorveglianza del gruppo ha infatti respinto la proposta avanzata dalla direzione, anche a causa dell’opposizione dei rappresentanti dei lavoratori e dello Stato della Bassa Sassonia, azionista di rilievo del gruppo.

Questo significa che il progetto dovrà essere ulteriormente discusso nelle prossime settimane. I negoziati tra azienda, rappresentanze sindacali e azionisti sono destinati a proseguire, con l’obiettivo di individuare un compromesso che permetta di migliorare la competitività senza ricorrere ai tagli più drastici.

Cosa può cambiare per Volkswagen

La casa automobilistica sta affrontando una fase particolarmente complessa, caratterizzata da una forte pressione sui margini, dalla crescente concorrenza internazionale e dagli ingenti investimenti richiesti dalla transizione verso la mobilità elettrica.

In questo contesto la riduzione dei costi rappresenta uno dei pilastri della strategia del gruppo. Al momento, tuttavia, il numero complessivo degli esuberi rimane soltanto una possibilità presa in considerazione durante le valutazioni interne.

Le decisioni definitive dipenderanno dall’esito delle trattative con le parti sociali e dalle eventuali misure alternative che consentiranno di ridurre il costo del lavoro senza arrivare alla stima teorica indicata dal CEO Oliver Blume.

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