Emissioni diesel, Londra porta in tribunale Stellantis, BMW, Nissan e JLR
Transport for London ha avviato una causa contro Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan chiedendo un risarcimento di circa 1,2 miliardi di euro
Una nuova vicenda legata alle emissioni dei motori diesel potrebbe aprire un importante fronte giudiziario nel Regno Unito. Transport for London (TfL), l’autorità che gestisce il trasporto pubblico e la mobilità della capitale britannica, ha avviato una causa presso l’Alta Corte contro Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan, chiedendo un risarcimento di un miliardo di sterline, pari a circa 1,2 miliardi di euro.
Secondo TfL, alcuni veicoli sarebbero stati omologati sulla base di dati sulle emissioni non corrispondenti alle reali prestazioni su strada, con conseguenze sia economiche sia ambientali. Le aziende coinvolte, tuttavia, respingono le accuse.
Le accuse: emissioni alterate e accesso gratuito alla ULEZ
Al centro della causa vi è l’ipotesi che i costruttori abbiano utilizzato software in grado di modificare il comportamento dei motori durante i test di omologazione delle emissioni di ossidi di azoto (NOx). Secondo Transport for London, questi sistemi avrebbero consentito ai veicoli di rispettare i limiti previsti durante le prove ufficiali, salvo poi emettere quantità superiori di inquinanti nell’utilizzo reale.
Si tratta di accuse che richiamano inevitabilmente il Dieselgate esploso nel 2015, anche se in questo caso non sono state accertate responsabilità e il procedimento è ancora nelle fasi iniziali. TfL sostiene inoltre che, incrociando i dati forniti dai costruttori con quelli della Driver and Vehicle Licensing Agency (DVLA), diversi veicoli sarebbero stati classificati come conformi agli standard ambientali richiesti per circolare gratuitamente nella Ultra Low Emission Zone (ULEZ).
La ULEZ è la zona a basse emissioni introdotta a Londra nel 2019 e successivamente estesa, nel 2023, all’intera area della Greater London. I veicoli non conformi sono soggetti al pagamento di una tariffa giornaliera di 12,50 sterline (circa 15 euro) per poter circolare.
TfL chiede un maxi risarcimento
Secondo l’autorità londinese, l’errata classificazione di alcuni veicoli avrebbe comportato un doppio danno. Da un lato ci sarebbero i mancati introiti derivanti dal pagamento della tariffa ULEZ, motivo per cui viene richiesto un risarcimento complessivo di circa 1,2 miliardi di euro.
Dall’altro, TfL ritiene che il presunto mancato rispetto dei reali livelli di emissione abbia compromesso gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria nella capitale britannica, con possibili ripercussioni sulla salute pubblica. Nel corso delle udienze preliminari, i legali dell’ente hanno formulato accuse che comprendono presunte ipotesi di frode e negligenza, che dovranno essere valutate nel corso del procedimento giudiziario.
Le Case respingono ogni contestazione
I quattro costruttori coinvolti negano le accuse. Per quanto riguarda Stellantis, i legali del gruppo hanno definito le contestazioni particolarmente gravi e con possibili conseguenze molto rilevanti. Secondo la difesa, TfL non avrebbe ancora fornito elementi sufficienti per consentire all’azienda di predisporre una risposta completa alle accuse.
Nel frattempo, l’Alta Corte britannica ha respinto una richiesta avanzata da Transport for London per ottenere più tempo nella raccolta della documentazione, fissando a ottobre il termine entro cui dovranno essere notificati formalmente gli atti ai costruttori.
La vicenda è quindi ancora agli inizi e, allo stato attuale, non esiste alcun accertamento definitivo sulle responsabilità delle aziende coinvolte. Saranno i prossimi passaggi giudiziari a chiarire se le accuse formulate da TfL troveranno conferma oppure se le difese delle Case automobilistiche porteranno a un esito diverso del procedimento.