Brasile e Argentina tengono alte le vendite di Fiat: male in Europa
Fiat chiude il 2025 sostenuta da Brasile (+3%) e Argentina (+64%): fuori dal Sud America le vendite crollano, Europa in difficoltà e Grande Panda sotto le attese
Il 2025 si profila come un anno di grandi contrasti per Fiat, con risultati che mettono in luce una crescita robusta in Sud America e una crisi sempre più evidente in Europa. Mentre il brand torinese si rafforza laddove investe e innova, emergono interrogativi pressanti sulla sostenibilità di una strategia che sembra troppo focalizzata su pochi mercati chiave, lasciando scoperte aree cruciali per la competitività globale.
Nel dettaglio, i numeri parlano chiaro: in Brasile le immatricolazioni hanno raggiunto quota 530.000, segnando una crescita del 3% rispetto all’anno precedente e suggellando un dicembre da record con 53.336 vetture consegnate. Il risultato sudamericano è ulteriormente rafforzato dalla performance in Argentina, dove le registrazioni hanno registrato un balzo del 64%, trainate in particolare dal successo del modello Cronos. Tuttavia, questi exploit non sono sufficienti a bilanciare il crollo registrato al di fuori dei due mercati di riferimento, dove le vendite segnano un drammatico -58%.
In Italia resiste
Il bilancio globale del marchio chiude così con un -1% rispetto al 2024, un risultato che, se non fosse stato per la spinta sudamericana, avrebbe potuto assumere toni ben più preoccupanti. L’analisi territoriale mostra una situazione di grande disomogeneità: in Italia, Fiat mantiene saldamente la leadership nazionale con circa 143.000 immatricolazioni, un dato stabile che conferma la fedeltà del pubblico italiano. Qui, la Panda continua a essere la regina indiscussa, mentre la nuova Grande Panda non ha rispettato le attese: relegata al 20° posto nelle vendite di dicembre e solo 37ª nella classifica annuale, il B-SUV non è riuscito a conquistare il cuore degli automobilisti europei.
La situazione oltreconfine è invece tutt’altro che rosea. In Europa, le performance del marchio sono da allarme rosso: la Turchia precipita del 25%, la Germania segna un calo del 30%, la Spagna scende anch’essa del 30% fermandosi sotto le 9.800 unità, mentre il Regno Unito fa segnare un crollo addirittura del 41%, con meno di 9.000 vetture vendute. Anche la Francia arretra leggermente, fermandosi poco sopra le 20.000 immatricolazioni. Nei mercati periferici la situazione non migliora: il Giappone segna un -3%, mentre negli Stati Uniti le vendite sono ridotte all’osso, con appena 1.321 unità immatricolate nell’arco dell’anno.
Dove la ricetta Fiat funziona
Questo scenario evidenzia una verità ormai ineludibile: Fiat riesce a crescere soltanto laddove concentra risorse, innovazione e una gamma di prodotti realmente competitiva. La ricetta vincente del Cronos in Argentina e della Panda in Italia non trova riscontro altrove, in particolare in un’Europa dove la concorrenza sui B-SUV è sempre più agguerrita e dove i consumatori chiedono tecnologie avanzate, sistemi di sicurezza all’avanguardia ed efficienza senza compromessi.
Gli analisti sono concordi nell’individuare una criticità di fondo: la dipendenza da pochi mercati strategici espone il gruppo a rischi di volatilità elevatissimi. Basta una crisi economica locale, un cambiamento normativo o una flessione della domanda per mettere in discussione l’intero equilibrio dei risultati. È una vulnerabilità strutturale che il gruppo non può più permettersi di ignorare, soprattutto in un contesto globale in rapida trasformazione.
Il 2026 si annuncia dunque come un anno decisivo. Consolidare il primato italiano e il dominio sudamericano non basterà se non verrà attuato un vero rilancio in Europa. Fiat ha bisogno di una strategia più bilanciata e di una presenza internazionale più ampia e resiliente, investendo con decisione sia nella gamma prodotto sia nella rete commerciale dei mercati in difficoltà. Solo così sarà possibile trasformare i numeri del 2025 da campanello d’allarme a trampolino di rilancio, scongiurando il rischio di una marginalizzazione irreversibile nello scenario automobilistico globale.