BYD contesta i dazi Usa, è guerra aperta con il governo Trump

BYD ha fatto causa per annullare i dazi Usa basati sull'IEEPA. Una vittoria potrebbe portare rimborsi, abbassare i costi per autobus e batterie e aprire il mercato EV

BYD contesta i dazi Usa, è guerra aperta con il governo Trump
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Giorgio Colari
Pubblicato il 10 feb 2026

Una nuova e cruciale battaglia legale si è accesa nel panorama dell’industria automobilistica internazionale: al centro dello scontro, la legittimità dei dazi imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni dalla Cina, con il gigante asiatico BYD pronto a sfidare apertamente l’amministrazione americana. Il teatro della contesa è la Corte per il Commercio Internazionale di New York, dove quattro filiali statunitensi del gruppo cinese hanno depositato una causa che potrebbe ridefinire gli equilibri del settore. Il nodo della questione ruota attorno all’interpretazione dell’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) del 1977: secondo BYD, la legge non concede in modo esplicito al potere esecutivo la facoltà di imporre dazi doganali, mettendo così in discussione la legittimità di nove ordini esecutivi emanati a partire da febbraio 2025.

Le filiali coinvolte

Le filiali coinvolte – BYD America LLC, BYD Coach & Bus LLC, BYD Energy LLC e BYD Motors LLC – rappresentano la punta di diamante delle attività americane del gruppo, che pur non commercializzando autobus elettrici per il trasporto privato negli Stati Uniti, vanta una presenza significativa nel trasporto pubblico. Il fulcro produttivo è lo stabilimento di Lancaster California, operativo dal 2013, con una capacità annua di circa 1.500 veicoli e oltre 750 dipendenti sindacalizzati. Questa realtà non solo testimonia l’impatto economico locale di BYD, ma anche il peso strategico che il gruppo attribuisce al mercato americano, in particolare nei settori della mobilità sostenibile e dello stoccaggio energetico.

Una sentenza favorevole a BYD avrebbe conseguenze di ampia portata: innanzitutto, potrebbe portare all’invalidazione dell’attuale struttura tariffaria fondata sull’IEEPA, aprendo la strada a richieste di rimborsi dazi già versati – comprensivi di interessi e spese legali – e a una significativa riduzione dei costi operativi per le divisioni dedicate ad autobus e sistemi di accumulo energetico. Questo scenario favorirebbe ulteriormente la competitività dei prodotti BYD sul mercato americano, abbattendo i gravami sulle importazioni da fornitori cinesi e rendendo più agevole l’introduzione di veicoli provenienti dagli impianti brasiliani e messicani del gruppo, potenzialmente soggetti a tariffe inferiori rispetto all’attuale soglia del 15%.

Un precedente importante

Un elemento giurisprudenziale di rilievo nella controversia è rappresentato dal precedente giudiziario V.O.S. Selections, relativo a dispute sulle tariffe vinicole. In quel caso, sentenze favorevoli in primo e secondo grado hanno spinto l’amministrazione Trump a ricorrere presso la Corte Suprema, la cui pronuncia – attesa nella prima metà del 2026 – potrebbe creare un precedente vincolante anche per la causa intentata da BYD. La posta in gioco è dunque altissima, non solo per il gruppo cinese ma per l’intero comparto delle importazioni industriali negli Stati Uniti.

Dal canto suo, la Casa Bianca difende le misure tariffarie come strumenti di tutela della sicurezza nazionale e dei settori strategici, mentre esperti giuridici e accademici sottolineano che sarà l’interpretazione letterale dell’IEEPA a risultare determinante. Se la lettura restrittiva proposta da BYD dovesse prevalere, si aprirebbe la strada a una valanga di richieste di rimborsi dazi da parte di importatori penalizzati dalle tariffe, rimescolando le carte sul tavolo del commercio internazionale.

Ora serve diplomazia

Parallelamente alla battaglia giudiziaria, si sviluppa una delicata partita diplomatica: l’ex presidente Trump ha dichiarato di essere favorevole all’insediamento di produttori cinesi negli Stati Uniti, purché si impegnino a sviluppare filiere produttive locali. Per BYD, un aumento degli investimenti manifatturieri sul suolo americano potrebbe rappresentare una soluzione alternativa alla disputa legale, attenuando le resistenze politiche e agevolando l’accesso diretto al promettente mercato dei veicoli elettrici.

Le implicazioni della causa sono strategiche non solo per il settore automotive, ma anche per l’industria energetica: una sentenza che accogliesse le ragioni di BYD potrebbe favorire una contrazione dei costi di importazione per autobus e batterie, accelerando l’espansione di veicoli elettrici prodotti negli stabilimenti esteri del gruppo e modificando sensibilmente il quadro competitivo. Nel frattempo, sindacati e lavoratori dello stabilimento di Lancaster California seguono con attenzione gli sviluppi, consapevoli dell’impatto occupazionale e del valore economico generato dalla filiera americana di BYD.

Sul fronte opposto, aziende concorrenti e associazioni industriali americane osservano con preoccupazione la possibilità che il mercato si riapra ai prodotti cinesi, qualora i dazi venissero esclusi come strumento regolatorio ai sensi dell’IEEPA. In questo contesto, la controversia rimette al centro il delicato equilibrio tra poteri esecutivi e vincoli legislativi, con effetti tangibili su importazioni, strategie industriali e futuro dell’automotive. L’attenzione di analisti e operatori converge ora sulle decisioni dei tribunali e, soprattutto, sulla pronuncia della Corte Suprema nel caso V.O.S. Selections, destinata a segnare un punto di svolta nella prima metà del 2026.

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