Chi ha detto che le Ferrari sono inaffidabili? Questa ha 1 milione di km

Un esemplare di Ferrari 456 GT con 970.143 miglia: Doug Tabbutt svela condizioni esterne e interne e pianifica interventi su cerchi, pneumatici e meccanica per riportarla su strada

Chi ha detto che le Ferrari sono inaffidabili? Questa ha 1 milione di km
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Giorgio Colari
Pubblicato il 12 gen 2026

Una storia che rompe ogni schema e mette in discussione i canoni del collezionismo automobilistico: questa è la vicenda di una Ferrari 456 GT che ha superato il traguardo simbolico delle 970143 miglia. Non si tratta di una supercar lucidata a specchio e conservata sotto teca, ma di una berlinetta vissuta, consumata dal tempo e dalla strada, protagonista di una vera e propria epopea meccanica. Dietro questa impresa c’è Doug Tabbutt, un appassionato che ha scelto di sfidare i dogmi più radicati del mondo delle auto di lusso, dimostrando che una Ferrari può – e forse deve – essere vissuta pienamente, anche a costo di mostrare i segni dell’età e dell’uso intenso.

Quando l’usura diventa narrazione

La Ferrari 456 GT del 1992, pensata come una gran turismo capace di divorare chilometri, racconta la sua storia attraverso ogni dettaglio. Il poderoso motore V12 da 5,5 litri e 442 CV non è solo un esercizio di ingegneria, ma il cuore pulsante di un’auto che ha davvero viaggiato. L’esemplare di Tabbutt mostra una carrozzeria che ha conosciuto riverniciature, con evidenti tracce di mascheratura attorno ai finestrini, mentre gli interni tradiscono interventi “fai da te”: sedili ritinti in casa, rivestimenti posteriori adattati, componenti allentati. Non sono semplici difetti, ma la patina autentica di un veicolo che ha visto il mondo e ha raccolto storie ad ogni miglio percorso.

Pianificare il restauro: tra urgenze e criticità

Rimettere in strada un’auto con un tale chilometraggio richiede una strategia precisa e una valutazione attenta delle priorità. Tabbutt, consapevole delle condizioni della vettura, ha individuato subito i punti deboli: i cerchi potrebbero essere deformati, gli pneumatici – ormai prossimi ai quindici anni di età – rappresentano un rischio concreto per la sicurezza, mentre la sospensione e il motore V12 necessitano di un controllo approfondito. Il piano d’azione parte quindi dalla sostituzione degli pneumatici e dal raddrizzamento dei cerchi, passi fondamentali per garantire affidabilità e sicurezza. Solo dopo questi interventi preliminari si potrà procedere con una diagnosi tecnica professionale, affidata a specialisti in grado di valutare ogni dettaglio meccanico ed elettronico.

Il paradosso del collezionismo moderno

Questa storia mette in luce una contraddizione tipica del mondo delle auto di lusso: un chilometraggio così elevato rende la Ferrari 456 GT un esemplare unico, una testimonianza rara di longevità e dedizione, ma al tempo stesso rischia di comprometterne il valore commerciale agli occhi dei puristi. I collezionisti più tradizionalisti cercano vetture intonse, con pochi chilometri e condizioni quasi museali, mentre qui si celebra l’auto vissuta, capace di raccontare emozioni e avventure. I meccanici specializzati sottolineano la necessità di controlli accurati, suggerendo che solo una manutenzione eseguita da tecnici esperti può garantire la sopravvivenza di un’auto così sfruttata. Dal canto suo, la stessa Ferrari ufficiale si schiera a favore dell’originalità, pur senza condannare chi sceglie di utilizzare la vettura secondo la sua vocazione di gran turismo.

Prospettive e nuovi orizzonti

Se gli esiti delle verifiche tecniche saranno positivi, la Ferrari 456 GT di Doug Tabbutt potrà tornare a percorrere chilometri, diventando una testimonianza vivente di cosa significhi davvero possedere e mantenere una supercar nel tempo. Il suo esempio può cambiare il modo in cui proprietari, collezionisti e costruttori dialogano sul concetto di conservazione e utilizzo delle auto di lusso: non più oggetti statici da custodire gelosamente, ma vetture da vivere, amare e – perché no – portare oltre ogni limite. In un’epoca in cui la tendenza sembra essere quella di fermare il tempo, questa storia dimostra che la vera essenza di una Ferrari risiede nella strada, nel viaggio e nella capacità di resistere, evolversi e continuare a emozionare, miglio dopo miglio.

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