Tre Tesla Roadster dimenticate per 13 anni: trovate in un container e vendute per quasi 1 milione

Tre Tesla Roadster di prima generazione sono rimaste chiuse in un container per 13 anni. Ritrovate nel 2023, sono state vendute per quasi un milione di dollari

Tre Tesla Roadster dimenticate per 13 anni: trovate in un container e vendute per quasi 1 milione
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Giulia Darante
Pubblicato il 14 lug 2026

Tre Tesla Roadster di prima generazione sono rimaste dimenticate all’interno di un container in un porto cinese per oltre tredici anni. Una vicenda che sembra uscita da un film e che si è conclusa con una vendita destinata a entrare nella storia del collezionismo automobilistico.

Le vetture, costruite nel 2010 e mai consegnate ai proprietari finali, sono state ritrovate nel 2023 ancora all’interno dei container utilizzati per il trasporto. Nonostante il lungo periodo trascorso lontano dalla strada, conservavano gran parte della dotazione originale e un chilometraggio estremamente ridotto.

Un container rimasto chiuso per oltre un decennio

Secondo quanto ricostruito, le tre Tesla Roadster erano state acquistate nel 2010 da una società cinese che avrebbe dovuto utilizzarle per attività di ricerca e sviluppo nel settore delle auto elettriche. Per motivi mai chiariti del tutto, le vetture non lasciarono mai l’area portuale e rimasero sigillate nei container per oltre tredici anni.

Quando gli specialisti della Gruber Motor Company hanno aperto i container nel 2023, si sono trovati davanti tre esemplari praticamente intatti: due Roadster Sport nella colorazione Very Orange e una Roadster standard verniciata in Radiant Red.

Le auto erano ancora fissate con i sistemi di ancoraggio utilizzati durante il trasporto e conservavano accessori originali come cavi di ricarica, adattatori, custodie e parte della documentazione fornita da Tesla al momento della consegna.

Pochissimi chilometri ma batterie ormai inutilizzabili

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda il chilometraggio. I contachilometri delle prime due vetture indicavano rispettivamente circa 109 e 104 miglia, percorrenze compatibili con i test effettuati da Tesla prima della consegna ai clienti.

Il lungo periodo di inattività non è però trascorso senza conseguenze. Sebbene le auto siano rimaste protette dalla luce diretta del sole, alcuni componenti in fibra di carbonio hanno mostrato segni di ingiallimento e alcune finiture interne hanno risentito dell’umidità accumulata nel corso degli anni.

Il problema principale riguarda però le batterie. Poiché i sistemi di alimentazione erano rimasti collegati durante tutto il periodo di stoccaggio, gli accumulatori si sono progressivamente scaricati fino a risultare, secondo gli esperti, praticamente irrecuperabili.

Il mistero del quarto esemplare

L’apertura dei container ha riservato anche un’altra sorpresa. Accanto alle tre Tesla complete sono state trovate casse contenenti pannelli della carrozzeria, componenti dell’abitacolo e altri elementi riconducibili a una quarta Roadster.

Mancavano però parti fondamentali come telaio, batteria e sistema di propulsione. Secondo una delle ipotesi emerse durante le verifiche, quel veicolo potrebbe essere stato smontato almeno in parte per studiarne la tecnologia, prima che il progetto venisse interrotto in seguito alla chiusura dell’azienda che aveva acquistato le vetture.

Si tratta tuttavia di una ricostruzione che non è stata confermata ufficialmente.

Acquistate da un collezionista per quasi un milione di dollari

La storia delle tre Roadster ha rapidamente attirato l’interesse del mondo del collezionismo. A rendere particolarmente preziosi questi esemplari non è soltanto il loro stato di conservazione, ma anche il fatto di rappresentare alcune delle ultime Tesla Roadster rimaste praticamente nuove di fabbrica.

L’intero lotto è stato infine acquistato dall’imprenditore statunitense Dan O’Dowd per una cifra vicina a un milione di dollari. Dopo oltre tredici anni trascorsi nell’oscurità di un container, le tre sportive elettriche hanno così trovato una nuova casa, trasformandosi in uno dei ritrovamenti più curiosi e insoliti della storia recente dell’automobile.

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