Accise diesel, sconto sotto le attese: il Codacons porta il caso in Procura

Il taglio delle accise sul diesel non si riflette pienamente sui prezzi alla pompa. Il Codacons denuncia sconti inferiori ai 17 centesimi previsti e presenta un esposto

Accise diesel, sconto sotto le attese: il Codacons porta il caso in Procura
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Renato Terlisi
Pubblicato il 31 lug 2026

Il taglio delle accise sul diesel, entrato in vigore il 28 luglio 2026 e valido fino al 6 agosto, continua a far discutere. Se da una parte il Governo aveva annunciato una riduzione del prezzo pari a 17 centesimi al litro, IVA compresa, dall’altra i dati raccolti nei primi giorni mostrano uno scenario molto diverso, con ribassi spesso inferiori alle aspettative.

A sollevare il caso è il Codacons, che dopo aver analizzato i prezzi comunicati quotidianamente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha deciso di presentare un esposto all’Antitrust e alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di fare chiarezza sull’intera filiera della distribuzione dei carburanti.

Sconti inferiori ai 17 centesimi previsti

Secondo l’associazione dei consumatori, nessuna regione avrebbe raggiunto il taglio pieno previsto dal decreto. La situazione più critica riguarda la Campania, dove il prezzo medio del diesel sarebbe diminuito di appena 6,6 centesimi al litro. Ribassi contenuti anche in Basilicata e Molise, rispettivamente pari a 9,3 e 9,5 centesimi.

Le riduzioni più consistenti sono state registrate in Friuli Venezia Giulia e Liguria, dove il diesel è sceso di circa 13 centesimi al litro. Un valore comunque inferiore ai 17 centesimi annunciati dal Governo. Ancora più limitato il calo registrato sulla rete autostradale, dove il prezzo medio del gasolio è diminuito di appena 8,6 centesimi al litro.

Il caro petrolio riduce l’effetto del taglio

A pesare sull’efficacia del provvedimento non ci sono soltanto i ritardi nell’applicazione dello sconto. Le nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno infatti provocato un deciso rialzo delle quotazioni internazionali del petrolio e dei prodotti raffinati, assorbendo rapidamente gran parte del beneficio fiscale.

Il Brent è tornato sopra i 90 dollari al barile, mentre le quotazioni del gasolio hanno superato i 1.000 euro per mille litri, complicando ulteriormente il quadro. Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, nei primi tre giorni di applicazione del decreto il prezzo medio nazionale del diesel è diminuito di circa 11,9 centesimi al litro, ben al di sotto dei 17 centesimi teoricamente previsti.

Nel frattempo alcune compagnie hanno già ritoccato verso l’alto i listini consigliati. Eni ha aumentato di 2 centesimi benzina e gasolio, mentre IP e Q8 hanno aggiornato al rialzo i prezzi del diesel.

Quanto costano oggi benzina e diesel

Le rilevazioni del 30 luglio mostrano un nuovo incremento della benzina e un calo contenuto del gasolio. In modalità self service, il prezzo medio nazionale è pari a:

  • Benzina: 1,989 euro/litro
  • Gasolio: 2,066 euro/litro
  • GPL: 0,742 euro/litro
  • Metano: 1,606 euro/kg

Sulla rete autostradale i prezzi risultano ancora più elevati:

  • Benzina: 2,076 euro/litro
  • Diesel: 2,165 euro/litro
  • GPL: 0,876 euro/litro
  • Metano: 1,609 euro/kg

Anche confrontando i principali marchi emergono differenze tra le varie compagnie, con prezzi che continuano a evolversi quasi quotidianamente.

Scattano i controlli della Guardia di Finanza

Il mancato allineamento dei prezzi ha spinto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ad attivare il Garante per la sorveglianza dei prezzi, conosciuto anche come Mr Prezzi. L’elenco dei distributori considerati a rischio è stato trasmesso alla Guardia di Finanza, che dovrà verificare eventuali irregolarità nell’applicazione dello sconto previsto dal decreto.

Secondo i dati raccolti dal Garante, su circa 20.100 impianti presenti sul territorio nazionale:

  • 2.484 distributori (12,3%) avrebbero mantenuto gli stessi prezzi praticati prima dell’entrata in vigore del taglio delle accise.
  • 684 impianti (3,4%) avrebbero addirittura aumentato i listini.

Al termine delle verifiche, gli esiti saranno trasmessi all’autorità giudiziaria.

I gestori respingono le accuse

Le principali associazioni dei gestori – Faib, Fegica e Figisc – hanno però respinto le contestazioni. In una lettera inviata al ministro Adolfo Urso, le organizzazioni hanno sottolineato come i punti vendita non determinino autonomamente il prezzo dei carburanti, ma si limitino a vendere prodotti acquistati lungo una filiera in cui le decisioni commerciali vengono prese a monte.

Sul fronte opposto, il Codacons chiede invece un’indagine approfondita per verificare eventuali responsabilità nella mancata applicazione del taglio fiscale, arrivando a ipotizzare i reati di truffa aggravata e speculazione.

La vicenda resta quindi aperta. Mentre gli automobilisti continuano a fare i conti con prezzi elevati alla pompa, saranno le verifiche della Guardia di Finanza e gli accertamenti delle autorità competenti a chiarire se il mancato recepimento dello sconto sia dovuto esclusivamente all’aumento delle quotazioni internazionali oppure se vi siano comportamenti irregolari lungo la filiera della distribuzione dei carburanti.

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