Ferrari Monza SP1: un altro premio per il design

L'esclusiva barchetta di Maranello ha ricevuto il prestigioso premio Red Dot; riconoscimento anche per il team di design guidato da Flavio Manzoni

Ferrari

Ormai fanno la collezione. La Ferrari si è aggiudicata il 14° Red Dot, uno dei più importanti premi internazionali per il design. Questa volta si tratta di un doppio riconoscimento. Infatti uno è andato alla straordinaria barchetta Ferrari Monza SP1; l’altro al team di design del Centro stile di Maranello, guidato da Flavio Manzoni. La cerimonia di consegna dei premi si terrà l’8 luglio in Germania, ad Essen. Manzoni ha commentato: “Ricevere un riconoscimento tanto prestigioso incoraggia tutti i membri del team Ferrari Design a ricercare nuovi stimoli creativi, alimentando così la passione per il nostro lavoro”.

 

Ferrari Monza SP1, premio Red Dot per il design


Ferrari Monza: SP1 ed SP2

La Ferrari è la casa che ha ricevuto il maggior numero di riconoscimenti nella breve storia del premio Red Dot, creato nel 2015. Prima della Monza SP1, il tributo è stato assegnato a FXX-K, 488 GTB, J50 e Portofino. La Ferrari Monza SP1 fa parte, insieme alla quasi gemella SP2, della serie Icona, cioè vetture speciali per collezionisti. La Monza è ispirata alle barchette degli anni ’50, la cui capostipite fu la 166 MM del 1948. Il termine barchetta è un’invenzione di Gianni Agnelli, il quale coniò l’espressione proprio osservando la 166 quell’anno al salone di Torino. Una vettura che vinse nel 1949 sia la Mille Miglia che la 24 ore di Le Mans.

La Monza SP1 è un diretto omaggio a quelle antiche e prestigiose vetture da competizione, infatti è completamente priva di parabrezza e il posto del passeggero è coperto da un tonneau. Il motore è il V12 6.5 della 812 Superfast; qui eroga 810 cavalli ad 8.500 giri. Accelerazione 0-100 in 2,9 secondi, 0-200 in 7,9 secondi, frenata 100-0 in 32 metri. Velocità massima indicata solo come superiore a 300 Km/h. L’assenza del parabrezza è compensata da un elemento brevettato chiamato “Wind Shield virtuale”; grazie a profondi studi aerodinamici e lunghi test con i collaudatori, l’aria che scorre sopra il cofano motore non va ad impattare contro la faccia del pilota. Quindi esiste a tutti gli effetti un cupolino aerodinamico, grazie alla presenza di appositi profili alari.

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