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Uber lavora con la NASA per i taxi volanti, prime prove nel 2020

La società di taxi condivisi stringe un accordo con l’ente spaziale statunitense: i primi taxi volanti decolleranno da Dallas nel 2020.

Uber si affida alle competenze spaziali della NASA per realizzare il sogno dei taxi volanti. Ma deve superare lo scoglio delle strettissime normative che negli Stati Uniti regolano il volo, dopo l’11 settembre.

La società dei taxi condivisi inizia con un contratto stipulato con la NASA per il volo a bassa altitudine. Contratto molto simile a quelli già stipulati tra la NASA e altre società private sin dagli anni 50. Uber testerà i primi taxi volanti a 4 posti a partire dal 2020: viaggeranno a 322 chilometri orari e decolleranno da Dallas, prima e Los Angeles, in seguito.

Jeff Holden, Chief Product Officer di Uber, spiega che “E’ un fatto che Uber è cresciuta molto. Adesso siamo una delle maggiori compagnie al mondo e quando sei un’azienda su larga scala, una compagnia globale non puoi fare le cose nello stesso modo di quando eri una startup“. Tradotto: Uber ha già preso troppe porte in faccia dai legislatori di mezzo mondo, per passare ai taxi volanti è meglio collaborare con il Governo degli Stati Uniti sin dall’inizio.


L’azienda vorrebbe lanciare il business dei taxi volanti elettrici su richiesta, che gli utenti potrebbero prenotare via smartphone proprio come oggi prenotano i taxi stradali normali. Si tratterebbe di viaggi all’interno della città, a partire dal 2023 se tutte le autorizzazioni verranno concesse senza problemi. Per ottenere questo risultato, già all’inizio del 2017, Uber ha assunto alcuni veterani della NASA: come Mark Moore e Tom Prevot, ai quali sono stati affidati rispettivamente lo sviluppo del design dei veicoli e del software di gestione del traffico aereo. Moore, in particolare, ha molta esperienza nella propulsione elettrica degli aerei.

I futuri ari taxi di Uber saranno, probabilmente, un incrocio tra un drone e un elicottero con due grandi rotori elettrici in grado di effettuare decolli verticali veloci, per poi procedere in orizzontale sopra il traffico urbano.

Il problema principale che dovrà affrontare il futuro uberAIR (così si chiamerà quasi certamente il servizio dei taxi volanti di Uber), sarà quello di gestire centinaia (e poi migliaia) di velivoli che volano sopra i centri urbani, senza interferire con le attività dei principali aeroporti.

Per far questo, Uber sta realizzando un software di gestione dei taxi volanti e ha acquistato da Boeing il mese scorso Aurora Fligth Sciences, una società che si occupa della progettazione di veicoli colanti e tecnologie di gestione dei voli. Uber ha anche firmato un contratto con alcune aziende americane come Embraer e Pipistrel Aircraft per la costruzione dei velivoli.

Infine, Uber sta lavorando con Sandstone Properties a Los Angeles per costruire sui tetti delle case delle piccole piste d’atterraggio per i suoi aerotaxi.

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