A quasi 240 km/h in autostrada, peggio che in un circuito

Controlli notturni sull'Autostrada A7 tra Cavaillon e Avignone: rilevati 181, 171 e 236 km/h. Polizia francese ha ritirato patenti e sequestrato un veicolo per eccesso di velocità

A quasi 240 km/h in autostrada, peggio che in un circuito
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Renato Terlisi
Pubblicato il 25 dic 2025

Una notte che si è trasformata in un vero e proprio bollettino di eccesso di velocità sull’autostrada A7: questo è quanto emerge dai recenti controlli messi in atto dalla polizia francese tra domenica e lunedì. Le cifre parlano chiaro e sono impressionanti: 236 km/h in un tratto dove il limite è fissato a 130 km/h, 181 km/h nei pressi di Cavaillon e 171 km/h in prossimità di Avignone. Questi episodi non solo hanno portato al ritiro patente per diversi conducenti, ma anche al sequestro veicolo, riportando al centro dell’attenzione pubblica il tema cruciale della sicurezza stradale e delle sue insidie.

Tante operazioni di controllo

Le operazioni di controllo, coordinate dalla gendarmeria, si sono intensificate proprio durante le ore notturne, un periodo in cui la percezione del rischio sembra affievolirsi tra gli automobilisti. Il primo episodio significativo si è verificato vicino all’area di sosta di Cavaillon, dove un veicolo è stato sorpreso a superare di gran lunga i limiti consentiti. Tuttavia, il caso più eclatante si è registrato nei pressi di Avignone, dove una vettura è stata intercettata a una velocità che normalmente si assocerebbe a una pista da corsa, non certo a una strada pubblica.

Attraverso i propri canali ufficiali, le autorità hanno ribadito con fermezza che l’autostrada A7 non è una pista da competizione e che tali comportamenti costituiscono un pericolo reale per tutti gli utenti della strada. Le sanzioni sono state immediate e severe: dalla sospensione della patente al sequestro veicolo, misure che rientrano pienamente nel quadro normativo francese, il quale prevede anche conseguenze penali in caso di recidiva. Il ritiro patente non rappresenta soltanto una punizione, ma anche un chiaro messaggio di dissuasione per chiunque pensi di poter sfidare impunemente le regole.

Intervento repressivo

La questione, però, non si esaurisce con l’intervento repressivo. Gli eccessi di velocità sono spesso il sintomo di una problematica più profonda e culturale, che combina la sottovalutazione del rischio, la ricerca di emozioni forti e, talvolta, la presenza di modifiche tecniche ai veicoli. La gendarmeria vede nei controlli notturni uno strumento non solo punitivo, ma anche educativo: punire l’infrazione, certo, ma soprattutto dissuadere e sensibilizzare i conducenti sui rischi legati a una guida irresponsabile.

Diversi attori si sono espressi sul tema, offrendo prospettive complementari. Le forze dell’ordine insistono sulla necessità di una prevenzione immediata e di un contrasto deciso alle condotte pericolose, mentre le associazioni per la sicurezza stradale chiedono un approccio più ampio, che integri controlli, educazione alla guida e campagne mirate ai conducenti a rischio. D’altra parte, i rappresentanti degli automobilisti sottolineano l’importanza di investimenti infrastrutturali, di aree di sosta adeguate e di una segnaletica efficace, elementi fondamentali per prevenire comportamenti scorretti e aumentare la sicurezza.

Monitoraggio continuo

Il monitoraggio sull’autostrada A7 continuerà nei prossimi giorni, con l’ausilio di rilevatori di velocità e pattuglie mobili, a testimonianza dell’impegno costante delle autorità nel contrastare l’eccesso di velocità e nel rafforzare la consapevolezza dei pericoli tra chi si mette alla guida. Gli episodi registrati tra Cavaillon e Avignone rappresentano un avvertimento concreto: la velocità, quando non viene rispettata, può trasformarsi in un attimo da semplice numero sul tachimetro a minaccia mortale per chiunque si trovi a condividere la carreggiata.

La riflessione su quanto accaduto pone nuovamente al centro il dibattito sulla sicurezza stradale e sulle strategie più efficaci per garantire una convivenza sicura sulle nostre strade. Se da un lato le misure repressive restano fondamentali per scoraggiare i comportamenti più pericolosi, dall’altro è evidente la necessità di una cultura della responsabilità condivisa, in cui ogni attore – dalle forze dell’ordine agli automobilisti, passando per le istituzioni e le associazioni – svolga un ruolo attivo e consapevole.

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