Maserati Eldorado: l'auto che ha rivoluzionato la comunicazione

Esattamente 60 anni fa la Maserati Eldorado scendeva in pista a Monza, l'auto che ha insegnato l'arte del marketing.

La storia è fatta così: senza un passato non c’è presente, figurarsi un futuro. E quella dell’automobilismo non fa eccezione, contemporanea ai grandi eventi (mal)capitati, nel bene o nel male poco importa. Alcune automobili sono state protagoniste assolute di questo o quel periodo, assecondandone la politica, il costume e in generale la società nel quale si sono sviluppate e diventate famose. Un esempio su tutti lo portano in dote Fiat 500 e 600, degne rappresentanti di un boom economico "tutto nostro", mentre i televisori con “l’allegria” di Mike Bongiorno invadevano le case degli italiani.  

E se parliamo di quegli anni, ormai magici, è impossibile non tornare anche al 1958, quando in casa Maserati nasceva, in veste di “monoposto” - la Eldorado. Un modello che in pochi ricordano, ma a cui va dato il merito di essere il protagonista del primo fenomeno di marketing “trans-settoriale” - concedeteci la forzatura linguistica. Proprio quella storica Maserati fu infatti la prima sportiva in Europa ad essere sponsorizzata da un brand, (anche se all’epoca si diceva “marchio”) fuori dal contesto automobilistico. Eldorado appunto, fabbrica di gelati confezionati.

Di fatto abbiamo a che fare con il primo caso di “sponsorizzazione moderna”, con la vettura in questione a prendere i colori istituzionali dell’azienda partner. Un qualcosa del tutto normale, oggi. Una vera e propria rivoluzione, ieri. Anche perché abbracciando la livrea Eldorado, Maserati abbandonava  quella che la Federazione Internazionale assegnava alle varie vetture in base alla nazionalità d'origine. Ma la rivoluzione non fu solo estetica, ma gettava anche le basi verso "fiumi di denaro" che inediti finanziatori avrebbero investito nel mondo del Motorsport. Compresi gli “esterni” a questo settore. 

La Maserati in questione fu richiesta dal Commmendator Zanetti, patron proprio dell’Eldorado. La sua intenzione, visionaria e lungimirante come quella di ogni imprenditore che si rispetti, fu quindi quella di promuovere il brand (marchio!) anche sui palcoscenici internazionali, portando quella Maserati a gareggiare sulle piste di tutto il mondo. La prima intenzione fu quella d’iscrivere la Maserati Eldorado al “Trofeo dei due Mondi” - una gara di 500 miglia, un po’ come quella di Indianapolis, da correre sulla pista di Monza in cui a fronteggiarsi erano i migliori piloti europei e statunitensi. Al volante della Eldorado c'era nientemeno Stirling Moss. Per la cronaca il pilota inglese si piazzò settimo, in virtù dei giri percorsi e dei piazzamenti durante le prime due manches della gara, giunto quarto e quinto - mentre nella terza, ebbe un incidente piantando la sua Maserati Eldorado contro un guardrail.  

Le caratteristiche tecniche di quella Maserati Eldorado erano oltremodo sportive. Sotto il telaio monoposto di tipo “Indy” montava un motore V8 da 4,2 litri di cilindrata per ben 410 CV di potenza. Il cambio era un manuale a due marce e la “carrozzeria” realizzata in struttura tubolare in alluminio contribuiva al peso piuma di 758 Kg. Caratteristiche che consentivano a questo piccolo gioiello italiano di raggiungere la velocità massima di 350 Km/h, in linea se non meglio con le moderne monoposto di F1.

Un modello leggendario, potentissimo e velocissimo che oggi, a sessant’anni da quella gara di Monza, torna a farsi ammirare da appassionati e non - con la sua bianca livrea originale e la carrozzeria perfettamente restaurata. Vi aspetta a Modena, al Museo Panini, ha vinto poco è vero, ma nel suo piccolo ha cambiato la storia. 

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