Mazda MX-5 e quel prototipo col V6 che non fu mai lanciato

Un prototipo segreto della Mazda MX-5 con motore V6 K Series è emerso: troppo ingombrante e pesante, ha compromesso il bilanciamento, progetto abbandonato

Mazda MX-5 e quel prototipo col V6 che non fu mai lanciato
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Giorgio Colari
Pubblicato il 24 feb 2026

C’è stato un momento nella storia dell’automobile in cui l’identità di un’icona è stata messa in discussione da una tentazione potente: aggiungere più cavalli sotto il cofano. Questa è la storia della Mazda MX-5 che non è mai arrivata sulle strade, una versione che avrebbe potuto cambiare per sempre il destino della roadster più amata al mondo. Una storia fatta di sogni, numeri, ma anche di compromessi che nessun ingegnere ha voluto accettare.

Una storia lunga vent’anni

Vent’anni fa, nel cuore dei laboratori Mazda, si accese una scintilla rivoluzionaria: e se la MX-5 potesse abbandonare il suo classico quattro cilindri per accogliere un motore V6? L’idea, audace e affascinante, nacque dal desiderio di dare nuova linfa a una leggenda, aumentando la potenza senza rinunciare alla proverbiale agilità. A guidare questo esperimento fu il team europeo della casa giapponese, sotto la supervisione di Christian Schultze, allora Direttore della Ricerca e delle Operazioni di Mazda Motor Europe.

Il cuore del progetto era il propulsore K Series, precisamente il motore KL-DE, un sei cilindri capace di erogare 164 CV nella versione destinata al mercato europeo, che sarebbero potuti diventare 200 nella configurazione giapponese. Un salto prestazionale rispetto ai 140 CV della MX-5 NB dell’epoca, che prometteva di portare la piccola spider su un altro livello di emozione e performance.

Un sogno durato poco

Ma la realtà ingegneristica, spesso, è più dura dei sogni. Il prototipo realizzato da Mazda dovette subito scontrarsi con due ostacoli insormontabili: l’ingombro verticale del nuovo motore e il conseguente spostamento del baricentro. Il cofano della MX-5, pensato per accogliere un quattro cilindri compatto, non poteva fisicamente chiudersi sopra il V6, costringendo i tecnici a ripensare completamente la struttura anteriore dell’auto. Ma il problema più grave era invisibile agli occhi: il peso aggiuntivo sull’asse anteriore rischiava di compromettere in modo irreparabile il bilanciamento che aveva reso la MX-5 una leggenda tra gli appassionati di guida.

Il trasferimento di massa verso l’anteriore avrebbe infatti cancellato quella neutralità in curva che rappresenta la vera essenza della roadster giapponese. La Mazda MX-5 non è mai stata una questione di pura potenza, ma di sensazioni, di immediatezza e di coinvolgimento al volante. Il rischio era quello di ottenere un’auto sì più veloce, ma molto meno comunicativa e sincera, snaturando il suo carattere originale.

Una decisione coraggiosa

La decisione finale fu coraggiosa e, forse, controcorrente rispetto alle tendenze di mercato: il prototipo venne accantonato. Mazda preferì restare fedele alla sua filosofia originaria, scegliendo per la generazione successiva, la NC, un quattro cilindri da 170 CV, capace di offrire il giusto equilibrio tra accelerazione e agilità senza sacrificare la leggerezza. Una scelta che ha pagato, visto il successo ininterrotto della MX-5 anche negli anni successivi.

Oggi, mentre il mondo dell’auto si interroga sul futuro della mobilità e la stessa Mazda riflette su come sarà la prossima generazione NE della sua iconica roadster, le domande restano le stesse: come mantenere il DNA di un’auto ultraleggera in un’epoca di batterie e motori elettrici? Le nuove tecnologie, dai materiali compositi alle soluzioni di packaging più intelligenti, offrono opportunità inedite ma anche sfide ancora più complesse. La distribuzione dei pesi, il feeling di guida, la risposta dello sterzo: tutto viene rimesso in discussione.

Il dibattito tra chi invoca più potenza e chi difende la purezza della semplicità meccanica è tutt’altro che risolto. La Mazda MX-5 è diventata ciò che è proprio perché ha saputo dire “no” alle scorciatoie, mantenendo viva quella sospensione dell’incredulità che ogni guidatore prova al volante di una vera roadster. Oggi, come allora, la sfida per Mazda è trovare il punto di equilibrio tra innovazione e tradizione, tra tecnologia e passione, senza mai tradire l’anima della sua creatura più iconica.

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