Aston Martin taglierà il 20% della sua forza lavoro

Aston Martin annuncia il taglio del 20% della forza lavoro dopo una perdita netta di 493 milioni. Piano include risparmi da 40 mln e cessione diritti F1 per 50 mln per migliorare liquidità

Aston Martin taglierà il 20% della sua forza lavoro
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 26 feb 2026

La crisi che ha investito Aston Martin nel 2025 ha assunto proporzioni senza precedenti, portando la storica casa automobilistica britannica sull’orlo del baratro. Il bilancio è impietoso: una perdita netta di 493 milioni di sterline, con i ricavi che segnano un preoccupante -21% rispetto all’anno precedente. In questo scenario, la drastica decisione di procedere a un massiccio taglio della forza lavoro — ben 600 dipendenti su 3.000 — rappresenta il segnale più evidente di una situazione d’emergenza che non lascia spazio a tentennamenti.

Una perdita netta

Il deterioramento dei conti sembra ormai inarrestabile. Rispetto al 2024, la perdita netta è aumentata del 52%, mentre il margine lordo è sceso dal 36,9% al 29,4%, evidenziando una compressione dei profitti che mette a rischio la sostenibilità stessa dell’azienda. Anche le consegne di veicoli hanno subito una flessione del 10%, fermandosi a 5.448 unità, un dato che riflette la crescente difficoltà di Aston Martin nel mantenere la propria posizione nei segmenti di mercato più redditizi.

Di fronte a questi numeri allarmanti, il management ha varato un piano di ristrutturazione che prevede l’eliminazione del 20% della forza lavoro, una misura molto più incisiva rispetto al precedente taglio del 5% effettuato solo dodici mesi prima. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere risparmi strutturali per 40 milioni di sterline l’anno, anche se i costi di riorganizzazione sono stimati attorno ai 15 milioni. Questa strategia, seppur necessaria, solleva dubbi tra analisti e addetti ai lavori circa la reale capacità di rilancio del marchio.

Cause della crisi

Le cause della crisi sono molteplici e si intrecciano in uno scenario macroeconomico particolarmente complesso. Da un lato, l’incremento dei dazi Usa ha ridotto drasticamente la competitività di Aston Martin sui mercati nordamericani, comprimendo ulteriormente i margini già risicati. Dall’altro, il crollo delle vendite Cina — mercato strategico per il lusso automotive — ha privato la casa britannica di una fonte essenziale di ricavi, aggravando la pressione sui conti. Nel frattempo, l’indebitamento netto è salito a 1,38 miliardi di sterline, complicando la gestione finanziaria e lasciando pochi margini di manovra.

Per fronteggiare l’emergenza di liquidità, il proprietario Lawrence Stroll ha optato per una mossa coraggiosa e controversa: la cessione dei diritti del marchio alla scuderia di Formula 1 Amr GP Holding. Questa operazione dovrebbe garantire un afflusso di circa 50 milioni di sterline nel primo trimestre del 2026, offrendo una boccata d’ossigeno alle casse esauste dell’azienda. Tuttavia, questa soluzione evidenzia la gravità della situazione e solleva interrogativi sul futuro della storica identità del brand.

Clima incerto

Nonostante il clima di incertezza, il board di Aston Martin si mostra fiducioso e prevede per il 2026 un “significativo” miglioramento dei risultati, con volumi di vendita stabili e un margine operativo destinato a raggiungere il pareggio, rispetto al -15% attuale. Gli analisti, tuttavia, rimangono cauti: il ritorno alla redditività dipenderà dalla capacità di consolidare i volumi nei mercati chiave e di gestire una struttura di costi fissi più snella, senza compromettere l’innovazione e la qualità, elementi fondamentali per un marchio di lusso.

La sfida più delicata resta quella di preservare il valore e il prestigio del marchio durante questa fase di contrazione. Le trattative con i sindacati e i dipendenti su criteri di selezione e indennità si preannunciano difficili, mentre il rischio che i tagli vadano a colpire settori nevralgici come ricerca, sviluppo e qualità produttiva è concreto. Per una realtà come Aston Martin, che ha costruito la propria reputazione sull’eccellenza tecnica e sull’esclusività, il pericolo di compromettere la propria identità è più che mai reale.

Non ci sono rassicurazioni

Il contesto internazionale non offre certo rassicurazioni: l’instabilità dei dazi Usa, la debolezza dei mercati asiatici e l’incertezza geopolitica rappresentano minacce che pesano come macigni sulle prospettive di rilancio. Alcuni esperti suggeriscono che, oltre ai taglio della forza lavoro, sarà necessario ripensare profondamente la gamma prodotti, le strategie commerciali e avviare nuove partnership per diversificare i ricavi e ridurre la dipendenza dai mercati più volatili.

Il 2026 si prospetta come l’anno della verità per Aston Martin. L’equilibrio tra austerità interna e nuove iniezioni di capitale rappresenta una scommessa ad alto rischio: solo se i mercati esteri riprenderanno vigore e il management saprà bilanciare efficienza e innovazione, il costruttore britannico potrà aspirare a una vera stabilizzazione. In caso contrario, i problemi strutturali rischiano di essere troppo profondi perché i soli tagli possano davvero invertire la rotta.

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